Dalla Ballata del mare salato alla rivista “Sgt. Kirk”: le tavole che tornano alla luce nei lotti dell’asta del 18 dicembre
Come tutto quello che riguarda Hugo Pratt, anche la nascita di Corto Maltese è avvolta nella leggenda. La sua prima apparizione nel romanzo a fumetti, o graphic novel, Una ballata del mare salato avviene per episodi, secondo lo stile dell’epoca, tra 1967 e 1969. Un esordio passato alla storia, geniale in ogni suo aspetto, a partire dalla prima tavola, dove a parlare è nientemeno che l’Oceano Pacifico in persona, fino alla prima apparizione del protagonista, in fondo alla quinta tavola e lontanissimo da quella che diventerà la sua immagine iconica. Corto Maltese ci viene presentato legato, vittima di un ammutinamento, con la barba lunga e a petto nudo, i tratti più marcati in quel volto ispirato a Burt Lancaster che col tempo Pratt imparerà a disegnare con poche, inconfondibili linee.
Hugo Pratt aveva alle spalle una ventennale carriera già importante e articolata, divisa su più continenti. Dalla sua Venezia, dove nell’immediato dopoguerra era stato tra i fondatori della rivista Asso di Picche assieme ad Alberto Ongaro e Mario Faustinelli, era migrato in Argentina, a Buenos Aires (Lotto 33. Hugo Pratt, Sgt. Kirk – Il ritorno dell’Asso di Picche, 1967. Stima € 4.000 – 7.000). Qui vedono la luce alcune serie fondamentali nella sua produzione: Junglemen, Ernie Pike, Ticonderoga ma soprattutto Sgt. Kirk.
Lotto 33. Hugo Pratt, Sgt. Kirk – Il ritorno dell’Asso di Picche, 1967. Lotto venduto a € 6.000
Dopo più di un decennio di successi in Sud America, Pratt tenta il salto sul mercato anglosassone, prima a Londra e poi negli Stati Uniti, ma senza fortuna. Il mercato statunitense, da cui pure venivano le sue prime ispirazioni (come Terry e i pirati di Milton Caniff, che catturò l’immaginazione del Pratt bambino), non lo accoglierà mai. Forse perché gli antieroi di Pratt sono troppo sfuggenti, sempre al fianco degli emarginati e simpatizzanti delle nobili sconfitte.
Lotto 62. Milton Caniff, Terry and the Pirates – A little business minding, 1938. Lotto venduto a € 1.560
Sempre dall’Argentina collabora con il Corriere dei Piccoli, con trasposizioni di classici quali L’isola del tesoro di Stevenson. Ma è a questo punto che dall’Italia arriva l’offerta che gli cambierà la vita: l’imprenditore genovese Florenzo Ivaldi, grande appassionato di fumetto e ammiratore del maestro, propone a Pratt di collaborare a una rivista. L’idea è di pubblicare alcune delle sue opere che avevano riscosso più successo in Sud America, affiancandovi storie originali. Il nome stesso è un omaggio a Pratt: si chiamerà Sgt. Kirk e sarà stampata più o meno continuamente fino al 1978. (Lotto 31)In questi undici anni sulle sue pagine si alternano allora esordienti come Dino Battaglia e Sergio Toppi, ma anche grandi classici come appunto Terry e i pirati di Caniff e Radio Pattuglia di Charles Schmidt e Eddie Sullivan.
Lotto 31. Hugo Pratt, Sgt. Kirk – Billy James, 1968. Lotto venduto a € 16.800
Sul numero 1 della rivista fa quindi la sua comparsa Corto Maltese, un doppio esordio passato alla storia. Il gentiluomo di fortuna arriverà sulla copertina solo al numero 7, la prima in assoluto per Corto, ed è un’illustrazione indimenticabile. Una composizione stilisticamente in linea con le tendenze dell’epoca: i colori forti e contrastati, il lettering del titolo incorporato graficamente nell’immagine, le sagome dei gabbiani e delle vele che diventano quasi dei segni astratti. È un’immagine di grande impatto grafico, in cui Corto Maltese domina con il suo fascino da avventuriero: guarda direttamente al lettore e reclama il suo spazio con disinvoltura, uscendo dal riquadro dello sfondo ed entrando per sempre nel nostro immaginario. Ed è anche con questa copertina, assieme alle tavole indimenticabili della Ballata, che Hugo Pratt assurge nell’empireo del fumetto europeo e mondiale.
Lotto 30. Hugo Pratt. Sgt. Kirk – Corto Maltese, 1968. Lotto venduto a € 132.000
Finarte e il suo Chief Financial Officer, Alessandro Consoli, hanno ottenuto due prestigiosi riconoscimenti nell’ambito dei Global CFO Excellence Awards 2025, confermando il valore e la solidità del lavoro portato avanti dalla nostra Direzione Finanziaria
Il titolo di Auctioneering CFO of the Year 2025 (Italy) sottolinea l’abilità di guidare con competenza e visione la gestione economico-finanziaria in un settore complesso come quello delle case d’asta. Il Financial Leadership Excellence Award 2025, invece, premia la qualità della leadership strategica, la capacità di definire prospettive di lungo periodo e il ruolo decisivo nel consolidamento della struttura aziendale.
