Finarte acquires Czerny’s

A merge aiming to expand the auction house’s offer on the international market through the acquisition of one of the most important realities in Europe in the Antique Arms and Militaria field.

We are proud to inform you that Finarte and Czerny’s have consolidated a partnership that began a year ago through the acquisition of the Sarzana-based auction house, one of the most important realities in Europe in the Antique Arms and Militaria field.

A new significant acquisition for Finarte, after Minerva in 2017: the aim of our auction house is to expand and widen our offer approaching the needs of an increasingly connected, aware and international public.

Finarte, driven by the ambition to regain its historical leadership among Italian auction houses, has been able to maintain a very high growth rate since its renewal. Czerny’s entry into the Group consolidates this path and lays the foundations for a new development. We must look at the internationalization of our offer. Czerny’s is a real example of it – an excellence that we respect and want to protect and cultivate. This is the reason why Czerny’s will continue to work uninterruptedlyand autonomously. We do not underestimate the synergies between the two companies, in fact, the strategic goal of this union is the adoption of each other’s ‘best practices’.

Vincenzo Santelia
Finarte’s CEO

Since 1999, Czerny’s has been a benchmark for experts and collectors of Antique Arms, a niche that includes edged weapons and firearms, armour, helmets, documents and militaria. It is a unique reality in Italy, with a large public of loyal customers throughout Europe and all over the World. The auction house joins Finarte Group with optimism and confidence in expanding its business.

Micheal Czerny, CEO and founder, says:

We are very thrilled to inform all our clients and collaborators that Czerny’s joins the prestigious Finarte Group, a unique and rapidly-expanding reality both in the Italian and European market. Our loyal collectors will find the same devotion, passion and professionalism that has always distinguished Czerny’s also in all Finarte’s departments, and we will gladly assist and advise our clients in presenting their important lots or collections to the new departments.”

Czerny’s International Auction House will remain in its historic headquarters in Sarzana, a medieval town in the heart of Lunigiana; the staff will work closely with Finarte’s team, and will continue to operate and be available in Sarzana for those people who have relied on Czerny’s to sell or buy over the years. The purpose of this acquisition is to be always closer to the clients’ needs, in terms both of offerings and logistics: Sarzana, together with Milan and Rome, will become Finarte’s third institutional location, where collectors can bring their possessions for free and private estimations.

The forthcoming auctions will be in December, in Sarzana premises.

Thursday, December 15th: Antique Arms of the Malay Archipelago
Friday, December 16th: Important Antique Arms from all over the World

100% Make-up, 100 vasi per cento autori: il progetto di Alessandro Mendini per Alessi

Nel 1992, Alessandro Mendini collaborò con Alessi per il progetto 100% Make-up: cento vasi in porcellana, ciascuno decorato da uno dei cento artisti che presero parte all'iniziativa, riprodotti in un massimo di cento esemplari per una tiratura totale di 10.000 vasi. La collezione completa verrà offerta in asta l'11 giugno e sarà possibile fare offerte sia sulla serie dei 100 vasi (lotto 0), oppure sui singoli lotti dei diversi autori (lotti 1-100)

Un’opera corale, testimonianza, grazie alle 100 decorazioni proposte da 100 angoli del mondo, delle diversità non solo del singolo individuo ma anche delle culture che rappresentano.

100% Make-up sarebbe il nome perfetto per un tutorial online di trucco, in realtà è il nome partorito, nel 1992, dalla vulcanica mente di Alessandro Mendini per la sua collaborazione con Alessi dedicata a una sezione particolare chiamata “Tendentse”. Un progetto che per le sue complessità organizzative e tecniche ha richiesto un impegno di più di tre anni e che rispecchia completamente le modalità progettuali di Alessandro Mendini: non solo un designer ma un artista totale, si direbbe “rinascimentale”.

Alessandro Mendini, 100% Make-up, The New Romantic Style. Alessi, 1992. Vasi (da sinistra a destra): n.32 Micheal Graves, n.30 Anna Gili, n.15 Nigel Coates, n. 43 Mark Kostabi

In ogni progetto del designer milanese si percepisce il divertimento e il piacere che ne hanno portato alla creazione. In particolare in 100% Make-up si comprende totalmente il suo desiderio di lavorare assieme ad altri, noti o ignoti, coordinando gruppi. Un’attività quasi più da curatore che da progettista: cos’è infatti questa operazione se non una mostra collettiva in cui le tradizionali pareti di uno spazio espositivo sono sostituite dalle forme di un vaso bianco? 100 autori tra architetti, designer, grafici, artisti e autori appartenenti a culture alternative invitati a creare il proprio “racconto visivo” per decorare ciascuno, grazie a delle decalcomanie, 100 copie del vaso disegnato da Alessandro Mendini stesso.

Alessandro Mendini, 100% Make-up, The New Romantic Style. Alessi, 1992. Vaso n. 19 Nicola De Maria

Ma perché un vaso e non una sedia, una caffettiera o una lampada?
Il vaso, come scelta di un oggetto, non è casuale. In esso coesistono le forze della terra, della materia che lo compongono, dell’acqua che aiuta a plasmarlo e del fuoco che ne rende immutabili le forme.
Protagonista sia di leggende e storie, a cominciare dal mito del vaso di Pandora, che della quotidianità dei nostri avi come recipiente per il trasporto di farine, vino, olio o acqua fino a oggetto decorativo vuoto o accompagnato da fiori e piante per la casa moderna. Il vaso accompagna quindi l’essere umano da secoli nel suo percorso lungo le vie del mondo e proprio queste sue caratteristiche di universalità e trasversalità devono essere sembrate perfette a Mendini per questo suo progetto corale di unione di persone, culture e formazioni diverse.

Alessandro Mendini, 100% Make-up, The New Romantic Style. Alessi, 1992. Vasi (da sinistra a destra): n. Guillermo Tejeda, n. 93 Mara Voce, n. 78 Ettore Sottsass Jr.

