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Opere dalla collezione di Bruno Mantura

martedì 23 marzo 2021 • Roma

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Giulio Aristide Sartorio

(Roma 1860 - 1932)

Sirene – tavola per il volume "Sibilla", 1912-1920 circa

Stima

€ 700 - 1.000

Lotto venduto

€ 6.990

I prezzi di vendita comprendono i diritti d'asta

Informazioni

biacca e inchiostro su cartoncino
cm 27,6 x 20,9

Pittore, scrittore, critico letterario, illustratore, fotografo, regista cinematografico, Giulio Aristide Sartorio ha affrontato con libertà con linguaggi diversi sovrapponendo arte e dato biografico. Dopo essersi confrontato con i grandi temi dell’estetismo e simbolismo internazionale nel fecondo ambiente della Roma bizantina, ha contribuito nei primi anni del Novecento alla costruzione di un nuovo linguaggio nazionale con la realizzazione del grande fregio dell’aula del Parlamento italiano e nell’ultima stagione della sua vita ha riletto in chiave déco con giocosità e ironia i grandi temi della sua arte. L’interesse per il libro d’arte, che veicolasse la parola attraverso immagini aderenti alle sue qualità espressive, è presente nella sua ricerca grafica sin dalle prime prove in ambito dannunziano, tra cui si distingue la partecipazione nel 1886 all’edictio picta di Isaotta Guttadauro. I rapporti con d’Annunzio e la frequentazione dello stimolante cenacolo raccolto dall’artista Francesco Paolo Michetti a Francavilla al Mare avevano, tuttavia, spinto l’artista, già autore di testi critici e componimenti poetici, a cimentarsi con il romanzo e la sceneggiatura e ad approfondire la ricerca tecnica nel campo della fotografia e del cinema, strumenti tutti che gli permettevano di realizzare l’ideale sintesi delle arti della Gesamtkunstwerk wagneriana. In tale contesto vede la luce Sibilla, opera che si caratterizza per lo sperimentalismo tecnico. A partire dal 1912 circa Sartorio lavora, infatti, in parallelo a Sibilla e alle illustrazioni per il Christus di Fausto Salvatori, pubblicato nel 1932, realizzando a biacca e inchiostro su carta le tavole da riprodurre attraverso la tecnica della fotoincisione, a cui si era accostato alla metà degli anni Novanta dell’Ottocento attraverso Michetti e Giuseppe Primoli. Se nelle sue prime prove a stampa, tra cui The masque of Anarchy (1895) e gli ex libris realizzati entro l’inizio del Novecento la tecnica di riferimento era l’acquaforte, a partire dagli anni Dieci l’artista si orienta vero l’imitazione della xilografia, probabilmente proprio sotto l’influsso del revival della tecnica promosso dalla rivista “L’Eroica”, che non a caso ospita le sue prime prove e poi pubblica nel 1922 Sibilla. Nei numeri speciali della stessa rivista dedicati nel 1913 a Sartorio, Sergio Corazzini descrive il procedimento utilizzato per trasporre i modelli su lastre di zinco al fine di realizzare delle incisioni a rilievo che simulassero l’effetto xilografico [1].  Pubblicato solo nel 1922 in 1333 esemplari su carta pregiata per i tipi L’Eroica nel 1922, Sibilla – Poema Drammatico in quattro atti era già in parte comparso su “L’Eroica” tra il 1913 e 1914 [2]. Alcune tavole erano state, inoltre, presentate nel 1914 a Firenze alla I Esposizione internazionale di bianco e nero della Società di belle arti e a Roma alla Prima Esposizione della Probitas e ancora nel 1915 a Roma all’esposizione annuale della Società degli amatori e cultori delle belle arti e a Venezia alla Biennale del 1922[3]. Protagonista del dramma, costruito attingendo a fonti della mitologia classica e nordica e della letteratura medievale, è Lionello giunto casualmente nel “paradiso segreto” della Sibilla, personificazione della bellezza pagana, l’ammaliatrice che  ricorre che ricorre nella produzione sartoriana, costellata di sirene, circi egorgoni. Il tema della perdizione viene, tuttavia, ribaltato da Sartorio e Sibilla, genesi di tutti i mali, sposa Lionello redenta dall’amore. L’opera in esame è, dunque, il modello per la tavola riprodotta a pagina 106 del volume, che illustra lo smarrimento di Lionello di fronte alla bellezza di Sibilla, identificata con le sirene: “O sirena del mondo misterioso, tutto vacilla, il vero s’inabissa, sento l’anima mia conquisa e scissa perduta nel tuo volto malioso”. Sentimento d’amore che travolge anche Sibilla, che invoca la salvezza portata dalla luce dell’aurora. È interessante rilevare che Sartorio non illustra pedissequamente il testo, ma si muove su due piani paralleli, dando forma attraverso le immagini alla tempesta interiore che attanaglia i due protagonisti ormai pronti a cedere all’amore. Le sirene assaltano i naviganti che resistono strenuamente. Il tema dell’uomo salvato dalla bellezza e dall’amore costituisce, d’altronde, anche l’asse portante del film Il mistero di Galatea, realizzato tra il 1919 e il 1920.

 

 

Teresa Sacchi Lodispoto



[1] Le “Illustrazioni tipografiche” di G.A.Sartorio, “L’Eroica”, IV, 1913, 32-33.

[2] Sull’argomento cfr. “L’Eroica” e la xilografia, catalogo della mostra, Milano, Biblioteca Nazionale Braidense,1981, pp. 52-54.

[3] I Esposizione internazionale di bianco e nero. Società delle belle arti di Firenze, catalogo della mostra, