Il dipinto di Maso torna a Firenze

L’Ascensione di Cristo di Maso da San Friano è stato presentato ieri alle Gallerie degli Uffizi. Il bozzetto del manierista fiorentino torna a Firenze, dopo l’acquisto in asta da parte dell’Associazione Amici degli Uffizi.

Siamo molto orgogliosi di comunicarvi che da ieri, 13 luglio 2022, l’opera di Maso da San Friano, “Ascensione di Cristo con la Vergine, gli Apostoli e le Sante Agnese ed Elena”, battuta in asta lo scorso 31 maggio a Roma, farà ufficialmente parte della collezione della Galleria degli Uffizi.

L’opera, definita da direttore degli Uffizi Eike Schmidt come “una meraviglia della pittura fiorentina del Cinquecento” torna quindi a Firenze, dopo essere stata conservata per lungo tempo in una collezione privata bergamasca: la tavola nasceva infatti come studio preparatorio per la pala d’altare della chiesa di Santa Maria del Carmine.

“Un ringraziamento particolare va al direttore, Eike Schmidt, vero e proprio deus ex machina di
questa bellissima operazione culturale, che ha deciso di partecipare all’asta grazie al sostegno fattivo dell’Associazione Amici degli Uffizi, gratificando il nostro lavoro di esperti e cacciatori di quadri alla ricerca del bello.” – Valentina Ciancio, Capo Dipartimento di Dipinti Antichi, Finarte



L’aggiudicazione

Un eccezionale ritrovamento del tardo Rinascimento fiorentino raffigurante l’Ascensione di Cristo di Tommaso Manzuoli, detto Maso da San Friano (Firenze 1531-1571), riemerso da una collezione privata del nord Italia, è stato presentato il 13 luglio 2022 alla stampa nell’Auditorium Vasari delle Gallerie degli Uffizi.

Il bozzetto del manierista fiorentino, sottoposto ad avvio di notifica da parte del Ministero dei Beni culturali poco prima della vendita all’incanto, è stato venduto in occasione dell’asta di Dipinti e Disegni Antichi il 31 maggio scorso a Roma.

L’Associazione degli Amici degli Uffizi, che ha partecipato alla gara contro un altro concorrente, ha voluto rendere noto l’acquisto solo dopo la donazione al Museo fiorentino. In occasione della presentazione dell’opera, il direttore Eike Schmidt ha raccontato divertito di come l’Associazione Amici degli Uffizi abbia “soffiato” l’opera all’altro offerente, Vittorio Sgarbi.

“Ho sofferto al telefono mentre Maso mi sfuggiva per una difficoltà di comunicazione: l’offerta sembrava non essere raccolta. E ho sofferto quando sono stato certo di averlo perduto. Per un altro motivo ho chiamato, il giorno dopo, Eike Schmidt, e gli ho raccontato il mio disappunto. L’ho sentito sorridere quando mi ha rivelato che, dall’altra parte, a un altro telefono, vigile cacciatore, c’era lui. E Maso ora era assicurato agli Uffizi. Sono stato felice, sollevato dalla malinconia, più che se la perduta “Ascensione” fosse a casa mia. ” – Vittorio Sgarbi



Il ritorno del Maso a Firenze

La tavola di Maso da San Friano, di piccole dimensioni ma di esecuzione impeccabile, è preparatoria per la pala d’altare destinata alla cappella della Confraternita di Santa Maria delle Laude e di Sant’Agnese nella chiesa fiorentina di Santa Maria del Carmine, lasciata incompiuta dal pittore morto precocemente. L’opera fu completata dal più giovane Giovanni Battista Naldini (1537-1591), altro valente pittore manierista, per andare poi distrutta in un incendio che devastò la chiesa nel 1771.

Tommaso Manzuoli, detto Maso da San Friano (Firenze 1531-1571), Ascensione di Cristo con la Vergine, gli Apostoli e le Sante Agnese ed Elena, olio e tempera su tavola, cm 62,3 x 36,5

Il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt:

“Con il ritorno del modelletto di Maso da San Friano si compie una doppia restituzione a Firenze: non solo questo dipinto raffinatissimo, preparatorio per una grande pala per Santa Maria del Carmine (distrutta nell’incendio del 1771) d’ora in poi sarà esposto dall’altra parte dell’Arno, agli Uffizi, in una sala insieme ad altri gioielli del periodo controriformato. Ma anche perché l’opera è stata scoperta da Luciano Berti, direttore degli Uffizi dal 1969 al 1987, che infatti la pubblicò per la prima volta nel 1963, nel suo saggio monografico su Maso da San Friano. In quel testo, veniva messo a fuoco l’artista che tanto bene rappresenta l’atmosfera artistica ed intellettuale di un periodo di straordinario fervore, al quale Berti quattro anni più tardi dedicò il volume “Il principe dello Studiolo”: un vero monumento che ha gettato le basi per capire l’arte di corte fiorentina degli anni Settanta del Cinquecento. Ringraziando gli Amici degli Uffizi, con la sua presidente Maria Vittoria Rimbotti Colonna e il vicepresidente Manuel Guerra, ricordiamo con affetto il grande Luciano Berti: lo studioso che ci ha aperto gli occhi su un periodo della storia dell’arte prima troppo poco considerato”.



Da una collezione privata di Bergamo a Finarte

Nel ricostruire le vicende dell’opera ricomparsa sul mercato antiquario, Valentina Ciancio, responsabile del Dipartimento di Dipinti Antichi di Finarte, ha ricordato come l’opera fosse nota agli studiosi solo tramite una vecchia fotografia in bianco e nero pubblicata da Valentino Pace nel 1976 con l’indicazione “collezione privata, Genova (?)”. Il dipinto di Maso era in realtà a Bergamo, appeso nella camera da letto dei nonni materni del giovane venditore che, volendo sapere cosa avesse ereditato dal bisnonno -un facoltoso imprenditore della zona e appassionato d’arte – ha contattato in primavera la nostra casa d’aste.

Tommaso Manzuoli, detto Maso da San Friano (Firenze 1531-1571), Ascensione di Cristo con la Vergine, gli Apostoli e le Sante Agnese ed Elena, olio e tempera su tavola, cm 62,3 x 36,5 (dettaglio)

“Ci è bastata una buona immagine per capire la qualità eccezionale del dipinto, giunto a noi senza nome ma in eccellente stato conservativo, e prendere subito i contatti che hanno portato poi all’affidamento del bene in asta. Riconoscere l’autore della tavoletta e scoprire la sua storia avventurosa è stata una straordinaria sorpresa. Con il venditore siamo orgogliosi che l’opera possa tornare dopo secoli a Firenze ed in particolar modo agli Uffizi, dove potrà essere ammirata dai visitatori di tutto il mondo per il suo valore e la sua storia.” – Valentina Ciancio



Notizie sull’opera

Il modelletto dell’Ascensione, databile 1565, è un documento visivo unico del progetto di rinnovamento del Carmine, realizzato grazie ad un munifico lascito testamentario di Elena Ottonelli (1563). In deroga al rigore iconografico imposto dal Concilio di Trento, campeggiano in primo piano Sant’Agnese e Sant’Elena, sante eponime della committenza, presenti anche nei disegni preparatori di Maso conservati agli Uffizi e nei dipinti di Naldini, nella sua pala del 1576 e nel modelletto all’Ashmolean Museum di Oxford.