Chiedendo a ciascuno dei 100 designer, architetti, grafici e artisti, Mendini dà corpo non solo a un’operazione di design ma a una vera e propria ricerca antropologica e sociale. Un’opera corale, testimonianza, grazie alle 100 decorazioni proposte da 100 angoli del mondo, delle diversità non solo del singolo individuo ma anche delle culture che rappresentano.

Alessandro Mendini, 100% Make-up, The New Romantic Style. Alessi, 1992. Vaso n. 9 Alighiero Boetti

Scorrendo la lista dei nomi balzano agli occhi nomi di artisti come Alighiero Boetti, che approccia la decorazione come i suoi multicolori collage ottenuti sovrapponendo le immagini tratte da riviste e settimanali, o Nicola De Maria che ripropone le sue composizioni di triangoli, stelle e quadrati nei toni dei colori primari, giallo, rosso e blu fino a Carla Accardi, che elegantemente include i suoi graffiti in bianco e nero all’interno di un ovale. Il tedesco Andreas Schulze si scosta totalmente, invece, dai soggetti dei suoi dipinti trasformando il vaso in un album di famiglia con tante fotografie di parenti e amici condividendo i suoi ricordi.

Alessandro Mendini, 100% Make-up, The New Romantic Style. Alessi, 1992. Vaso n. 2 Carla Accardi

Se il musicista e compositore Brian Eno sparge archetti dorati e neri sulle superfici bianche come onde sonore, l’israeliano Yael Applefeld rende omaggio al vaso stesso rendendolo anche decorazione nella sua silhouette.
Un vaso può ironicamente essere trasformato in una forma di groviera con tanti topini che sbirciano dai fori, come ha fatto ad esempio l’architetto Massimo Mariani o essere messaggero di riflessioni come accade per opera di Philippe Starck, che disegnando alternativamente croci celtiche, stelle di david e lune crescenti, non può non rimandare alle simbologie che rappresentano.

Alessandro Mendini, 100% Make-up, The New Romantic Style. Alessi, 1992. Vaso n. 80 Philippe Starck “Mèmorie d’avant-guerre”

Tra i continenti più rappresentati l’Africa, dove il vaso tradizionalmente non aveva nessun valore decorativo ma solo funzionale, nella convinzione che avere fiori in casa potesse ad esempio attirare i serpenti. Questo non ha impedito a maestri come il congolese Cheri Samba di renderlo unico con i suoi personaggi in una narrazione vicina al fumetto, o al conterraneo Bodys Isek Kingelez di immaginarvi i suoi edifici utopici multicolori, fino all’ivoriano Frédéric Bruly Bouabré che ne usa la superficie per inquadrarvi i suoi disegni naif.

Alessandro Mendini, 100% Make-up, The New Romantic Style. Alessi, 1992. Vasi (da sinistra a destra): n.21 Emmanuel Ekefrey, n. 52 Esther Mahlangu, n. 73 Cheri Samba, n. 87 Twins Seven Seven, n. 53 Valente Malangatana

Questi sono solo alcuni dei 100 autori i cui nomi compaiono riuniti alla base di ogni vaso con il numero di tiratura. Democraticamente, infatti, le prime 100 copie di ognuno di essi furono proposte allo stesso prezzo indipendentemente dalla fama e carriera di ciascuno degli autori. Altrettanto democraticamente la richiesta del pubblico avrebbe determinato il successo di un modello o di un altro e la relativa messa in produzione in tiratura illimitata e a prezzo differenziato.

Alessandro Mendini, 100% Make-up, The New Romantic Style. Alessi, 1992. Vaso n. 89 Hilde Vemren “Odi et amo”

100% Make-up, 100 autori, 100 decorazioni, 100 vasi, un’unica grande mente dietro a tutto, quella di Alessandro Mendini che amava affermare: “Per me le superfici degli oggetti e delle architetture sono come dei dipinti” e noi come dipinti contempliamo le sue creazioni.

Filippo La Mantia “completa” la ricca asta di Vini e Distillati

La già ricca asta 25 e 26 marzo aggiunge una sezione dedicata alla Sicilia, in collaborazione con lo chef Filippo La Mantia

Donnafugata Ben Ryè

Derby delle eccellenze tra Italia e Francia in occasione della prossima asta di Vini e Distillati, che si terrà nella sede di Milano il 25 e il 26 marzo prossimi.

Un pareggio 3-3 sui top lot: per la Francia troviamo una straordinaria Jeroboam 5 Litri 1999, proprietario unico certificato e sempre conservata in cantina a temperatura controllata; un La Tache 2001 di Romanée Conti conservato con l’attenzione che merita; la Salon Le Mesnil Collection con i millesimi 2004, 2006, 2007 e il 2008 Magnum;

Lotto 1169, CHÂTEAU LAFITE ROTHSCHILD 5 LITRI, 1999 1 Jéroboam (5 litri) / OWC. Base d’asta € 6.500

l’Italia risponde con una 3 Litri di Giacomo Conterno Monfortino 2010, una straordinaria verticale di 16 annate di Sassicaia 2002-2017, e pareggia con la rara Collezione Ornellaia 2012-2015 nella sontuosa confezione originale.

 

Lotto 2028, GIACOMO CONTERNO MONFORTINO RISERVA 3 LITRI
2010 1 DMg / OWC. Base d’asta € 6.000

Cosa si può aggiungere a una proposta che presenta i più grandi vini del mondo da Francia, Italia, USA e Nuovo Mondo?

Grazie alla collaborazione con Filippo La Mantia, Finarte presenta una sezione dell’asta dedicata alla Sicilia, un territorio di tradizione antichissima che da alcuni anni vive un momento di grande splendore. In un numero limitato di lotti esclusivi verrà presentata una significativa antologia della produzione dell’isola: i grandi Marsala di Marco de Bartoli, gli straordinari vini dell’Etna, con gli interpreti più prestigiosi come Tenuta delle Terre Nere e Franchetti, il Donnafugata Ben Ryé, probabilmente il più grande passito d’Italia, che porta il nome di Pantelleria in tutto il mondo, i grandi Nero d’Avola di Gulfi e Duca di Montalbo e gli straordinari rossi di Palari, Messina.