“Questo premio rappresenta per me una conferma significativa del percorso intrapreso e dell’impegno quotidiano verso l’eccellenza. È un risultato che valorizza il lavoro svolto e rafforza la mia determinazione nel perseguire obiettivi sempre più ambiziosi.”Parole di Alessandro Consoli, CFO di Finarte.
Un team eccellente. Questo successo appartiene all’intero Team Amministrazione di Finarte: da sinistra, Viola Marzoli, Lavinia Salvadori, Eugenia de Petra, Lorena Lomonaco, Sara Cremonesi, Alessandro Consoli, Renisa Gorezi, Andrea Cremascoli, Costanza Baserga e Luigi Calegari.
Continueremo a lavorare con determinazione per rafforzare il nostro modello operativo e sostenere una crescita innovativa e orientata al futuro. Un sentito ringraziamento va anche a tutti i nostri collaboratori e partner per il loro contributo e per il ruolo essenziale nel raggiungimento di questo importante traguardo.
Grazie alla nostra solidità e a una crescente fiducia da parte dei collezionisti, stiamo attualmente raccogliendo intere collezioni private in vista delle prossime aste autunnali. Un passo ulteriore verso una casa d’aste sempre più moderna e competitiva.
Si è conclusa con ottimi risultati l’asta di Arte Figurativa tra XIX e XX secolo tenutasi il 28 ottobre presso la sede milanese di Finarte
Top lot assoluto della vendita è stata la straordinaria Veduta di Capri di Konstantin Ivanovich Gorbatov (lotto 279), datata 1914. L’opera, realizzata durante uno dei primi soggiorni dell’artista sull’isola – dove si trasferì stabilmente nel 1922 dopo la Rivoluzione Russa – è stata aggiudicata dopo una lunga gara a quasi 70.000 euro, segnando il record per l’artista sul mercato italiano.
Tra gli altri risultati di rilievo spiccano i ritratti: l’Autoritratto di Cesare Maggi (lotto 192), scelto anche come copertina del catalogo, che ha suscitato un acceso interesse fino ad ottenere l’aggiudicazione di 22.830 euro; la sognante tela The Beauty and the Butterfly di Vittorio Matteo Corcos (lotto 236), venduta per 25.350 euro; il Ritratto della signora Rachele Stabilini Panigati di Eliseo Sala (lotto 202), partito da una base di 4.000 euro e venduto a oltre 12.000 euro. Restando in ambito lombardo, la Contadina con capre di Mosè Bianchi (lotto 206) ha raddoppiato la base d’asta, sfiorando gli 8.000 euro.
Lotto 192. Cesare Maggi, Autoritratto a La Thuile, 1910-1912. Lotto venduto a € 22.830
Ottimi risultati anche per gli artisti del centro Italia: il vivace dipinto Festa abruzzese di Tommaso Cascella (lotto 277), partito da una stima minima di 1.200 euro, è stato battuto a 6.450 euro, mentre Pasquale Celommi ha chiuso l’asta con uno dei migliori risultati mai ottenuti per l’artista, grazie alla suggestiva tela Al ritorno dalla pesca, venduta per 21.570 euro (lotto 280).
Lotto 277 – Tommaso Cascella, Festa abruzzese. Lotto venduto a € 6.450
Passando al Sud Italia, straordinario l’interesse riscosso dalle quattro Vedute di Carl Wilhelm Götzloff (lotti 260-263), raffiguranti caratteristici panorami di Napoli, Sorrento, Ischia e Palermo, che ben rappresentano il gusto del Grand Tour e che hanno realizzato un valore complessivo di 38.400 euro. Sempre in Costiera, la tela di grandi dimensioni di Hermann David Salomon Corrodi al lotto 244 ha superato i 10.000 euro.
Lotto 263. Carl Wilhelm Götzloff. Veduta di Palermo con il Monte Pellegrino. Lotto venduto a € 15.270
“L’asta ha messo in evidenza uno stato di salute buono per il mercato dell’arte figurativa a cavallo tra i due secoli. Opere documentate e qualità evidenti fanno la differenza. Segnaliamo, inoltre, un interesse ormai internazionale più che territoriale, sia di movimenti pittorici specifici sia di scuole regionali,” conclude Matteo Gardonio.
Il 30 settembre, i due appuntamenti tematici proposti e curati dal Responsabile Filippo Maria Fiorini Rogai hanno ottenuto risultati eccellenti. Guanti bianchi per “Du Verre au Verre” e percentuali oltre il 130% di aggiudicato a valore per “Easy Design”, che ha superato ampiamente le stime pre asta.
Due aste in un solo giorno, dedicate a pubblici differenti ma accomunate da una curatela attenta e una risposta entusiasta da parte del mercato.