Un bozzetto “veramente divertentissimo” era stato definito da Luciano Berti nel suo studio pionieristico del 1963, citandolo per la prima volta e sottolineando assonanze con le invenzioni di Pontorno qui liberamente interpretate dal pittore.

L’opera di Maso da San Friano, Auditorium Vasari delle Gallerie degli Uffizi, 13 luglio 2022. Courtesy Le Gallerie degli Uffizi

Effetti stravaganti e a tratti perfino caricaturali emergono a partire dal putto, sospeso a metà tra cielo e terra, che fa da base all’ascesa del Salvatore. Il debito di Maso nei confronti del grande Pontormo è evidente anche nella struttura compositiva ricca di dinamismo e pathos e nella luce quasi visionaria che illumina figure e panneggi, creando cangiantismi appena nascosti dalla polvere del tempo.

Questo splendido dipinto esprime un’inquietudine religiosa che ancora oggi commuove ed emoziona mostrando una Vergine minuta ed avanti neglianni con Santa Agnese, che volge lo sguardo assorto verso il basso, rispecchiando così quel clima di devozione e di austerità proprio dell’autunno del Rinascimento di cui Maso è stato uno dei protagonisti. Originale interprete del tardo manierismo fiorentino Maso fu, secondo Vasari, allievo di Pier Francesco Foschi e realizzò nella sua breve vita –morì a soli trentanove anni –ritratti e opere per importanti chiese fiorentine, tra cui San Pier Maggiore, Santa Felicita e Ognissanti, partecipando anche alladecorazione del celebre Studiolo di Francesco I a Palazzo Pitti.



Foto di copertina: il direttore Eike Schmidt con la presidente degli Amici degli Uffizi Maria Vittoria Rimbotti Colonna (Courtesy Le Gallerie degli Uffizi)

Mario Giacomelli, ritratti, paesaggi e poetica

Il grande fotografo italiano Mario Giacomelli apre il catalogo dell'asta di Fotografia, con ben tredici lavori che ripercorrono gran parte della sua poetica.

Mario Giacomelli è fra i pochi fotografi italiani conosciuti in tutto il mondo e questo da molto tempo. I suoi netti contrasti, le sue sovrapposizioni, le composizioni insieme audaci e delicate si possono solo imitare, non usare come riferimento. Paradossalmente resta talvolta una conoscenza superficiale di questo straordinario autore di cui il grande pubblico conosce e apprezza “Io non ho mani che mi accarezzino il volto” (la serie ispirata alla poesia di David Maria Turoldo poi battezzata un po’ banalmente “I pretini”) e le molte serie che, come “Storie di terra”, sono dedicate al paesaggio rurale marchigiano.

Lotto 4, Mario Giacomelli, Io non ho mani che mi accarezzino il volto, 1961/1963. Stima € 3.000 – 4.000

L’ampio e ricco catalogo di opere proposte nel catalogo dell’asta del 17 marzo consente di fare il punto sulla sua poetica. Si va dalla ritrattistica con due saggi tratti da “Scanno” e “Il canto dei nuovi migranti” ai paesaggi misteriosi dominati da cieli nuvolosi attraversati dal volo leggero dei gabbiani, dallo straordinario omaggio a Giacomo Leopardi sintetizzato in “A Silvia” all’altrettanto poetico lavoro compiuto con incisiva dolcezza che è “Il pittore Bastari”.

Lotto 10, Mario Giacomelli, Il pittore Bastari, 1991/1993. Stima € 1.300 – 1.800

Analizziamo per ultimi due lavori considerati meno di quanto meritino: “Mattatoio” sa essere forte nella sua crudezza e non a caso Giacomelli stesso se ne ricordava con dolore mentre “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi” è stato oggetto fin da subito di molte critiche.

Lotto 13, Mario Giacomelli, Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, 1955/1957. Stima € 800 – 1.200

Considerandolo, invece, come il più intenso e coraggioso dei suoi lavori ed anzi uno dei più significativi della fotografia italiana, Ferdinando Scianna lo legge giustamente non come un memento mori ma come una testimonianza di quanto Giacomelli fosse attaccato alla vita. Un giudizio, a nostro avviso condivisibile, su cui riflettere.

Testo di Roberto Mutti 

 

Gli scatti di Mario Giacomelli illustrati nell’articolo fanno tutti parte del catalogo della prossima asta di Fotografia, che si terrà il 17 marzo a Milano. Con oltre 270 lotti dei grandi nomi italiani e internazionali, quello della Fotografia d’Autore si conferma uno degli appuntamenti più attesi del primo semestre del 2022.

 

Foto di copertina: Lotto 4, Mario Giacomelli, Io non ho mani che mi accarezzino il volto, 1961/1963. Stima € 3.000 – 4.000

Grafica e Multipli d’Autore: un mini glossario per iniziare a collezionare

Quello dedicato ai Multipli d'Autore è un mondo da esplorare e ricco di peculiarità: in occasione dell'asta del 16 giugno, dove verranno proposti oltre 300 lotti dei grandi nomi italiani e internazionali, ecco una piccola guida per orientarvi tra le diverse tipologie di stampa.

Quello dedicato alle Stampe e Multipli d’Autore è un mondo da esplorare, ricco di peculiarità e decisamente interessante, soprattutto se vi state avvicinando al collezionismo dell’Arte Moderna e Contemporanea.

La possibilità di acquistare un’opera di un artista rinomato ad ottimi prezzi, il mercato stabile e le potenzialità d’investimento rendono i multipli una categoria immancabile e sempre più apprezzata nel mondo delle aste.

Il multiplo d’autore è una stampa realizzata in tiratura limitata impiegando un processo di riproduzione in serie tramite una matrice incisa o trattata dall’artista stesso, che viene poi distrutta in modo tale da impedirne il riutilizzo e quindi la stampa non regolamentata. Il multiplo può essere eseguito con diversi processi di stampa (litografia, serigrafia, acquaforte, acquatinta, xilografia, ecc.) e generalmente reca firma dell’artista, data e numerazione in matita. Altre volte, la firma è unicamente sulla lastra e in alcuni casi la numerazione non è specificata: in questi casi è opportuno consultare il catalogo ragionato dell’artista per essere certi dell’autenticità.

Tiratura

La tiratura è il numero di esemplari stampati della stessa opera. Viene concordata dall’artista con l’editore e il numero di opere riprodotte influisce sul valore della stampa d’autore: più rara sarà l’edizione, più alto sarà il valore.

Lotto 103, GIORGIO DE CHIRICO, Il ritorno del figliuol prodigo I, 1929, litografia a colori, es. 41/100 – Stima € 1.500 – 1.600

Catalogo Ragionato

Il catalogo ragionato è un elenco completo delle opere autentiche di un artista, comprensivo di cronologia e storia dell’opera stessa (ad esempio tecnica, provenienza, esposizioni, letteratura critica, bibliografia, numero d’archivio…), che funge, in primo luogo, come testimonianza di autenticità dell’opera e come ricostruzione dell’intera produzione dell’artista.

Lotto 142, LUCIO FONTANA, Concetto spaziale n. 5, 1961, litografia a colori e buchi, es. P.A., In basso a destra timbro a secco dello stampatore Il Torchio, Milano, Editore Galleria del Grattacielo, Milano- Stima € 2.000 – 3.000

Litografia

La litografia una tecnica di stampa che prevede l’utilizzo di una pietra calcarea come base, sulla quale viene tracciato un disegno con un materiale grasso e un successivamente trattato con una sostanza chimica. Dopo un bagno in acqua viene passato un rullo intriso di inchiostro sulla pietra, che aderisce solo alle parti disegnate: con un torchio litografico il disegno viene fatto aderire alla carta. 

Lotto 72, ENRICO CASTELLANI, Compendio: Rilievo argento, 1974, litografia in argento e impressione a secco, es. P.A. (dalla tiratura complessiva di 90 ess.) – Stima € 1.500 – 1.800

Serigrafia

La serigrafia prevede l’utilizzo di un tessuto di seta (o poliestere, oggi) che viene teso su un telaio e trattato con una gelatina fotosensibile per rendere alcune parti permeabili all’inchiostro. Si procede a fissare la pellicola fotografica che riproduce il disegno e a questo punto viene proiettata, sulla pellicola fotosensibile, una fonte di luce e calore che indurisce solo alcune parti della gelatina, così quelle rimaste morbide vengono eliminate con un getto d’acqua, lasciando scoperte solo quelle dove l’inchiostro può passare attraverso le maglie del tessuto. Se la stampa prevede più colori, è necessario ricorrere a un numero di telai pari al numero delle tonalità del disegno da stampare.

Lotto 305, ANDY WARHOL, Ladies and Gentlemen, 1975, serigrafia a colori, es. 18/175 – Stima € 4.000 – 6.000

Acquaforte

A differenza delle prime due tecniche, l’Acquaforte prevede l’utilizzo dell’incisione. La lastra di base, in rame o zinco in metallo, viene ricoperta di una speciale vernice su cui verrà realizzata l’immagine con una punta d’acciaio di diverse dimensioni a seconda dell’intenzione dell’artista. A seguire verrà sottoposta ad un bagno d’acido, che inciderà la superficie della lastra solamente dove è scoperta la vernice, ovvero dove è stato eseguito il tratto dall’artista. Sarà quindi l’acido e non direttamente la punta di metallo, ad incidere la lastra.

Dopo la morsura, la lastra viene sciacquata ed asciugata con un panno carta, accuratamente pulita con un solvente e si può procedere con la prima prova di stampa.

Lotto 27, LUIGI BARTOLINI
La strada di Ancona, 1931, acquaforte es. 6/50 – Stima € 600 – 800

Acquatinta

L’acquatinta è un processo di incisione in cui il la tonalità è creata dal trattamento della lastra con piccole particelle resistenti all’acido. Si immerge la lastra in un bagno d’acido il quale corrode la lastra tra i Granelli della resina e, una volta stampata, l’insieme dei piccoli granelli produce una texture con effetti tonali simili all’acquerello.

Lotto 117, SONIA DELAUNAY, Gravure II – Composition rouge, vert, bleu, et noir, 1968, acquaforte acquatinta, es. 32/100, Stima € 800 – 1.200

Stampatore

Lo stampatore è una figura fondamentale nella grafica d’autore: non è un semplice tecnico di stampa ma un vero e proprio punto di riferimento per l’artista, con eccezionali doti manuali e piena conoscenza tecnica. La presenza del timbro a secco dello stampatore è la traccia tangibile della genesi di un’edizione.

L’asta dedicata alla Grafica Internazionale e Multipli d’autore si terrà il 16 giugno a Milano e online. Il catalogo propone oltre 300 stampe e multipli dei più importanti artisti italiani e internazionali, tra i quali Lucio FontanaEnrico CastellaniAlberto BurriGiorgio De ChiricoAndy Warhol e Pierre Soulages. Con stime di partenza adatte a diversi budget, la vendita offre una selezione di lotti imperdibili per i collezionisti esperti ma anche per tutti coloro che hanno appena iniziato ad avvicinarsi al mondo del collezionismo dell’Arte Moderna e Contemporanea.

Masenza e i gioielli d’artista: quando l’oreficeria è emozione

"Il gioiello è arte sul corpo". Lo sapeva bene Mario Masenza, celebre orafo che nel suo atelier romano di Via del Corso 410 diede vita, insieme a molti dei più promettenti artisti degli anni '40 e '50, alla storia del gioiello d'artista in Italia.

Negli anni Cinquanta, Roma era il centro di sperimentazione orafa a livello italiano. Consideriamo che solo pochi anni prima però, durante la Seconda guerra mondiale, tutta l’attività dedicata al gioiello si era fermata, così come molte altre produzioniIl gioielliere Mario Masenza raccontava, nel 1950, sulle pagine della rivista Italia

Durante l’ultima guerra i gioiellieri italiani furono costretti a sospendere ogni attività; si fermarono le vendite, si arrestò la produzione e il nostro lavoro si ridusse a quello di semplici sequestratori delle stesse aziende che ci appartenevano[…] non ci accorgevamo nemmeno più di essere diventati degli agenti di borsa e che a noi si rivolgeva solo chi voleva investire i propri risparmi in oro. Dove erano finite le tradizioni dell’antica arte orafa italiana? […] Bisognava tornare al passato, bisognava tentare un ravvicinamento fra gli artisti e il gioiello. Da principio non fu facile…” 

Lotto 611, FRANCHINA PER MASENZA-ROMA, Spilla con diamanti e rubini. Base d’asta € 2.000

Fu proprio Mario Masenza a guidare il rinnovamento della produzione orafa italiana nel dopoguerra: fino ad allora, il mondo della gioielleria aveva guardato alle produzioni viennesi e francesi del primo ‘900, adottandone gli stilemi estetici. Alcuni grandi nomi, come Mario Buccellati, Alfredo Ravasco e Fulco di Verdura erano stati capaci di portare la gioielleria italiana nel mondo, mantenendo comunque un approccio molto tradizionale e consono agli anni in cui crearono i loro capolavori orafi.

CANNILLA PER MASENZA-ROMA, Bracciale con smeraldi, ametiste e diamanti. Base d’asta € 3.500

Con l’arrivo dell’arte informale però, anche il mondo del gioiello contemporaneo cambiò. Quando parliamo di “mondo del gioiello” è opportuno fare la distinzione tra le realtà commerciali tradizionali e i laboratori orafi artigianali, apprezzati da una clientela che ricerca nel gioiello qualcosa di speciale e unico, legato ad un fattore artistico e creativo. Ed è proprio in questo contesto, a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, che il gioiello d’artista arrivò alle sue massime potenzialità espressive.