I lotti della sezione La Mantia verranno battuti giovedì 25 marzo, al termine della sezione dell’asta dedicata ai lotti da collezioni private, come ideale ponte verso il 26 marzo, dove invece saranno protagonisti preziosi vini da grandi mercanti internazionali.

 

Catalogo online

Cognac and Armagnac, two nectars of France loved by connoisseurs (and not only)

We could ironically call them "the cousins of France": both are brandies and owe their name to the regions of origin of the grapes used for their production, Northern France for Cognac and Gascony for Armagnac. Let's discover their characteristics with some lots from the upcoming Wines and Spirits auction – 25th and 26th of March.

If cognac is defined by connoisseurs as the distillate of silk, armagnac is the velvet one.

Alcoholic distillates can be considered as members of a big family. Among them, closer relatives can be found: such is the case with cognac and armagnac, which could be ironically called “the cousins of France”.
Both are brandies and they are named after the regions of origin of the grapes used for their production, respectively Northern France for cognac and Gascony, in the south-west of France, for armagnac.

Besides the country of origin, another common point is the grape used, mainly Ugni Blanc, very similar to the Italian Trebbiano, sometimes blended with Colombard or Folle Blanche grapes. They are all white grapes harvested before the complete maturation and used to make light and scarcely aromatic wines, with low alcohol by volume (ABV) and strong acidity; characteristics which contribute to the production of excellent cognacs and armagnacs.

Lot 2338, Jean Grosperrin Cognac Collection: Bons Bois 1944, Bons Bois 50 ans, Des Borderies 1961, Fins Bois 1968, Fins Bois 1972, Fins Bois Origine Rateau, Grande Champagne 1971, Petite Champagne 1962, Petite Champagne 1958. Starting bid € 2.400

Cognac is a wine brandy having a delicate and refined taste with definite floral aromas and an alcohol by volume of about 40°. Its production was regulated by a treaty dated back to 1909, the same treaty by which it was decided that only brandies coming from the Cognac region could have this name. All the other similar products have the more general denomination of brandy.

There are six recognized production/crus zones in the region:

Grand Champagne, which gives life to the finest cognacs

Petite Champagne AND La Borderies, with distillates having a more floral aroma

Fin Bois, area gives the most fruity aromas cognacs

Bon Bois and Bois Ordinaries, that we could call the “basics”

The grapes are harvested within September 29, coinciding with the feast of St. Michael, while the “discontinuous” distillation uses alembics called “marentais” and is necessarily performed within March 31 of the year following the harvest.

Lot 2342, Selection of Jean Grosperrin Cognac: Des Borderies 1961, Petite Champagne 1962, Grande Champagne 1971, Fins Bois 1972. Starting bid € 750

The must obtained from grapes undergoes a first boiling of about eight hours, followed by a cooling phase and a second boiling of about twelve hours, during which both the head and the tail are dropped in order to keep the heart of the product. The obtained distillate will then age for a minimum of 30 months to a maximum of 30 years in large oak casks.

The cognac that reaches our palates is not directly drawn from the casks. The most important phase is, in fact, the one in which the maitre de chai blends and dilutes different vintages in order to obtain a harmonic bouquet as well as to lower the ABV which, out of the alembics, ranges between 63° and 72°, much more than the 40° of commercialization.

Lot 2346, Jean Grosperrin Cognac Bons Bois, 1944. Stima € 450

The fact of being a blend of grapes harvested and distilled in different years is the reason behind the absence of vintage indication on cognac’s labels (with the exception of vintage cognac, for which the year of production and/or bottling is declared). Broadly speaking, in order to identify the quality of the bottle, abbreviations are used:

VS (very special) or *** (trois etoiles): the youngest brandy used for blending is aged for at least two years

VSOP (very old pale); VO (very old); Réserve: the youngest spirit used for blending has at least four years of ageing

Vielle Reserve; Grande Réserve; Vieux; XO (extra old); Napoleon: the youngest spirit used for blending has at least six years of ageing

Lot 1208, Hennessy Fine Champagne Cognac,  year 70/80. Starting bid € 100

Cognac has great ageing potential. Hence, it is possible to find and appreciate centenarian cognacs such as the rare Rouyer Guillet Reserve de l’Ange 1865 Vintage (Lot 1207). Secrets for making the perfect cognac are jealously kept by some families which hand down knowledge from generation to generation. Producers as Jean Grosperrin and Hennessy – created in 1745 by the Irish Jean Hennessy – represent two of the most iconic and distributed brands in the world.

 

Lot 2327, Delord Bas Armagnac Reserve, 1893. Starting bid € 1.800

If cognac is defined by connoisseurs as the distillate of silk, armagnac is the velvet one. Recognized as the most ancient distillate of France, armagnac therapeutic properties are cited for the first time in a document dating back to 1310, wrote by an abbot of the Eauze monastery, in the heart of its production area.

The official production area of armagnac is tiny, being exactly half of its northern cousin:

Bas Armagnac, a territory characterized by siliceous and sandy soils, the armagnac of the area has a higher finesse and floral tones and it is the most valued one;

Tenareze, where distillates have a vague scent of violet and for some organoleptic characteristics are destined to long periods of ageing;

Haut- Armagnac, from which come the less valuable distillates.

The real difference with cognac is the type of distillation used for its production. Unlike cognac, armagnac is a single-distilled in continuous copper column stills. Therefore, the must goes through a single process of heating and “purification” before going to rest for at least three years in large casks of oak.