Du Verre au Verre, interamente dedicata al vetro e all’arte decorativa francese, austriaca ed europea, ha evidenziato segnali di rinnovato interesse per il settore Art Nouveau, dopo anni di flessione. La selezione, composta da una collezione privata curata nei minimi dettagli, ha ottenuto ottimi riscontri.
Tra i risultati di maggior rilievo: il vaso ovoidale Loetz in vetro policromo inciso e dorato (Lotto 1015), databile al primo decennio del Novecento, è stato aggiudicato a € 3.900, superando di gran lunga la stima di € 400–600; alla stessa cifra è stata venduta anche la coppa iridescente della medesima manifattura (Lotto 1027), in vetro soffiato con riflessi metallici su base blu notte; notevole anche l’aggiudicazione del vaso ovoidale di Charles Catteau per Boch Frères (Lotto 1010), con decoro geometrico stilizzato, stimato € 300–400 e battuto a € 3.600; per la manifattura Burgun & Schwerer – Verrerie d’Art de Lorraine, il vaso policromo inciso a doppio strato (Lotto 1002) aggiudicato a € 3.100, e un raro vaso a goccia con figura mitologica su fondo rosso rubino e oro (Lotto 1038) battuto a € 2.838.
Lotto 1002 – Burgun e Schwerer, Verrerie D’art De Lorraine, Vaso, 1900. Lotto venduto a € 3.096
Easy Design,un format vincente pensato dal Capo Dipartimento per un pubblico giovane, attento alle tendenze contemporanee e alla qualità accessibile. La selezione, vivace e trasversale, ha intercettato gusti diversi, valorizzando estetica vintage e funzionalità.
Tra le aggiudicazioni più significative si segnalano tre lotti particolarmente contesi e protagonisti di vivaci rilanci: il pannello apribile Libri di Piero Fornasetti (Lotto 1761), venduto a € 2.214; il vaso modello Yemen di Ettore Sottsass Jr. (lotto 1705), aggiudicato per € 1.837; e una lampada da tavolo di Romeo Rega (Lotto 1648), battuta a € 1.416.
Lotto 2082. Ettore Sottsass Jr, Vaso modello Yemen, 1994. Lotto venduto a € 1.548
“La risposta del pubblico ha premiato la costruzione tematica delle due vendite e la cura con cui ogni lotto è stato selezionato. La vitalità di questo mercato, unita all’interesse crescente da parte di una nuova generazione di collezionisti, conferma la direzione intrapresa: proporre aste che sappiano raccontare una visione, oltre che un valore,” conclude Filippo Maria Fiorini Rogai, Capo Dipartimento di Design e Arti Decorative.
Storie e immagini di grandi protagoniste che hanno cambiato il modo di raccontare la fotografia italiana
Che in italiano fotografia sia un termine declinato al femminile non è solo una peculiarità linguistica: lo sguardo femminile è stato infatti da sempre sfaccettato e protagonista nella fotografia italiana attraverso tante artiste di primo piano.
A partire dalla pioniera Tina Modotti, che da cittadina del mondo portò oltreoceano il suo sguardo sempre attento all’umanità e ai luoghi, sfuggendo però abilmente ai cliché. Italiana emigrata prima negli Stati Uniti e poi in Messico, con i suoi reportage fu testimone tanto di momenti epocali quanto del vivere quotidiano.
Lotto 28. Tina Modotti – Bateau at Pecheurs, Mexique, anni 1920. Lotto venduto a € 2.838
Il rigore compositivo dei suoi scatti, unito alla sua straordinaria sensibilità sociale, è una delle caratteristiche che fanno del suo lavoro in qualche modo il precursore di quello di altre grandi fotografe italiane.
È il caso della genovese Lisetta Carmi: la sua celeberrima serie I travestiti (pubblicata nel 1972) è una preziosa indagine umana e al tempo stesso una riserva inesauribile di composizioni serrate volte a scavare nell’intimo dei suoi soggetti senza mai tralasciarne il contesto. Il sapiente uso delle luci e delle ombre fa risaltare gli scorci dei carrugi e gli interni che trasudano di vita vera.
Lotto 2. Lisetta Carmi – Dalla serie “I travestiti”, anni 1960/1970. Stima € 2.000 – 3.000
Parlano di vite ai margini ma che si rivestono di severa dignità anche gli scatti della fotografa e scrittrice Carla Cerati, realizzati nell’ambito del fototesto Morire di classe. La condizione manicomiale fotografata da Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin a cura di Franco Basaglia e Franca Basaglia Ongaro. I suoi soggetti dominano la composizione con il loro carico potentissimo di umanità, come se la fotografa volesse restituire loro una centralità in contrasto con il loro essere relegati fuori dalla società, nei manicomi.
Questo suo impegno sociale ed empatia ricordano quelli della Modotti ma anche di un’altra grande protagonista della fotografia italiana, la palermitana Letizia Battaglia.
Lotto 27. Letizia Battaglia – Il giornalista Mario Francese ucciso dalla mafia, 1979. Stima € 2.580
Con il suo lavoro di fotoreporter ha documentato le stragi di mafia ma è stata anche interprete di grandissima sensibilità della vita di gente comune, come in fondo comuni e umanissime erano anche le vittime della violenza mafiosa. Un intreccio di Storia e storie, vita e morte, gioia e dolore, che l’ha resa una delle fotografe italiane più amate.
Non è italiana di nascita ma in qualche modo lo è diventata d’adozione, su un piano artistico e quasi spirituale, anche un’altra grande fotografa, Francesca Woodman: la statunitense ebbe infatti sempre un prolifico dialogo con il panorama artistico italiano, e passò diversi periodi tra Firenze e Roma. Il suo sguardo era tutto rivolto all’interiorità e al corpo femminile, con immagini essenziali e poetiche, sospese, surreali.
Lotto 38. Francesca Woodman – Senza titolo, Roma, (Postcard invito alla mostra “Immagini”), 1977/1978. Lotto venduto a € 10.000 – 15.000
Il corpo e lo spazio, l’interiorità e l’impegno sociale, l’intimismo e la denuncia: la fotografia italiana declinata al femminile risulta insomma sfaccettata e piena di stratificazioni, sempre in bilico tra arte e reportage. Ma sono in fondo declinazioni diverse di uno stesso interesse per la vita in tutte le sue accezioni e che rendono la fotografia un’arte a tutti gli effetti, complessa e affascinante come le donne che hanno scelto questo straordinario medium artistico.
Un elegante catalogo di oltre 100 lotti dedicato all’universo creativo di Cleto Munari, uno dei nomi più riconoscibili nel crocevia tra design, arte e gioielleria. La vendita, curata da Clara Arata, Capo Dipartimento di Gioielli, e Filippo Maria Fiorini Rogai, Capo Dipartimento di Design, si terrà presso la sede milanese della casa d’aste, in Via dei Bossi 2
All’incanto una selezione di anelli, collane, bracciali ed earcuff, ciascuno concepito come una vera e propria opera d’arte in miniatura: creazioni dallo stile inconfondibile, audaci ed ironiche. La celebre Collezione Gioielli prende forma negli anni Ottanta grazie alla collaborazione tra Cleto Munari e alcuni tra i più importanti architetti e artisti del Novecento.
Tra le collaborazioni più rilevanti spiccano quelle firmate da Tao Ho ed Ettore Sottsass, autori di una serie di gioielli anticonvenzionali e visionari. Tra questi, si segnalano il pendente Katherine (Lotto 114, stima € 250 – 350), gli orecchini Marjorie (Lotto 5, stima € 300 – 400) e la spilla Jane (Lotto 98, stima € 250 – 350).
Lotto 5. Cleto Munari / Tao Ho (Ettore Sottsass). Paio di orecchini Marjorie. Stima € 300 – 400
A questa, si affianca la collaborazione con Sandro Chia, che firma la serie Fantasmini (dal lotto 81 al lotto 84, stime € 700 – 900). Partecipano al progetto anche Mimmo Paladino, che realizza una serie dedicata ai 700 anni dalla morte di Dante Alighieri in argento 925 dorata e con brillanti (Lotti 129 – 131), Enzo Cucchi, con il bracciale tempesta con decorazione scultorea (Lotto 110, stima € 3.000 – 4.000), e ancora Gio Ponti, Vico Magistretti e Achille Castiglioni.
Tra i pezzi più iconici, anche l’Anello Amore, in argento 925 dorato, con lettere in legno a comporre la parola “AMORE”(Lotto 64, stima € 400 – 500), l’anello Pantheon, in oro e argento su base in legno con una cupola centrale (Lotto 38, stima € 700 – 900), e l’Anello Metafisico 1, a scacchiera con elementi in onice e pasta di corallo (Lotto 46, stima € 400 – 600).
Gli esperti Clara Arata, Capo Dipartimento di Gioielli, e Filippo Maria Fiorini Rogai, Capo Dipartimento di Design, raccontano l’asta: “Questo catalogo, costruito a quattro mani e proveniente direttamente dall’artista Cleto Munari, incarna un eclettismo straordinario: attraversa stili, epoche e linguaggi diversi, parlando tanto a chi ama l’eleganza classica quanto a chi cerca nel gioiello un segno autentico di creatività e originalità. È un perfetto esempio per chi desidera possedere un oggetto unico: una piccola opera d’arte da indossare, a metà tra gioiello e design.”
Le creazioni di Munari sono oggi considerate tra i massimi esempi di gioielleria contemporanea, custodite nelle collezioni permanenti di musei come il MoMA e il Metropolitan Museum of Art di New York.