Lotto 612, CANNILLA PER MASENZA-ROMA, Bracciale rigido con rubini. Base d’asta € 3.500

Mario Masenza fu il primo gioielliere italiano ad avere l’idea di convincere artisti d’avanguardia, pittori e scultori a lavorare per lui per creare ornamenti esclusivi e dai materiali preziosi. Originario di una famiglia torinese già dedita al commercio delle pietre preziose, negli anni Quaranta ereditò la gioielleria aperta dal padre nel 1924: Mario Masenza, che era un grande appassionato d’arte, aprì le porte del suo laboratorio-negozio in via del Corso ai promettenti artisti di allora, dando loro la possibilità di creare gioielli partendo dalle loro ricerche artistiche. Mirko Basaldella, Franco Cannilla, Giuseppe Uncini, Giulio Turcato, Giuseppe Capogrossi e Afro furono tra i molti scultori e pittori che frequentavano il laboratorio di Mario Masenza, creando i loro gioielli d’artista e nel contempo dando vita ad un ambiente culturale di discussione e confronto, anche con i collezionisti.

UNCINI PER MASENZA-ROMA, Bracciale con smeraldi. Base d’asta € 3.000

Se Masenza riteneva che i gioielli d’artista dovessero sempre rispettare il principio base dell’indossabilità, allo stesso tempo gli artisti scoprirono come le creazioni orafe potessero dare loro grande capacità espressiva nelle ricerche artistiche. Nel 1949 venne organizzata la prima mostra di gioielli d’artista alla Galleria del Milione di Milano in collaborazione con la Galleria dello Zodiaco di Roma, occasione in cui vennero presentati trentasei pezzi di gioielleria e sedici oggetti decorativi in argento realizzati, tra gli altri, da Afro, Cannilla, Lorenzo Guerrini e Leoncillo.

Mario Masenza amava il gioiello “di fusione o lavorato a mano dall’artista, caratterizzato dal colloquio dell’oro con il corallo, le pietre preziose, in un raffinato gioco cromatico”* e i pezzi creati dagli artisti nel suo atelier erano realizzati col famoso oro Masenza (chiamato anche “oro verde”), ottenuto da una lega particolare di oro e argento: non essendo lucidabile presenta spesso una colorazione più tenue rispetto all’oro giallo.

Lotto 616, UNCINI PER MASENZA-ROMA, Orecchini pendenti con smeraldi. Base d’asta € 2.000

Insieme a Mario Masenza, il mondo del gioiello d’artista in ambito romano era ben rappresentato anche dai fratelli Danilo e Massimo Fumanti – che, interessati alla fornitura di pietre preziose e gioielli, entrarono in contatto con Masenza e si avvicinarono al mondo dell’oreficeria artistica. Negli anni Sessanta però, l’esperienza informale era ormai superata e gli artisti che collaboravano con i Fumanti appartenevano ai movimenti dell’Arte Concreta, Optical e Pop – come Getulio Alviani, Mario Ceroli e Gino Marotta.

Lotto 619. CANNILLA PER MASENZA-ROMA, Bracciale in oro. Base d’asta € 5.000

Mario Masenza e i Fumanti collaborarono fino al 1975. Già dall’inizio degli anni Settanta, Masenza si dedicò meno ai gioielli d’artista e nel 1987, l’atelier chiuse definitamente a causa di un furto. Danilo e Massimo Fumanti avevano un approccio diverso da quello di Masenza: il loro obiettivo era quello di esportare il gioiello d’artista italiano nel mondo creando delle piccole serie di pezzi unici. La creazione del gioello consisteva in realtà più nell’ideazione, nel progetto e nel disegno, mentre l’oggetto veniva poi realizzato da artigiani – e in più esemplari – nel loro atelier. Anche la loro attività chiuse nel 1986, ma insieme a Mario Masenza i Fumanti rappresentano tutt’oggi un tassello fondamentale della storia del gioiello d’artista in Italia.

Lotto 621, CANNILLA PER MASENZA-ROMA, Bracciale con diamanti, smeraldi, rubini e zaffiri. Base d’asta € 3.500

Indossare uno dei gioielli di Masenza significa indossare un’opera d’arte, in comunicazione costante con la persona che lo porta e con chi viene a contatto. «Il gioiello è arte sul corpo» come affermò Klaus Wölfer, direttore artistico del Bundeskanzleramt di Vienna, in occasione di una mostra sul Gioiello Contemporaneo che si tenne a Padova quasi 20 anni fa.

“Il gioiello è arte sul corpo”

L’asta dedicata a Gioielli e Argenti che si terrà a Milano nei giorni di lunedì 17, martedì 18 e mercoledì 19 maggio, offre l’occasione per poter acquistare uno dei pregiati pezzi d’artista realizzati nel corso di quegli anni d’oro romani. In particolare, la sessione dedicata alle creazioni di Masenza sarà quella di mercoledì 19 maggio, con dieci lotti in oro 18 carati impreziosite da pietre e dettagli preziosi, nati dalle menti e dalle mani di Nino Franchina, Giuseppe Uncini e Franco Cannilla.

*(L. SOMAINI, L’oro del ferro e del bronzo. Il contributo degli scultori e altre esperienze, in L. SOMAINI e C. CERRITELLI (a cura di), Gioielli d’artista… cit., 1995)

Catalogo online

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Gucci Gang, ma vintage: sei borse che amerete follemente

La prossima asta di Luxury Fashion, che ospiteremo a Milano giovedì 20 maggio propone oltre 40 lotti di Gucci, tra i quali alcune delle it-bag più amate in assoluto.

Che Gucci sia ormai uno status symbol ce l’ha ricordato Alessandro Michele in questi giorni, grazie all’evento di presentazione di “Gucci Aria”, la collezione che celebra i 100 anni del marchio fiorentino: era infatti il 1921 quando Guccio Gucci aprì il suo primo negozio di pelletteria a Firenze, in Via della Vigna Nuova 7 a Firenze. 

Un secolo di storia della moda, con tutte le evoluzioni che cento anni e diversi direttori creativi possono portare ad un marchio, mantenendo però i valori e i simboli con i quali la maison nacque: héritage italiano, eleganza, tradizione ma anche innovazione e contaminazione. La prossima asta di Luxury Fashion, che ospiteremo a Milano giovedì 20 maggio propone oltre 40 lotti di Gucci, tra i quali alcune delle it-bag più amate in assoluto. 

Gucci Jackie

La Jackie è nella wishlist di tutte, lo sappiamo. It-Bag di culto, ormai ovunque anche su Instagram, è stata creata negli anni ‘50 con il nome prima di “Hobo Bag” – un richiamo quelle sacche usate dai vagabondi per trasportare i loro averi – poi “Constance”, per diventare in seguito la borsa preferita di Jacqueline Kennedy Onassis e venire ribattezzata appunto “Jackie”. 

Lotto 31, Gucci, Borsa Jackie. Stima € 250 – 300

Nel tempo, il brand italiano oggi guidato da Alessandro Michele ha lanciato vari restyling, sempre fedeli all’originale: da portare sulla spalla, con gli angoli rinforzati e la caratteristica chiusura a pistone. Vestiaire Collective, una delle piattaforme di compravendita di usato di lusso più famose, ha affermato che la ricerca della Jackie è aumentata del 30% dopo la sfilata della FW 20/21. L’asta di Luxury Fashion propone un modello in tessuto color giallo limone, finiture e tracolla in pelle color nero, degli anni ’90, quando il direttore creativo di Gucci era Tom Ford.

 

Gucci Bamboo

Un altro grande classico, una borsa che ha segnato la storia della moda. La prima Bamboo Bag fa il suo esordio nel 1954, indossata prima da Ingrid Bergman nel film di Roberto Rossellini “Viaggio in Italia”, poi da Vanessa Redgrave in “Blow Up” di Michelangelo Antonioni, nel 1966. Nel frattempo era già diventata un’icona, soprattutto quando Liz Taylor fu immortalata in una foto con Paul Newman mentre indossava la sua amata Bamboo Bag. 

Lotto 19, Gucci, Borsa Flora in tessuto su fondo color bianco, dettagli in pelle, doppi manici in bamboo, cm 36. Stima € 300 – 350

Cosa la rende unica? Il bambù, ovviamente. L’idea fu di Guccio Gucci, che pensò ad un materiale (il bambù giapponese) che richiamasse l’esotico, quei mondi lontani sinonimo di speranza negli anni del dopoguerra. Era la prima volta che si usava un “dettaglio povero” in una borsa di lusso, che veniva proposta in diversi materiali, tessuti e colori. 

Lotto 148, Gucci, Borsa bamboo, in suède color tabacco, cm 27. Stima
€ 250 – 300

Nel 2010, quando Gucci era guidata da Frida Giannini, venne lanciato il restyling dalla Bamboo Bag, che venne rinominata New Bamboo, mantenendo però i tratti distintivi dell’originale. Vennero aggiunti la tracolla metallica, alcune parti in pelle e altri dettagli in bambù. 

Lotto 133, Gucci, Borsa Bamboo, in pelle di coccodrillo color bordeaux con manico in bamboo curvato, anni ’70, cm 26, con sacchetto, pre convenzione Cites. Stima
€ 1.200 – 1.300

Oggi, Alessandro Michele ne propone una rivisitazione storica nella sua ultima collezione “Aria” realizzata in collaborazione con Balenciaga per celebrare i 100 anni del grande marchio italiano. Già lo scorso anno, Michele aveva aggiunto un particolare fluo sul manico iconico del modello Tote, dando al bambù un taglio contemporaneo con l’aggiunta di un dettaglio fluo. L’asta del 20 maggio propone diversi modelli di Bamboo Bag: dalla Flora, con il caratteristico tessuto stampato, alla versione più piccola ma elegantissima, in camoscio o pelle, fino al bauletto beauty case.

 

Gucci Padlock GG

Meno ricca di storie epiche da raccontare ma comunque modello sempre ricercatissimo e attuale, che si trova anche in boutique. Padlock in realtà è il caratteristico lucchetto di chiusura, che si trova su varie borse con elementi e dimensioni diverse.

Lotto 11, Gucci, Borsa Padlock GG, in tessuto monogrammato, inserti in pelle bicolore, chiusura in metallo dorato, con tracolla staccabile, cm 28. Stima € 500 – 600

La tela stampata con lo storico marchio “GG” sta tornando particolarmente in voga da quando il trend del logo a vista ha fatto prepotentemente il suo ritorno sulle scene in grande stile. Il famoso simbolo della maison nasce nel 1944, quando il figlio di Guccio Gucci, Aldo, entra a far parte dell’azienda di famiglia: le due G interconnesse rappresentano le iniziali del nome del fondatore del marchio fiorentino.

Oggetti introvabili per veri estimatori

Poi ci sono quegli accessori vintage che i grandi estimatori del marchio cercano come il sacro graal: l’asta di Luxury Fashion propone un cestino da pique nique dei primi anni ’50, in paglia intrecciata con coperchio in tessuto stampato e interno rivestito in tessuto impermeabile color verde.

Lotto 146, Gucci (attrib.), Raro cesto da pique nique in paglia intrecciata con coperchio in tessuto stampato.Tracolla originale sostituita. Collezione Rinascimento, primi anni ’50, cm 33×28 (difetti e mancanze). Stima € 200 – 250

Si tratta di un pezzo della Collezione Rinascimento, di cui si trovano anche diversi oggetti al Museo Gucci (il Gucci Garden) di Firenze.

Troverete questi e molto altro ancora nel catalogo dell’asta di Luxury Fashion, che si terrà a Milano e online il prossimo 20 maggio alle ore 15. Il catalogo propone quasi 260 lotti tra borse, accessori, foulard e abiti dei migliori marchi del lusso italiani e internazionali, sinonimo di artigianalità e bellezza.

Catalogo online

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Grafica e Multipli: 5 lotti consigliati dalla nostra Specialist

Silvia Possanza ha selezionato i suoi lotti preferiti dal catalogo di Grafica Internazionale e Multipli d'Autore.

Venerdì 20 maggio si terrà a Roma l’asta di Grafica Internazionale e Multipli d’Autore, che va a chiudere la Contemporary Week primaverile. Una maratona di 400 lotti tra incisioni, multipli e manifesti degli autori più influenti della Storia dell’Arte e quelli sulla cresta dell’onda che fanno parlare tutto il mondo.

 


 

Lotto 505
Giorgio Morandi
Paesaggio (Chiesanuova), 1924
STIMA € 7.000 – 10.000

 

“Maestro dell’incisione italiana, ogni catalogo di grafica internazionale dovrebbe avere un’opera di Giorgio Morandi. Pubblicata sul catalogo generale, ovviamente! Esistono tante riproduzioni ma una sola è ‘quella giusta’.”


 

Lotto 562
Giuseppe Spagnulo
Trittico, 1973
STIMA € 600 – 800

 

“Questa opera è paragonabile ad un’opera unica per la grande corposità dell’impressione. Materica ed intensa, lascia lo spettatore incredulo davanti a tanta perizia tecnica.”


 

Lotto 626
CHRISTO
Wrapped armchair, project 1977
STIMA € 2.500 – 3.000

 

“Iconico adesso più che mai, chi lo ama, chi non ne può più, non si può comunque sfuggire al fascino di uno dei grandi Autori del nostro tempo.”


 

Lotto 667
HENRI MATISSE
Le repos du modèle, 1922
STIMA € 4.000 – 6.000

 

“Personalmente il mio lavoro preferito di tutta la raccolta, una summa degli elementi più tipici di Matisse, dalla grande odalisca nuda in primo piano agli arabeschi sullo sfondo e quello sguardo un po’ languido e un insieme stanco che dice più di tante parole.”


 

Lotto 694
EDGAR PLANS
Juanin (rosa), 2021
STIMA € 2.200 – 2.500

 

“A seguito del grande successo riscontrato dai suoi ‘Heroes’ in resina tra cui questo Juanin rosa, Plans ha da poco lanciato la sua prima edizione di NFT che è già stata indicata come una delle migliori collezioni NFT del 2022.”


 

Informazioni

L’asta si terrà venerdì 20 maggio in due tornate, la prima alle ore 10:00, la seconda alle ore 16:00.
Vi ricordiamo che la nostra sede romana ha recentemente cambiato indirizzo: ci trovate in Via Quattro Novembre 114. 

Guido Crepax e Valentina, l’eroina del fumetto erotico

Un'asta dedicata interamente al fumetto erotico, con un focus su Guido Crepax e la sua musa, Valentina

Nato a Milano nel 1933, Guido Crepax è uno dei massimi autori italiani di fumetti, il più noto nel campo del fumetto d’autore per adulti. Comincia giovanissimo, creando la sua prima storia a fumetti a dodici anni. Laureatosi in architettura, preferisce dedicarsi al disegno, prima come illustratore di cover di vinili (ne ha realizzate oltre trecento) e poi come grafico pubblicitario, firmando campagne per Shell, Campari, Rizzoli, alcune case di moda, Dunlop, Terital, ditte farmaceutiche e di cosmetici, e successivamente Volkswagen, Iveco, Breil, Fuji, Honda, Sharp e numerose altre aziende italiane e straniere.

 

Guido Crepax al lavoro nel suo studio, 1992

 

Nel 1965, grazie alla rivista Linus, torna ai fumetti per creare il personaggio che lo ha reso famoso in tutto il mondo: Valentina, a quel tempo, una delle poche protagoniste femminili nel mondo del fumetto, l’unica che sia invecchiata con il suo autore. Numerose altre eroine la affiancheranno negli anni successivi: da Bianca ad Anita, da Giulietta a Francesca. Meticolose e raffinate sono anche le sue trasposizioni a fumetti di alcuni classici della letteratura: da Emmanuelle all’Histoire d’O, da Justine a Venere in pelliccia, da Dracula a Frankenstein, dal Dottor Jekyll e Mr. Hyde a Giro di vite, da Poe a Kafka.

Complessivamente ha disegnato circa centoventi storie a fumetti e i suoi libri sono stati pubblicati in più di trecento edizioni nelle principali lingue conosciute. Ha lavorato anche per il teatro, il cinema e la televisione. Numerose le mostre personali che gli hanno dedicato in Italia e all’estero. Di lui hanno scritto Roland Barthes, Alan Robbe-Grillet, Gillo Dorfles, Umberto Eco e molti altri. Inventare giochi da tavolo è stato il suo principale passatempo. Ci ha lasciati il 31 luglio 2003. Creato dai familiari di Guido Crepax dopo la scomparsa dell’Autore, Archivio Crepax tutela e mantiene vivo il ricco patrimonio di immagini e contenuti frutto del lavoro del creatore di Valentina. Riunendo competenze di design, comunicazione e scenografia, i figli Antonio, Caterina e Giacomo hanno raccolto l’eredità culturale del padre. Mostre ed eventi, nuove edizioni, oggetti di design e progetti multimediali sono sviluppati nel rispetto dell’opera originale, evidenziando la grande attualità delle invenzioni creative dell’Autore.

 


Valentina, la musa di Crepax

 

Il catalogo raccoglie quindici tavole originali dedicate al personaggio cardine della carriera di Guido Crepax. Eccone alcune delle più iconiche.

 

La mangiatrice di tempo, 1973

Lotto 1, GUIDO CREPAX, Valentina – La mangiatrice di tempo, 1973. Stima € 5.500 – 9.000

Come nelle storie di Forest, una delle quali s’intitola proprio Tempo mangia tempo, Crepax si rifà ad alcuni personaggi del romanzo di Lewis Carrol, Alice nel paese delle meraviglie. Ci sono i gemelli Pinco Panco e Panco Pinco, il Brucaliffo e una sorta di mostruoso Bianconiglio che in questa tavola regala a Valentina il tempo allo stato liquido per poi farla scivolare giù da una cascata di capelli biondi che si riveleranno essere proprio quelli di una gigantesca Barbarella. Barbarella che Crepax immagina come una grande gallina, mentre Valentina, che è appena nata da un uovo, ammette di essere venuta dopo l’affascinante versione a fumetti di Brigitte Bardot.

 


 

Caduta Angeli, 1973

 

Lotto 3, GUIDO CREPAX, Valentina – Caduta angeli, 1973. Stima € 5.500 – 9.000

Caduta angeli è ambientata in una Venezia umida e decadente che non è più la città dell’infanzia dell’autore, quando, per sfuggire dai bombardamenti di Milano, vi aveva trascorso gli anni della guerra in una sorta di limbo. Tutto è avvolto da un’atmosfera nostalgica e da una sensazione di disagio, sottolineata anche dalle frequenti cadute in acqua di Valentina che crede di sentire ancora sul suo corpo l’inquietante presenza dei Sotterranei, simbolo delle sue paure inconsce nella maggior parte delle sue storie. In questa tavola tutte le vignette poste ai lati e sotto quella centrale, rappresentano una sequenza temporale che “ruota” intorno all’immagine centrale di Valentina di spalle che entra nuda nella stanza. Ognuna di questa vignette secondarie, rappresenta un momento della scena che accade simultaneamente a quell’immagine. In basso a sinistra, Valentina pronuncia la battuta fondamentale della scena: “Zitto!”, suggerendo al lettore che qualsiasi altra affermazione è superflua.

In basso a destra, la scena del rapporto amoroso riflessa nello specchio della porta di un armadio. Un altro montaggio tra quelli per cui Crepax è giustamente famoso. Sotto il profilo narrativo, invece, l’autore si diverte qui a raccontare la “scappatella” di Valentina con una sua “vecchia fiamma”, quell’Arno Treves che faceva già da terzo incomodo in storie precedenti come La discesa del 1966, sottolineando però il diverso atteggiamento della protagonista che alla fine della storia sceglierà di tornare a casa da Phil Rembrandt, il compagno di tutta una vita.

 


A proposito di Valentina, 1974

 

Lotto 4, GUIDO CREPAX, A proposito di Valentina, 1974. Stima: € 7.500 – 12.000

Questa illustrazione fa parte di una raccolta di omaggi che Crepax volle fare alla sua musa, il maestro milanese non ha mai nascosto di aver tratto l’ispirazione iconografica per la sua Valentina dalla diva del cinema anni ’20 Louise Brooks, ma forse oltre all’aspetto fisico la Brooks e Valentina hanno anche qualcosa di più profondo in comune. I due tennero una corrispondenza epistolare nel 1976 che molto ci rivela del loro rapporto:

L.B.: Fui mandata a fare film a Hollywood nel 1927, nessuno sapeva capire perché io odiassi tanto quel terribile posto distruttivo che a tutti gli altri sembrava un paradiso meraviglioso. Per me tutto questo era come un sogno terribile che faccio – sono perduta tra i corridoi di un grande albergo e non riesco a trovare la mia stanza, la gente mi passa davanti come se non potesse vedermi né udirmi. Così dapprima fuggii da Hollywood e da allora sono sempre fuggita. Ed ora, a 69 anni, ho messo da parte la speranza di trovare me stessa. La mia vita è stata niente. Ma guardandomi indietro, c’è stato un momento a Parigi nel 1929, quando giravo Prix de beauté e vivevo in pace con me stessa. Credo che fosse perché non parlavo il francese. Il fatto di essere perduta era perfettamente naturale tra quelle persone con cui non potevo esprimere né pensieri né sentimenti.

G.C.: Il tuo modo triste e amaro di ripensare quel che hai ottenuto nella vita mi ha commosso profondamente. Hai sempre sentito di essere sola fra la gente perché non hai mai fatto parte del background umano in cui dovevi vivere o lavorare. (…) Penso che la vita dell’eroina dei miei fumetti e la tua abbiano qualcosa in comune. Anche Valentina talvolta si sente perduta e rinuncia a sperare. Allora cerca rifugio nel mondo dei sogni e delle memorie.