Lot 2326, Darroze La Bataille Bas Armagnac, 1945. Base d’asta € 250

At the end of the distillation process, the ABV of the armagnac is between 52° and 60°, much lower than the 63°-72° of cognac. This allows armagnac to retain in a more defined way its aromatic substances.

Furthermore, this characteristic allows the commercialization of a type of Armagnac that could be defined as pure, with a bottling ABV close to the one of the liquid poured out of the cask after ageing: between 45° and 49°, called Brut de Fût, one of the most valued and sought-after by connoisseurs.

As opposed to cognac, armagnac is less frequently made up of a blend of different vintages. For this reason, it is less rare to find bottles that show the year of production. Otherwise, as happens for cognac, designations on the label indicate the minimum ageing of the nectar:

  • Trois Etoiles, VS, with bottle aging of at least one year;
  • VO, VSOP, Réserve, with ageing of at least four years;
  • Extra, Hors d’age, Napoleon, XO, Vieille Reserve, aged at least five years.

During the centuries, armagnac has continued to remain a craftsmanship-oriented production which did not allow industrialized commercialization. Some local producers perfectly exemplify this tendency: Delord, a distillery founded in 1893 by Prosper and whose techniques used for the creation of armagnac have remained the same from generation to generation, or Darroze branded products.

Lot 2337, Delord Bas Armagnac Reserve Magnum, 1962. Starting bid € 400

As for every liquid work of art, learning the origins and the characteristics of the spirits is just the beginning. To deeply grasp the history, tradition and essence of cognac and armagnac, tasting is the way: bottle at room temperature, a tulip-shaped glass to be filled up for one-third… now gently sniff, lose yourself in the nectar’s aromas, let them invade your mind. Sip and allow all the fragrances to explode in our mouth.

Online catalogue

Le 13 opere di Palazzo Torlonia in un’asta a tempo

Un unico lotto per i dodici affreschi e le due formelle in gesso riconosciuti di eccezionale interesse storico-artistico e che, proprio per la loro importanza, verranno offerti in asta senza alcuna commissione d'acquisto.

SCUOLA ITALIANA SECOLO XIX (tradizionalmente attribuito ad Alessandro Bombelli) - La Geografia (dettaglio)

I dodici affreschi e le due formelle in gesso, provenienti dal demolito palazzo Torlonia in piazza Venezia a Roma, sono stati riconosciuti di eccezionale interesse ai sensi dell’art. 10, comma 3, lettere d) ed e) D.Lgs. n. 42/2004 e pertanto soggetti ad avvio di procedimento di notifica in blocco da parte della Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma in una comunicazione alla casa d’aste, datata 22 febbraio 2021.

Le opere, offerte nell’asta Incanti d’arte dello scorso 23 febbraio, sono state ritirate dalla vendita a seguito della notifica ministeriale e vengono ora riofferte in un’asta a tempo, esclusivamente online. Data la straordinaria rilevanza storico-artistica della serie dei beni, non verrà applicata alcuna commissione d’asta all’acquirente. La stima è di 60.000 – 100.000 € e sarà possibile fare offerte online per una settimana, fino a giovedì 11 marzo alle ore 14.

La storia degli affreschi di Palazzo Bolognetti-Torlonia

Facciata di Palazzo Torlonia

Facciata di Palazzo Torlonia

Nel XIX secolo, Palazzo Bolognetti-Torlonia in Piazza Venezia dove oggi sorge il Vittoriano, era considerato uno dei luoghi più vivaci di Roma: acquistato nel 1807 da Giovanni Raimondo Torlonia, nobile e banchiere italiano, divenne in breve uno dei palazzi più amati dal bel mondo romano, nonché scrigno di opere d’arte e decorazioni eseguite dai migliori nomi dell’epoca. Gioiello della corona nella collezione dei principi di origine francese era l’Ercole e Lica di Canova, capolavoro dello scultore oggi custodito presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.

Nel 1829, Alessandro Torlonia, il terzogenito di Giovanni, ereditò il palazzo e ordinò agli artisti più rinomati dell’epoca di cimentarsi in una tecnica in disuso da tempo, il buon fresco, per la decorazione di tutte le sale e gli ambienti dell’edificio, sotto la guida dell’architetto Giovanni Battista Caretti.

Stendhal, in visita a Roma, celebrò le decorazioni e le feste di Palazzo Torlonia nel suo Promenades dans Rome del 1829: “I balli del Principe Torlonia in Roma sono superiori a quelli che dava Napoleone I. […] I quattro lati del cortile del suo palazzo sono occupati da magnifiche gallerie che comunicano con più saloni vastissimi nei quali si balla. I migliori pittori viventi, come Palagi, Camuccini, Landi, li hanno dipinti. […] Le feste dei Torlonia sono più belle di tutte quelle dei sovrani d’Europa.” 

Agli artisti citati da Stendhal ne vanno aggiunti tanti altri, tra cui Bartolomeo Pinelli, Bertel Thorvaldsen, Francesco Coghetti, Filippo Bigioli… Le decorazioni da loro realizzate per la prestigiosa committenza finirono purtroppo in parte con l’essere distrutte assieme al Palazzo nel 1903 ma alcune di queste vennero invece salvate, come nel caso degli affreschi, che furono acquistati dall’antiquario napoletano Francesco Tancredi ed entrarono poi a far parte della collezione della contessa Amalia Canonica, amica e fidata collaboratrice di Laetitia di Savoia Bonaparte duchessa di Aosta.

Asta a tempo, fino all’11 marzo – ore 14

La rarità dell’insieme delle opere Torlonia ed il suo valore di testimonianza di un’epoca hanno contribuito ad animare l’opinione pubblica e a destare molto interesse per la vendita di Finarte.

Il Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo ha giudicato di eccezionale interesse il gruppo, come riportato nella motivazione del provvedimento di vincolo del 22 febbraio 2021: “L’asta in oggetto […] riporta in luce alcuni esempi significativi [degli affreschi e dei rilievi Torlonia] che, pure nella loro frammentarietà, documentano una fase particolarmente importante della storia delle arti figurative romane del XIX secolo.”  