Informazioni Asta: lunedì 22 settembre alle ore 16:00. Via dei Bossi 2, Milano Tornata unica: lotti 1 – 131 T. +39 02 3363801 – press@finarte.it
In catalogo 98 lotti di 15 prestigiosi produttori, selezionati dal dipartimento Vini e Distillati. L’appuntamento è il 17 settembre nella storica sede milanese di Via dei Bossi
Dal lotto 1 al lotto 18 troviamo la storica cantina di Meursault, fondata da Jean-François Coche e Odile Dury: Coche-Dury, considerata da molti il più grande produttore di vini bianchi al mondo. Jean-François iniziò a lavorare con il padre nei primi anni Settanta e nel 1975 sposò Odile, che aggiunse alla tenuta alcune proprietà personali, dando così vita al nome che oggi fa sognare i collezionisti. Oggi è il figlio Raphaël, insieme alla moglie Charline, a condurre i quasi 9 ettari di vigneti, da cui nascono Bourgogne, Puligny-Montrachet, Auxey-Duresses, Monthélie, Volnay e soprattutto i due cru più iconici: Corton-Charlemagne, sempre fra i 50 vini più cari al mondo, e Meursault, con i bianchi più ricercati in assoluto. In asta arriva una collezione affinata con attenzione maniacale: Bourgogne Chardonnay, Meursault di diverse annate e i rarissimi cru Meursault Les Rougeots e Puligny-Montrachet Les Enseigneres.
Selezione Coche-Dury in asta il 17 settembre
L’asta prosegue con il lotto 19, dedicato al Domaine Philippe Charlopin-Parizot, con sede a Gevrey-Chambertin, nel cuore della Côte de Nuits. Fondato nel 1977 da Philippe Charlopin con appena 1,5 ettari, il domaine è cresciuto fino a contare oggi circa 25 ettari, distribuiti fra Côte de Nuits, Côte de Beaune e perfino Chablis. Discepolo prediletto di Henri Jayer, Charlopin ha saputo unire tradizione e innovazione, conquistando una reputazione internazionale. In asta viene presentato un lotto con tre dei suoi Gran Cru nell’annata 2003: Clos Saint Denis, Echezeaux e Clos de Vougeot.
Lotto 19. Selezione Domaine Philippe Charlopin-Parizot, 2003. Base d’asta € 500
Dal lotto 20 al lotto 24 è la volta del leggendario Domaine Marc Colin, fondato nel 1970 a Saint-Aubin, nella Côte de Beaune. Oggi copre circa 19 ettari distribuiti su una trentina di appellazioni, con una prevalenza di Chardonnay che ha consacrato il domaine fra i grandi interpreti dei bianchi di Borgogna. I vertici della produzione si trovano nei Gran Cru in catalogo: Corton-Charlemagne (lotti 20 e 21) e Montrachet (lotti 22-24).
Selezione Marc Colin in asta il 17 settembre
Con il lotto 25 arriva il prestigioso Domaine du Comte Liger-Belair, rifondato e riportato alla ribalta da Louis-Michel Liger-Belair a partire dal 2000. La famiglia ha una storia vinicola secolare, ma molte vigne erano state affittate per decenni. Louis-Michel ha ricostituito e ampliato la tenuta, riportandola agli antichi fasti. Celebre per alcuni dei Pinot Noir più rari e costosi al mondo, come il Monopole Grand Cru La Romanée, in asta è presentata una bottiglia del 1996 affinata con cura maniacale.
Lotto 25. Domaine du Comte Liger-Belair La Romanee Grand Cru, 1996. Base d’asta € 1.900
Dal lotto 26 al lotto 33 tocca a Domaine Dugat-Py, uno dei produttori più venerati della Borgogna, con sede a Gevrey-Chambertin. La cantina, guidata da Bernard Dugat e oggi affiancata dal figlio Loïc, è rinomata per i Pinot Noir di straordinaria concentrazione, purezza e longevità. Con circa 10 ettari di vigne in Côte de Nuits, Dugat-Py è diventato un nome di culto. In asta si presentano Charmes-Chambertin Grand Cru (lotti 26-29), Lavaux Saint-Jacques Gevrey-Chambertin Premier Cru (lotto 30), Mazoyères-Chambertin Grand Cru (lotto 31), Vosne-Romanée Très Vieilles Vignes (lotto 32) e Mazis-Chambertin Grand Cru (lotto 33).
Selezione Domaine Dugat-py in asta il 17 settembre
L’asta continua con i lotti 34 e 35, firmati Domaine Dujac, fondato nel 1968 da Jacques Seysses a Morey-Saint-Denis. Innovatore sin dagli inizi, Seysses introdusse pratiche come la fermentazione a grappolo intero e l’uso di botti nuove, all’epoca insolite in Borgogna. Con 17,5 ettari, Dujac è sinonimo di eleganza e complessità. In catalogo due rarissimi Bonnes-Mares Grand Cru.
Lotto 34. Domaine Dujac Bonnes-Mares Grand Cru, 2007. Base d’asta € 500
Dal lotto 36 al lotto 41 troviamo una selezione eccezionale del leggendario Domaine René Engel, fondato a Vosne-Romanée da René Engel, professore di enologia e co-fondatore della Confrérie des Chevaliers du Tastevin. Dopo la sua scomparsa, la gestione passò a figlio e nipote, fino a Philippe Engel, la cui morte prematura nel 2005 segnò la fine del domaine, poi acquisito da François Pinault e rinominato Domaine d’Eugénie. In asta una rarità assoluta: Clos de Vougeot Grand Cru (lotti 36-38), una Magnum di Vosne-Romanée (lotto 39) e Vosne-Romanée 1er Cru Les Brûlées (lotti 40 e 41).
Selezione René Engel in asta il 17 settembre
Con il lotto 42 arriva il rinomatissimo Domaine Fourrier, di Gevrey-Chambertin, guidato da Jean-Marie Fourrier dal 1994. Allievo di Henri Jayer e del Domaine Drouhin in Oregon, Fourrier ha unito tradizione e modernità per dare vita a Pinot Noir di straordinaria purezza e trasparenza. In asta è presentato il ricercatissimo Griotte-Chambertin Grand Cru Vieille Vigne.
Lotto 42. Domaine Fourrier Griotte-Chambertin Grand Cru Vieille Vigne, 2016. Base d’asta € 400
Il lotto 43 porta in scena il celebre Domaine des Lambrays, storica tenuta di Morey-Saint-Denis interamente dedicata al Clos des Lambrays, un Grand Cru murato dalla straordinaria varietà di terroir. In catalogo due bottiglie affinate con cura, annate 1998 e 2008.
Lotto 43. Domaine des Lambrays Clos des Lambrays Grand Cru (2 BT). Base d’asta € 380
Dal lotto 44 al lotto 79 è protagonista il prestigioso Domaine Georges Mugneret-Gibourg, con sede a Vosne-Romanée e una storia familiare che risale al 1933. Guidato oggi dalle sorelle Marie-Christine e Marie-Andrée e dalla nuova generazione, il domaine possiede 8 ettari in alcune delle denominazioni più iconiche della Côte de Nuits. L’asta propone una collezione ampia e perfettamente conservata: Bourgogne Rouge (lotti 44-47), Vosne-Romanée (lotti 48-55), Chambolle-Musigny Premier Cru “Les Feusselottes” (lotti 56-64), Nuits-Saint-Georges ‘Au Bas de Combe’ (lotto 65), oltre ai cru più celebri: Clos Vougeot Grand Cru (lotti 66-71), Echezeaux Grand Cru (lotti 72-76) e Ruchottes-Chambertin Grand Cru (lotti 77-79).
Selezione Domaine Georges Mugneret-Gibourg in asta il 17 settembre
Con il lotto 80 arriva Emmanuel Rouget, erede diretto della filosofia e delle vigne di suo zio Henri Jayer. Rouget, inizialmente ingegnere, iniziò a lavorare con lo zio nel 1976 e negli anni ha ereditato tutte le parcelle, incluse quelle di Georges Jayer. Oggi è custode dell’eredità di uno dei più grandi nomi della Borgogna moderna. In asta il suo Échezeaux Grand Cru.
Lotto 80. Emmanuel Rouget Echezeaux Grand Cru 2019. Base d’asta € 500
Dal lotto 81 al lotto 90 è il turno di Henri Jayer, il “Padre Nobile della Borgogna moderna”. Con rese bassissime, selezione rigorosa e tecniche innovative come la macerazione a freddo e l’affinamento in legno nuovo, Jayer ha creato vini leggendari, in quantità limitatissime. L’asta presenta Vosne-Romanée Cros Parantoux 1er Cru (lotti 81-85), Vosne-Romanée Cros Parantoux 1er Cru Magnum (lotti 86-88), Richebourg Grand Cru (lotto 89) e Vosne-Romanée Les Brûlées (lotto 90).
Lotto 88. Henri Jayer Cros Parantoux Magnum, 1996. Base d’asta € 20.000
Dal lotto 91 al lotto 94 la scena è per il mito assoluto: Domaine de la Romanée-Conti (DRC). Il produttore più prestigioso al mondo, custode dei monopoli Romanée-Conti e La Tâche, sinonimo di eccellenza e rarità. La selezione include Echezeaux Grand Cru (lotto 91), Romanée-Saint-Vivant Grand Cru (lotti 92 e 94) e Romanée-Conti Grand Cru (lotto 93), il vino più prezioso della Borgogna.
Lotto 93. Domaine de la Romanee-Conti, Romanee-Conti Grand Cru, 1996. Base d’asta € 14.000
Con il lotto 96 e 97 è la volta di Domaine Méo-Camuzet, storica cantina di Vosne-Romanée che per anni affidò le sue vigne in mezzadria a Henri Jayer. Oggi, sotto la guida di Jean-Nicolas Méo, è una delle realtà più acclamate della Borgogna. In catalogo Vosne-Romanée Aux Brûlées Premier Cru (lotto 96) e Richebourg Grand Cru (lotto 97).
Selezione Domaine Méo-Camuzet in asta il 17 settembre
Infine, con il lotto 98, chiude la rassegna il Domaine Comte Georges de Vogüé, storica tenuta di Chambolle-Musigny con radici nel XV secolo. Dominatore del leggendario Musigny Grand Cru, di cui possiede 7,2 ettari, il domaine propone in asta una rarissima verticale di tre annate di Musigny Blanc Grand Cru.
Lotto 98. Domaine Comte Georges de Vogue Musigny Blanc Grand Cru. Base d’asta € 1.500
Dalle origini alchemiche all’eccellenza manifatturiera italiana, una selezione di porcellane che raccontano tre secoli di storia
Per secoli il mistero della porcellana è sfuggito agli Europei, quasi fosse l’elusiva pietra filosofale, la cui formula alchemica appariva impossibile da replicare. Antica invenzione cinese, i cui primi esempi risalgono al 600-900 d. C., raggiunge in Oriente la perfezione e massima diffusione sotto la Dinastia Ming, a partire dalla seconda metà del Trecento. A differenza della semplice ceramica, richiede una cottura a temperature altissime (1300 gradi e più) e un impasto di due minerali, il petunzè e il caolino. Insieme essi garantiscono la plasticità, la durezza e l’aspetto traslucido della porcellana, con il caolino responsabile della sua bianchezza ipnotica.
Quando finalmente in Occidente si riesce a replicarne la formula per la prima volta, non a caso grazie a un alchimista, è l’inizio di una vera e propria febbre per quello che viene definito l’orobianco. La riassume alla perfezione lo scrittore e artista Edmund De Waal nel suo magnifico La strada bianca. Storia di una passione (2016, edito in Italia da Bollati Boringhieri). Quando a inizio Settecento a Dresda quella che diventerà la manifattura di Meissen riesce finalmente a decifrare la formula della porcellana, essa diventa lo status symbol definitivo per i reali e per l’aristocrazia d’Europa. Nei secoli si imborghesisce, nascono nuove manifatture: come quella di Doccia, che dall’800 prenderà il nome di Richard-Ginori (lotti 384 e 385), e quella di Capodimonte che, seguendo le alterne vicende dei Borbone, avrà vita travagliata e sarà all’origine di varie manifatture nel napoletano.
Lotto 384. Parte di servizio in maiolica con decoro al tulipano, Manifattura Ginori secolo XIX. Stima € 1.000 – 2.000
Ne è un esempio la Fabbrica Migliuolo Giustiniani, attiva tra il 1808 e il 1818, specializzata nella produzione di terraglia, ovvero una ceramica alternativa alla porcellana, in cui l’impasto veniva ricoperto da uno smalto per imitare l’effetto della porcellana. La loro produzione è di estrema raffinatezza e grande varietà, dai modelli più semplici a quelli più decorativi e importanti, in linea con lo stile artistico in voga nella Napoli dell’epoca (lotti 541 e 542). Allo sciogliersi della Fabbrica alcuni suoi modelli passeranno per altre mani, come quelle della più tarda ma comunque rinomata Manifattura Colonnese (lotto 549).
Lotto Un piatto grande, un piatto piccolo ed un vassoio ovale in terraglia, Migliuolo Giustiniani, Napoli secondo decennio del secolo XIX. Stima € 150 – 300
Delle tante manifatture attive tra XVIII e XIX secolo sono poche a continuare l’attività ininterrottamente. In Italia è il caso della Richard-Ginori che, nella prestigiosa Enciclopedia delle Moderne Arti Decorative Italiane del 1927 è una delle due sole manifatture di porcellane a comparire. L’altra è la Manifattura Fabris, fondata solo un decennio prima dal bassanese Luigi Fabris. Grazie a continue sperimentazioni la sua manifattura riesce a realizzare pezzi di dimensioni importanti, una sfida non da poco per la porcellana, con colori innovativi e dettagli minuziosi (lotti 118 e 119). Accanto alla classica porcellana si specializza nella produzione di biscuit, un tipo di porcellana opaca visivamente simile al marmo apparso per la prima volta in Europa intorno a metà Settecento (lotti 111-115). L’antica tradizione della porcellana, i cui segreti vengono custoditi gelosamente, si arricchisce nei secoli di infinite varianti fino a venire traghettata nei tempi moderni, ma il suo fascino rimane immutato. Dopotutto, come nota De Waal, essa “è insieme il presente e un presente storico”, un fluire del tempo cristallizzato a 1300 gradi.
Si è conclusa il 3 luglio, nella sede storica di Finarte, l’Asta di Arte Moderna e Contemporanea con un grande successo e una straordinaria partecipazione internazionale, di oltre 1.000 partecipanti da tutto il mondo, totalizzando un risultato complessivo di circa 2,2 milioni di euro.
Grandissimo successo ha riscosso la Collezione Lella e Fausto Bertinotti, che con 21 lotti venduti su 24 ha totalizzato oltre 300.000 euro, moltiplicando di ben quattro volte le stime iniziali. Di particolare rilievo le iconiche serigrafie Mao del 1972 di Andy Warhol (Lotti 40 e 41), partite entrambe da una stima di 20.000 – 30.000 euro: dopo una vivace partecipazione su tutti i canali – dalla sala alle offerte telefoniche, dalle piattaforme digitali alle offerte scritte – sono state aggiudicate rispettivamente a 133.000 euro e 101.000 euro.