 


 

Vita privata, 1984

 

Lotto 7, GUIDO CREPAX, Valentina – Vita privata, 1975. Stima € 5.500 – 9.000

Crepax ripercorre le tappe più importanti della vita di Valentina: dalla prima storia, La curva di Lesmo del 1965, a Pietro Giacomo Rogeri del 1973. Lo spunto narrativo è quello già utilizzato altre volte dall’autore, anche se in maniera più episodica e meno strutturata. Spinto da una vera e propria mania di tornare sui suoi passi e mostrare nuovi aspetti di storie già chiuse, egli invita una Valentina nuda, sdraiata sul suo letto come Little Nemo, a “parlare liberamente, solo della realtà o quasi”, rivelando verità nascoste, particolari omessi e segreti inconfessabili. Innovativa e mai vista prima nel fumetto è la situazione dell’autore che interroga e interagisce con il suo personaggio come se fosse il suo psicanalista. In questa tavola, Valentina, ripensando al suo ricovero in clinica ne La forza di gravità, confessa che le violenze subite dai Sotterranei, in realtà, le erano piaciute. E non mancano le sperimentazioni grafiche, come nel disegno introduttivo che è senza contorni (perché visualizza la protagonista narrante, mentre le storie narrate sono all’interno di vignette) e descrive Valentina da un’angolazione molto insolita.

 


 

Anthropology, 1977

GUIDO CREPAX, Valentina – Anthropology, 1977. Stima: € 5.500 – 9.000

Impreziosita da una fantomatica relazione tra Corto Maltese e la nonna di Valentina (dati i tempi diversi in cui questi personaggi vivono nella fiction), un escamotage che Crepax aveva escogitato con Hugo Pratt per far incontrare i due personaggi, questa storia rientra a pieno titolo tra quelle dell’autore dove succede ben poco e tutto viene affidato all’atmosfera, ai sogni e alle visioni dei protagonisti e al reiterarsi di traumi irrisolti (come quelli ricollegabili ai Sotterranei). In questa tavola, il fugace amplesso tra Valentina e Phil Rembrandt è raccontato in una sequenza costituita da una miriade di attimi e particolari. Le vignette di dimensioni e forme diverse che ne suggeriscono il valore simbolico e il tempo di lettura sono ben 16, alcune veramente piccolissime a apparentemente inutili. Ma, come avrebbe giustamente osservato Umberto Eco, a volte una vignetta deve semplicemente suggerire la presenza di una pausa temporale tra un momento e l’altro di una scena.

 


 

ASTA 

Queste e altre tavole originali di Guido Crepax andranno in asta il 6 maggio a Roma in occasione di “Guido Crepax e i grandi maestri dell’erotismo” alla quale seguirà la vendita di Fumetti: Tavole e Illustrazioni Originali il 7 maggio.

Vini e Distillati: 6 lotti consigliati dai nostri esperti

Guido Groppi, Capo Dipartimento di Vini e Distillati e Daniele Panebianco, Assistente, vi consigliano alcuni dei lotti della prossima asta da tenere d'occhio, che sia per investimento o per passione.

La prima asta dell’anno dedicata a Vini e Distillati verrà ospitata, per un’occasione speciale, dalla nostra sede romana: andranno all’incanto oltre 400 lotti, tra i quali una 6 litri di Sassicaia annata 2015, una selezione di whisky assolutamente imperdibile e, come di consueto, un’ampia scelta dei migliori vini italiani e francesi da investimento e collezione.

Guido Groppi, Capo Dipartimento di Vini e Distillati e Daniele Panebianco, Assistente, vi consigliano alcuni dei lotti da tenere d’occhio, che sia per investimento o per passione.

 


LA TOP 3 DI GUIDO GROPPI

 

 


 

Lotto 91
Sassicaia 2015 6 Litri in OWC

 

“Mercato sempre in crescita per il più conosciuto tra i Super Tuscan: l’annata 2015 può fregiarsi del 100/100 Robert Parker, non a caso paragonata alla mitica 1985. Cassetta originale regettata, formato prodotto in soli 170 esemplari. Una rara occasione di accaparrarsi un vino di cui sentiremo parlare molto in futuro.”

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Lotto 235
Vega Sicilia Unico

 

“Oltre l’Italia e la Francia: insieme a Pingus, Vega Sicilia è tra le cantine più importanti in Spagna. Ribera del Duero, zona di incredibile produzione qualitativa: il Vega Sicilia Unico è la punta di diamante di questo grande produttore.”

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Lotto 417
Domaine de la Romaneé-Conti Fine Bourgogne 1979

 

“Romaneé-Conti, gioiello di Borgogna. La tornata del 25 marzo si chiude con dei distillati provenienti dalla leggendaria cantina: Marc de Bourgogne e Fine Bougogne che stanno attirando negli ultimi anni sempre più attenzione, destinata solamente ad aumentare. Il lotto 417, millesimo 1979, si presenta in condizioni strabilianti.”

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LA TOP 3 DI DANIELE PANEBIANCO

 

 


Lotto 122
Tignanello 1997 Magnum

 

“Negli ultimi anni il mercato ha visto crescere in maniera esponenziale l’attenzione e il valore economico dei Super Tuscan. A mio parere il Tignanello è tra le etichette che ha visto dei rialzi consistenti e costanti nel tempo, oltre che una qualità puntuale per ogni annata prodotta. L’annata 1997 è leggendaria in Toscana e il formato Magnum con cassettine originali aggiungono interesse a questo lotto.”

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Lotto 250
Selezione Bianchi Mosella

 

“La sezione di lotti dal 233 al 265 è dedicata a una selezione di vini esteri perfetti per ampliare la propria conoscenza del vino, sperimentare nuovi vitigni e terroir o semplicemente per i più curiosi. I Riesling della Mosella non sono da perdere: vitigno a bacca bianca acclamato non solo per la qualità dei profumi ma anche per il grande potenziale d’invecchiamento.”

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Lotto 396
The Viris Illustribus Whisky Series

 

“Una selezione di 5 whisky selezionati da Moon Import, prodotti in serie limitata e vestiti con grande raffinatezza. Il nome di Pepi Mongiardino, fondatore di Moon Import, è legato alle etichette particolarmente ispirate che curava personalmente, spesso tratte da codici ed enciclopedie. La serie Viris Illustribus ne è splendido esempio.”

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L’asta di Vini e Distillati è in programma per il 24 e 25 marzo a Roma.
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5 lotti dell’asta di Gioielli selezionati dalla nostra Specialist

Per festeggiare San Valentino vi proponiamo Love is in the Air, un'asta di quasi 150 lotti tra i quali trovare il prezioso che sognavate per una persona speciale.

Lo sentite anche voi? L’amore è nell’aria, manca poco a San Valentino 💕
Il catalogo dell’asta Love is in the air propone quasi 150 lotti tra i quali trovare il gioiello che sognavate per una persona speciale. In più, per aiutarvi a scegliere, la Specialist del Dipartimento di Gioielli Vittoria Tomasini ha selezionato i suoi 5 lotti preferiti.