Nel rispetto delle scelte della Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma, gli attuali proprietari, a cui sono giunte per successione ereditaria le opere della contessa Canonica, hanno deciso, concordemente con la casa d’aste, di offrirle il lotto unico al pubblico incanto.

Partecipa all’asta

Palazzo Bolognetti-Torlonia, lo scrigno di opere d’arte del bel mondo romano

Nell'800, Palazzo Bolognetti-Torlonia divenne uno dei luoghi più vivaci di Roma e furono numerosi i grandi artisti che ne decorarono le sale. Un significativo nucleo di affreschi provenienti dal palazzo andrà in asta il prossimo 23 febbraio in occasione di Incanti d'Arte.

Piazza Venezia, dominata dalla mole del Vittoriano, è senza dubbio uno dei luoghi rappresentativi di Roma. Liberata dall’ombra delle adunate di fronte al balcone di Palazzo Venezia il suo fulcro visivo è tornato l’Altare della Patria e l’antistante crocevia di ben cinque strade e tre rioni. È stata immortalata in innumerevoli pellicole italiane e internazionali, a partire da Vacanze Romane, forte di una prospettiva ariosa e monumentale che ne fa una delle piazze più ampie del centro storico.


 

Eppure, l’aspetto di questa piazza è relativamente recente e dovuto proprio all’erezione del Vittoriano, che con le sue proporzioni maestose richiese un adeguato spazio di rispetto. Così Giuseppe Sacconi, architetto dell’Altare della Patria, predispose un sostanziale ampliamento e rimaneggiamento della piazza preesistente. Un intervento che, come tanti altri realizzati a seguito della trasformazione di Roma in capitale del Regno d’Italia, mutò per sempre l’aspetto dell’area, cancellandone però purtroppo anche parte delle stratificazioni storiche. E proprio quest’anno, il 4 novembre prossimo, ricorrerà il Centenario del Milite Ignoto.

 

Uno scorcio da Piazza Venezia, guardando verso l'Altare della Patria da Nord-Ovest - via Wikipedia

Uno scorcio da Piazza Venezia, guardando verso l’Altare della Patria da Nord-Ovest – via Wikipedia

A fare le spese di questa revisione urbanistica furono diversi palazzi dalla lunga tradizione, come la Casa di Giulio Romano, principe dei discepoli di Raffaello, in via Macel de’ Corvi 88 o come quello dove visse e morì Michelangelo nell’adiacente e ormai scomparsa Piazza Macel de’ Corvi.

Ma la “vittima” forse più clamorosa fu il seicentesco Palazzo Bolognetti-Torlonia: acquistato da Giovanni Raimondo Torlonia nel 1807 era divenuto, proprio sotto la nobile famiglia, uno dei luoghi più vivaci del bel mondo romano nonché scrigno di opere d’arte e decorazioni eseguite dai migliori nomi. Gioiello della corona nella collezione dei principi di origine francese era l’Ercole e Lica di Canova, capolavoro dello scultore oggi custodito presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Esposta in una galleria al primo piano progettata dal Canova stesso, che predispose anche le illuminazioni più adatte, la scultura rappresentava un primo, eccezionale assaggio alla collezione.

Facciata di Palazzo Torlonia

Facciata di Palazzo Torlonia

Giovanni Torlonia e il figlio Alessandro che ereditò il palazzo nel 1829 vollero infatti che la loro residenza fosse arredata e decorata con uno sfarzo e un lusso pari solo a quello dispiegato nelle loro invidiate e frequentatissime feste. Stendhal, in visita a Roma, celebrò entrambe nel suo Promenades dans Rome del 1829:

I balli del Principe Torlonia in Roma sono superiori a quelli che dava Napoleone I. […] I quattro lati del cortile del suo palazzo sono occupati da magnifiche gallerie che comunicano con più saloni vastissimi nei quali si balla. I migliori pittori viventi, come Palagi, Camuccini, Landi, li hanno dipinti. […] Le feste dei Torlonia sono più belle di tutte quelle dei sovrani d’Europa.

Agli artisti citati da Stendhal ne vanno aggiunti tanti altri, tra cui Bartolomeo Pinelli, Bertel Thorvaldsen, Francesco Coghetti, Filippo Bigioli… Le decorazioni da loro realizzate per la prestigiosa committenza finirono purtroppo in parte con l’essere distrutte assieme al Palazzo e, qualora salvate appena in tempo dalle demolizioni, disperse.

Interni di Palazzo Torlonia

Interni di Palazzo Torlonia

Appare quindi particolarmente interessante e significativo il nucleo consistente di affreschi staccati provenienti da Palazzo Bolognetti-Torlonia che Finarte offrirà all’interno dell’asta Incanti d’Arte il 23 febbraio. Affreschi opera fra gli altri di Coghetti e Bigioli che nei primi del ‘900 entrarono a far parte della collezione della contessa Amalia Canonica, che fu amica e fidata collaboratrice di Laetitia di Savoia Bonaparte, duchessa di Aosta.

Francesco Coghetti "Mercurio trasporta in cielo Psiche", affresco riportato su tela, senza cornice cm 294,5 x 163

Lotto 12, Francesco COoghetti, Mercurio trasporta Psiche sull’Olimpo. Stima € 5.000 – 8.000

Non a caso nella Capitale all’aristocrazia romana, strettamente legata al papato, si sostituì proprio a inizio XX secolo quella legata al Regno d’Italia e ai Savoia, come testimoniano appunto le vicende di Piazza Venezia. Gli affreschi staccati dalle pareti del Palazzo si affiancano così ad arredi e dipinti acquistati direttamente dalla contessa, come le opere di Paolo Gaidano, pittore che di donna Amalia condivideva le origini piemontesi. Gaidano realizzò per la contessa degli affreschi per il santuario del Sacro Cuore a Bussana, vicino Sanremo, di cui verranno presentati in asta alcuni cartoni.

Lotto 38, Paolo Gaidano, Angelo con la Veronica; Angelo con grappolo d’uva; Angelo con la Croce; e Angelo con spighe. Stima € 500 – 1.000

L’asta di Incanti d’Arte si viene così a configurare, grazie alla collezione Canonica, come testimonianza di questa ideale continuità di gusto e amore del bello, di vicende private e Storia, tradizione sabauda e romana.

Catalogo online

Gli smeraldi, pietre uniche che si adattano perfettamente a ogni gioiello

Finarte, grazie ai suoi esperti, certifica la qualità delle pietre e dei gioielli in asta e lo dimostrano gli ottimi risultati raggiunti da alcuni pezzi con smeraldi di altissimo pregio.

Nel 1984, un giovanissimo Michael Douglas impersonava l’avventuriero alla ricerca di una fantomatica pietra verde e, alla fine della pellicola e dopo mille peripezie, oltre all’agognato minerale conquistava il cuore della bella scrittrice di romanzi interpretata da Kathleen Turner. Il film era All’inseguimento della Pietra Verde, primo della fortunata trilogia di Robert Zemeckis. In questo film si evince una cosa: a essere preziosi non sono solo i diamanti. L’elemento scatenante di tutta l’avventura era, infatti, uno smeraldo di dimensioni spropositate.

La pietra verde per antonomasia è conosciuta e apprezzata da secoli. Ad esempio, miniere storiche situate in Egitto permettevano a Cleopatra di adornarsene e di farne dono con la sua immagine scolpita ai suoi più alti dignitari.

Per il buddismo il minerale è la perfetta rappresentazione della saggezza, dotato di particolari poteri rilassanti legati alle sue mille sfumature di verde.

Smeraldi (foto via <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Smeraldo" target="_blank">Wikipedia</a>- Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported)

Smeraldi (foto via Wikipedia– Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported)

Tecnicamente lo smeraldo è una pietra ascrivibile alla famiglia dei berilli, da cui si discosta solamente per la presenza, nella sua composizione, di un’impurità, il cromo, che poi è proprio l’elemento chimico che ne determina la particolare colorazione.

Gli smeraldi sono unici, non ne troverete mai due uguali. Questo a causa dei particolari processi geologici che sono alla base della loro creazione, che forzando la coesistenza di elementi normalmente non compatibili tra loro, determinano la presenza di inclusioni e fratture. Imperfezioni dalle particolari forme che ricordano delle piante e che vengono comunemente definite jardin.

Giardini virtuali che per lo smeraldo sono determinanti per svariati motivi. Innanzitutto, perché la loro maggiore o minore presenza e, di conseguenza, la trasparenza della pietra influiscono sulla sua qualità. Nella formula, più alto e uniforme è il grado di trasparenza, maggiore è il valore.

In secondo luogo, dalla forma di queste “imperfezioni” è possibile risalire alla regione di provenienza. Ad esempio, le pietre più belle e dal colore più puro e brillante sono originarie della Colombia, ma centri di produzione sono situati anche in Brasile, in Pakistan e più recentemente in Africa, nelle regioni dello Zimbabwe e dello Zambia.

Infine, il jardin determina anche il taglio e la lavorazione della pietra. Il taglio classico, infatti, a gradini con forma rettangolare, quadrata o ottagonale, è stato ideato proprio per ridurre al minimo le interferenze delle imperfezioni nella visione della pietra ed esaltarne le peculiarità tonali alla luce.

Spesso, per migliorarne l’aspetto, queste bellissime pietre possono essere sottoposte a trattamenti a base di oli naturali o sintetici per colmare le fratture presenti; interventi che devono essere obbligatoriamente reversibili e non coloranti per non alterare le caratteristiche naturali.

Finarte, grazie ai suoi esperti, è la prima a certificare la qualità degli smeraldi e gioielli proposti in asta.

Lo dimostrano gli ottimi risultati raggiunti nell’asta dell’autunno scorso da alcuni pezzi con degli smeraldi di altissimo pregio. Ad esempio, il lotto 674: orecchini in oro bianco, diamanti e smeraldi colombiani di ct 17,68 e 17,32 venduti per € 49.800; o il lotto successivo, il 675, un anello in oro bianco abbellito da uno smeraldo colombiano di taglio quadrato a gradini di ct 15,23 venduto a € 23.800.

Lo smeraldo è una pietra che si adatta perfettamente a ogni tipologia di gioiello, che sia anello, spilla o collana, come ad esempio quella al lotto 714 in oro, diamanti taglio brillante e tre gocce cabochon di smeraldo venduta a € 15.100.

Questo perché se un diamante è per sempre, leggenda vuole che lo smeraldo sia la pietra dell’amore e che sia sufficiente bisbigliargli il nome della persona desiderata per conquistarla. Provare per credere… o, nel peggior dei casi, consolarsi con un bellissimo gioiello con smeraldo.

Vendi con noi

Il dipartimento sta selezionando beni preziosi da includere nelle prossime aste. Gli esperti sono disponibili su appuntamento, per stime e consulenze gratuite e confidenziali.

Il lato nascosto di Mario Schifano

Nel suo atelier di Via delle Mantellate a Trastevere, Mario Schifano dedicò una parete al free climbing, personalizzandola con la sua pittura e trasformandola così in una vera e propria opera d’arte. Quella parete di sei metri, che rivela un lato poco conosciuto dell'artista, andrà in asta il prossimo 18 dicembre a Roma.

Ricercando online i ritratti fotografici di Mario Schifano si vede comparire un uomo magro e slanciato, di media altezza, dalla fronte alta con un ciuffo di capelli che, con l’avanzare degli anni, cresce smisuratamente, forse per nascondere una calvizie anche lei in divenire. Pochi sorrisi tiratissimi e forzati, ma uno sguardo perennemente malinconico che buca lo spettatore, sembra quasi pretendere anche da noi che l’osserviamo dopo anni delle scuse per averlo interrotto nella sua pratica più amata: la pittura.

Comprensibilmente irritato quando, come afferma il critico d’arte Flaminio Gualdoni, nelle sue vene non scorreva sangue ma colori. L’immagine di un uomo “normale” che riusciamo a raffigurarci sempre e solamente nel suo studio a dipingere.

Quindi grande è lo stupore nel vedere alcune fotografie, proprio del suo studio, con una parete da free climbing montata a testimoniare un lato inaspettato di Mario Schifano, quello sportivo e appassionato di arrampicata. Sicuramente questo lato “nascosto” non avrebbe creato nessuna reazione in Goffredo Parise e Enzo Siciliano, i due scrittori amici dell’artista che lo descrivevano spesso come “un piccolo puma” e “un gatto smorfioso”, dotato dunque di quell’agilità nervosa alla base proprio di quest’attività sportiva.

Lo studio di Mario Schifano in via delle Mantellate con la parete

Una parete da free climbing di sei metri personalizzata dallo stesso Schifano che l’ha resa, così, una vera e propria opera d’arte, come tutto quello che passava sotto la combinazione del suo estro creativo e delle sue mani. Quale soggetto migliore allora se non la raffigurazione di un paesaggio montano o il ritratto “anemico” di una montagna dettati dalla propria memoria: due casette dal tetto rosso sorgono alla base di una cima altissima e innevata, la prima ha delle ampie vetrate per godere del paesaggio. Alla sua sinistra uno strano tondo giallo con al suo interno dei pois azzurri più piccoli, un gioioso cespuglio fiorito.

 

Una pittura all’apparenza elementare, quasi fanciullesca, dotata però di una forza unica che non può lasciare indifferenti nella sua capacità di comunicare l’essenza stessa delle cose e per questo comprensibile da ogni essere vivente sul pianeta e che ha caratterizzato la sua produzione fin dagli esordi alla fine degli anni Cinquanta. Una qualità unica nelle opere di Mario Schifano, un pittore sicuramente non per necessità ma per vocazione e istinto naturale.

MARIO SCHIFANO, Parete per Free climbing, 1993

Partecipando il 18 dicembre all’asta di Moderno e Contemporaneo di Finarte e aggiudicandovi questa parete da free climbing del 1993 non entrereste, quindi, in possesso solamente di un’opera di Mario Schifano, ma anche di un vero e proprio “pezzo” della sua vita.

Asta di Arte Moderna e Contemporanea: 7 capolavori su cui investire

Dalla figura umana al concettuale, dall’optical art al graffittismo, l’asta di Arte Moderna e Contemporanea è pronta a soddisfare ogni vostro desiderio da collezionisti.

Che amiate la figurazione o l’astrazione, che collezionate dipinti o sculture, l’asta di Finarte di domani 22 ottobre 2020 è l’occasione giusta per far entrare un nuovo capolavoro dell’arte nelle vostre case.


Lotto 1
MARIO SIRONI, Due figure

Ampia e varia la scelta di opere: a partire dal lotto numero 1, Due figure di Mario Sironi, una tecnica mista su carta applicata su tela, è un susseguirsi di maestri e di movimenti artistici italiani e internazionali, un vero e proprio spaccato della Storia dell’arte.

Scheda completa dell’opera

STIMA € 1.500 – 2.000


Lotto 19
ANTONIO CALDERARA, Carmela

 

Tra le opere ne spiccano alcune, come Carmela al lotto 19, un olio su tela di Antonio Calderara (€12.000-14.000). Un intenso ritratto della moglie realizzato da uno dei maestri dell’astrazione italiana, famoso per i suoi monocromi e i dipinti tono su tono dalle tinte pastello, che dimostra in quest’opera di conoscere a fondo le lezioni del realismo.

Scheda completa dell’opera

STIMA € 12.000 – 14.000


Lotto 91
LUCIO FONTANA, Crocifisso

 

Non ha bisogno di presentazioni Lucio Fontana, artista acclamato a livello internazionale, la cui rivoluzione in campo pittorico a base di “tagli” è nelle pagine di tutti i manuali d’Arte. Al lotto 91 troviamo un suo Crocifisso in ceramica del 1951 (€ 60.000-80.000). Come in pittura, anche in scultura l’artista ha saputo trovare una propria via di ricerca in cui la creta sembra essere modellata per strappi, in un unico gesto violento e immediato. Le immagini, pur essendo perfettamente riconoscibili, risultano quindi nella loro essenza e linee di forza.

Scheda completa dell’opera

STIMA € 60.000 – 80.000


Lotto 106
ARNALDO POMODORO, Sfera

 

Da un artista a tutto tondo a uno scultore che ha fatto del bronzo la sua materia d’eccellenza, al lotto 106 ci accoglie Arnaldo Pomodoro con una delle sue famose Sfere, datata 2003-2004 e stimata € 180.000-220.000, ha un diametro di cm 40 e racchiude in sé la bellezza di tutte quelle opere monumentali dell’artista che adornano tante piazze e angoli del mondo da Milano a Honolulu, da Chicago a San Paolo del Brasile. Pomodoro squarcia la superficie di una sfera perfetta per mostrarcene i suoi meccanismi interni e le sue architetture. Ci insegna che dietro ogni cosa, anche la più semplice, si può nascondere molto altro: la complessità del mondo.

Scheda completa dell’opera

STIMA € 180.000 – 220.000


Lotto 169
VICTOR VASARELY, FFIA

Le geometrie interne della sfera di Pomodoro sembrano essere poi fuoriuscite per andare a depositarsi sul lotto 169, FFIA di Victor Vasarely (€ 30.000-40.000). Un collage del 1964 in cui uno dei padri fondatori dell’Op Art riflette sull’interazione tra loro di colori come il rosso, il verde, il lilla, l’azzurro, ecc… con 289 combinazioni diverse. Duecentoottantanove percezioni differenti per occhio. Un’opera che per volere del suo autore non vuole essere solo bella ma anche scientificamente ineccepibile e utile per lo studio delle cromie.