Lotto 40. Andy Warhol – Mao, 1972. serigrafia a colori, es. 82/250. Lotto venduto a € 133.000
Accanto ai Warhol, la collezione si è distinta per una selezione di opere di grande interesse storico e artistico, tutte oggetto di vivace competizione tra gli offerenti: i due lavori di Piero Dorazio (Lotto 32, aggiudicato per 7.000 euro); la tela Camion, di TitinaMaselli (Lotto 39, aggiudicato per 11.500 euro); la scultura La gabbia d’oro di GiosettaFioroni (Lotto 44, aggiudicato per 16.500 euro).
Lotto 39. Titina Maselli – Camion, 1976. olio su tela. Lotto venduto a € 11.500
Straordinaria anche l’aggiudicazione dell’olio su tela I Bagni Misteriosi, del 1935 (Lotto 78) di Giorgio de Chirico, proveniente dalla Collezione di Monica Vitti, passato di mano per 468.000 euro e che ha segnato uno dei migliori risultati d’asta di sempre per l’artista in Italia.
Lotto 78. Giorgio de Chirico – I bagni misteriosi, 1935. olio su tela. Lotto venduto a € 468.000
Tra le vendite più significative spiccano tre opere diverse per linguaggio, ma accomunate dall’appartenenza a una stagione di intensa sperimentazione, tra astrazione e materia: Combustione, 1968, di Alberto Burri (Lotto 115, aggiudicato per 103.500 euro); Ritmo su fondo bianco, 1953, di Osvaldo Licini (Lotto 125, venduto per 48.000 euro) e Senza titolo, 1972, di Wifredo Lam (Lotto 94, aggiudicato per 51.000 euro).
Lotto 115. Alberto Burri – Combustione, 1968. plastica, acrilico, vinavil e combustione su carta. Lotto venduto a € 103.470
“Siamo contenti dei risultati ottenuti dall’asta e della grande attenzione ricevuta anche dai collezionisti esteri. Il grande successo della collezione Bertinotti e dei Bagni misteriosi di Giorgio de Chirico della collezione di Monica Vitti resterà a lungo impresso nella nostra memoria.” Georgia Bava, Responsabile Dipartimento di Arte Moderna e Contemporanea Roma
L’asta ha confermato l’interesse del mercato per l’arte italiana del Novecento storico e per gli artisti del secondo dopoguerra sia italiani che internazionali.
Lotto 94. Wifredo Lam – Senza titolo, 1972. Lotto venduto a € 50.550
“Questa vendita chiude idealmente un semestre particolare caratterizzato da una instabilità geopolitica non favorevole e il risultato dell’asta ci conferma che l’arte contemporanea è percepita come bene rifugio e come forma di investimento alternativo.” Alessandro Cuomo, Responsabile Dipartimento di Arte Moderna e Contemporanea Milano
“Per il successo della vendita è stato determinante il lavoro di promozione, svolto negli ultimi mesi con eventi e anteprime anche a Roma presso il Circolo Canottieri e a Napoli presso l’Hotel de Bonart, con cui Finarte ha finalizzato accordi di collaborazione. Questi momenti di incontro con i collezionisti hannocontribuito a rafforzare il dialogo con il pubblico e valorizzato le opere in catalogo.” Alessandro Guerrini, Amministratore Delegato Finarte
Finarte e il suo Chief Financial Officer di Gruppo, Alessandro Consoli, sono stati premiati ai Business International Finance Awards 2025 per le Best Practice nell’Area Amministrazione, Finanza e Controllo
Durante il CFO Summit 2025, tenutosi il 19 giugno e organizzato da Business International e Fiera Milano, abbiamo ricevuto il Business International Finance Award nella categoria PMI, per le Best Practice nell’Area Amministrazione, Finanza e Controllo.
Un premio che ci rende particolarmente orgogliosi e che valorizza il lavoro del nostro CFO, Alessandro Consoli, e del nostro team, così come il percorso di evoluzione che abbiamo intrapreso nei nostri processi amministrativi e finanziari.
Alessandro Consoli, CFO Gruppo Finarte
Grazie a Business International e Fiera Milano SpA per aver creato uno spazio di riflessione e confronto su un ruolo chiave per il progresso aziendale e per aver riconosciuto il lavoro di aziende come la nostra.
Questo traguardo è per noi un punto di partenza per continuare a migliorarci!
Team Amministrazione di Finarte. Da sinistra Andrea Cremascoli, Alessandro Consoli, Renisa Gorezi e Costanza Baserga
Grazie alla nostra solidità e a una crescente fiducia da parte dei collezionisti, stiamo attualmente raccogliendo intere collezioni private in vista delle prossime aste autunnali