 

Lotto 9
Chimento, Tre bracciali con diamanti

 

“Questi bracciali sono molto nel mio stile, si portano facilmente ma allo stesso tempo sono quell’accessorio prezioso che, anche con un look molto semplice, rende il tutto più ricercato.”

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Lotto 96
Anello in oro con smeraldo e diamanti

 

“Non c’è San Valentino senza anello! Questo poi è davvero molto elegante ma comunque indossabile tutti i giorni, magari abbinato ad altri anelli. Sembra che lo smeraldo poi, fosse anche la pietra preziosa preferita della regina dell’Antico Egitto, Cleopatra.”

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Lotto 55
Collana in oro bianco con diamanti e zaffiro

 

“Preziosa, raffinata e super chic: sicuramente un regalo importante!
Lo zaffiro è la pietra preziosa che suggella l’amore eterno e poi, l’etimologia ebraica della parola sappir significa ‘la cosa più bella’…”

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Lotto 37
Bracciale con diamanti

 

“Ecco un gioiello giusto per chi ha gusti più eccentrici e ricercati. Questo è un altro di quei pezzi che indosserei io stessa e che mi avete visto scegliere diverse volte anche nelle aste precedenti. È un po’ il mio evergreen e piace sempre tanto anche a voi!”

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Lotto 37
Orecchini con rubini

 

“Questi sono molto fini ma il rubino dà quel tocco di colore che illumina qualsiasi tipo di tono. Poi, c’è un colore più adatto del rosso intenso, se vogliamo esprimere amore e passione?”

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L’asta Love is in the Air è in programma per il prossimo martedì 8 febbraio a Roma e online.
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Gio Ponti è il Leonardo da Vinci del Design?

Leonardo da Vinci e Gio Ponti: due personaggi che hanno molti punti di vicinanza nonostante i secoli che li separano. Tutti e due si sono dedicati e hanno operato in una poliedricità di settori: architettura, ingegneria, arte, scienze, eccellendo in quasi tutte.

Il palinsesto televisivo contemporaneo è monopolizzato da serie tv e contest. Soprattutto questi ultimi stanno spopolando con confronti di ogni genere: cucina, ballo, pasticceria, recitazione, musica, ecc… Quindi, perché non immaginare dei confronti anche tra dei grandi personaggi della cultura e dell’arte di vari periodi storici?

Per esempio, secondo voi chi vincerebbe in un contest di genialità tra Leonardo da Vinci e Gio Ponti? Due personaggi che sicuramente hanno molti punti di vicinanza nonostante i secoli che li separano. Vediamone alcuni insieme.

Tutti e due si sono dedicati e hanno operato in una poliedricità di settori: architettura, ingegneria, arte, scienze, eccellendo in quasi tutte. Entrambi hanno vissuto a Milano, Leonardo chiamato alla corte di Ludovico il Moro e lavorando per la famiglia degli Sforza; Giovanni Ponti, detto Gio, nascendovi nel 1891, e successivamente collaborando con le grandi aziende della città come la Richard Ginori, di cui ha innovato la proposta di prodotti ceramici nel ruolo di Direttore Creativo sia nelle forme che nelle decorazioni.

Lotto 70, Gio Ponti, Salvatore Saponaro, Il pellegrino stanco modello 5764, 1930 ca., stima € 4.000 – 5.000

Entrambi pensavano con la matita in mano. Basti vedere un qualsiasi studio di Leonardo in cui convivono disegni anatomici, progetti ingegneristici e riflessioni; dalla parte opposta Lisa Ponti, figlia e collaboratrice di Gio, ha più volte raccontato di come il padre disegnasse costantemente, tanto che persino il suo letto, al momento del risveglio, era ricolmo di schizzi e appunti. Chissà se l’idea per la sua mitica sedia Superleggera o per una delle tante lampade progettate non gli sia venuta in sogno…

Lotto 75, Gio Ponti, Lampada da tavolo modello 546, 1940 ca., stima € 1.200 – 1.500

Entrambi hanno amato i materiali e sono stati degli sperimentatori. Leonardo, per decorare il refettorio della chiesa Santa Maria delle Grazie, anziché realizzare un semplice affresco usò una tecnica di sua ideazione, andando alla ricerca di soluzioni cromatiche uniche e innovative ma, come si suol dire, “non tutte le ciambelle escono con il buco” e ai nostri occhi il Cenacolo è un capolavoro nonostante i colori usati da Leonardo non si siano dimostrati così resistenti alla prova del tempo.

Quasi “eterni” invece gli infiniti prodotti lasciateci da Gio Ponti che da “buon” designer conosceva l’importanza della scelta del giusto materiale per ogni applicazione, che fosse la giusta essenza di legno per un mobile o una sedia, il metallo più adatto per la base di un tavolino o le tinte di un vaso in vetro. Ripetendosi però spesso come un mantra: “Non il cemento, non il legno, non la pietra, non il vetro sono le materie più durevoli; ma l’ARTE, nel costruire e nel creare, è la materia prima più durevole ed è sempre la MATERIA PRIMA, perché l’uomo le cose senz’ARTE le abbandona quelle con l’ARTE le conserva”.

 

Lotto 90, Gio Ponti, Gruppo di 8 sedie, 1950 ca., stima € 5.000 – 6.000

Entrambi conoscevano l’importanza dello studio costante e la necessità di scrivere i propri pensieri per condividerli, Leonardo grazie al suo Codice Atlantico e Gi0 Ponti in maniera più articolata con le riviste da lui fondate e dirette “Domus” (1928/1948-1979) e “Stile” (1941), oltre che con il volume “L’architettura è un cristallo”, summa del suo sapere, pubblicato in una prima versione nel 1945 e aggiornato e arricchito come un flusso di coscienza nelle edizioni successive.

Lotto 76, Gio Ponti, Tavolino, 1930 ca., stima € 10.000 – 12.000

Entrambi nella realizzazione delle loro opere ricercavano la perfezione, l’arte totale che racchiudesse in sé la vita e la quotidianità apportando benessere a chi la guardasse. Per Leonardo basti citare la “Gioconda”, la “Dama con l’ermellino” o la “Vergine delle Rocce”, per Ponti i progetti di edifici come il Pirellone a Milano o Villa Planchart a Caracas, in cui si è occupato di ogni singolo aspetto, dalla progettazione dell’edificio a quella di qualsiasi mobile e componente ma anche tutti quegli oggetti più semplici di design: ceramiche decorative, vasi, lampade, posate, tavolini, mobili… usciti dal suo genio per rendere più accoglienti e belle le abitazioni di chiunque li ospitasse.

In un contest simile, noi dichiareremmo senza alcun dubbio un pareggio ai punti tra i due contendenti. Confidando che nessuno dei due se la sia presa per il confronto, soprattutto perché come affermava lo stesso Gio Ponti: “Tutta l’Arte presente e passata sono simultanee nella nostra cultura: dobbiamo capire che siamo contemporanei anche di Raffaello, perché egli ci è contemporaneo nella nostra cultura”.

Alcuni importanti pezzi di Gio Ponti saranno battuti in asta in occasione della vendita di Design e Arti Decorative del prossimo 9 febbraio. Sfoglia il catalogo e scopri tutti i lotti proposti!