Scheda completa dell’opera

STIMA € 30.000 – 40.000


Lotto 205
GIANFRANCO BARUCHELLO, Ma se persino l’ossimoro!

Al lotto 205 ci accoglie l’affermazione Ma se persino l’ossimoro! di Gianfranco Baruchello, una tecnica mista su alluminio del 1969 (€ 6.000-8.000). Un’opera riconoscibilissima dell’autore toscano, fatta di micro disegni, parole, linee e frecce; diagrammi che dialogano tra loro e che sembrano essere una trasposizione diretta del flusso di coscienza e pensieri dell’artista e delle sue riflessioni sulla società e le sue componenti. Immagini che a volte appaiono discordanti tra loro ma che, d’altronde, Baruchello stesso ci invita nel titolo a leggere come ossimori: figure retoriche per cui vengono accostate due parole che esprimono concetti contrari. I quadri di Baruchello sono come tavole didattiche, opere di un artista “maestro”.

Scheda completa dell’opera

STIMA € 6.000 – 8.000


Lotto 205
SALVO, Ottomania

Se Baruchello astrae il mondo nelle sue componenti, l’artista siciliano ma torinese d’adozione Salvo nei suoi dipinti astrae angoli di mondo come Ottomania al lotto 236 (€ 8.000-12.000).

Un olio su tela in cui è raffigurato un edificio orientaleggiante circondato da alberi dalle forme sinuose su un terreno vista mare. Sicuramente non un paesaggio reale, l’artista nato come concettuale applica alla pittura le stesse ricerche che aveva intrapreso nel linguaggio, regalandoci quindi non un’immagine ma un’idea.

Scheda completa dell’opera

STIMA € 8.000 – 12.000


Catalogo completo

Un’opera iconica di Obey in asta il 22 ottobre da Finarte

Mercoledì 21 ottobre 2020 dalle 17:00 alle 20:00, St Mark's Square Venice di Obey sarà visibile, su appuntamento, presso la sede milanese di Via Paolo Sarpi 6

Come ci sono artisti e artisti, allo stesso modo esistono graffitisti e graffitisti. Se osservando i lavori di uno dei primi e massimi esponenti del graffitismo, Keith Haring,  ci si rende conto che i suoi “nuclear boys” sono il gesto liberatorio e immediato di un genio del disegno che con i suoi dinamici personaggi ha deciso di condividere con il mondo un po’ della sua gioia di vivere e spensieratezza liberandoli nelle metropolitane, nelle periferie e nei palazzi del mondo.

Guardando le opere di un altro maestro dell’arte di strada come Shepard Fairey, conosciuto anche come Obey, appare evidente come le sue opere siano invece profondamente studiate e meditate con moltissimi riferimenti culturali, dalla storia dell’arte alle dinamiche del mondo della comunicazione. Innanzitutto, la scelta della tecnica dello stencil e del manifesto per i propri interventi, che per volontà dell’artista americano vuole rimandare sia alla cartellonistica pubblicitaria che all’uso che ne hanno fatto spesso i regimi per la divulgazione delle proprie ideologie. 

Obey si appropria dell’estetica e dei soggetti di questi materiali e li fa propri con dei minimi interventi per capovolgerne letteralmente il messaggio. Un esempio perfetto è la guerrigliera vietnamita, soggetto utilizzato spesso dall’artista, che se all’origine poteva essere un invito ad arruolarsi imbracciando le armi, nelle opere dello Street Artist, con quella rosa rossa che sbuca dalla canna del fucile, diviene invece un messaggio di pace.

Immagine iconica di Obey che è presente anche in St. Mark’s Square Venice, monumentale opera (quasi 6×9 metri) che verrà battuta all’asta il prossimo 22 ottobre.

Realizzata da Obey nel 2009 su invito della SMS Venice Foundation per una raccolta fondi per la salvaguardia del patrimonio artistico e architettonico della città lagunare ed esposta su un’impalcatura a Piazza San Marco – da cui il titolo – l’opera racchiude in sé tanti degli elementi della poetica dell’artista.

Oltre alla “soldatessa” compare, infatti, in primo piano un’altra delle figure preferite dall’artista: l’attivista degli anni Settanta, Angela Davis, famosa, oltre, che per la sua capigliatura a “casco”, per il suo impegno per il riconoscimento dei diritti degli afroamericani.

Sullo sfondo invece, in dimensione ridotta, altri famosi manifesti dell’artista: dalle tre braccia con mitragliatori inneggianti al cielo con rose nella canna alla donna velata, da POWER & EQUALITY a Andre the Giant, ritratto del famoso wrestler e primo soggetto di successo nelle affissioni di Obey.

Un artista di “strada” colto che non solo cita personaggi e iconografie della storia moderna, ma che per l’estetica della propria opera fa suoi gli insegnamenti dei costruttivisti russi come El Lissitzky, basati sull’uso del rosso e del nero, linee semplificate e campiture piene.

Come si suol dire: “Il fine giustifica i mezzi” e Fairey ne fa suoi molti per riuscire a raggiungere più persone possibili e trasmettere i suoi messaggi di pace e uguaglianza.

Come sempre “PEACE & LOVE”.


“St Mark’s Square, Venice”: l’esposizione esclusiva dell’iconica opera di Obey

L’opera St. Mark’s Square di Obey, realizzata per Piazza San Marco, andrà in asta il 22 ottobre. Vi offriamo l’occasione imperdibile di vederla in anteprima gratuitamente mercoledì 21 ottobre 2020 dalle 17:00 alle 20:00 (ma solo su appuntamento).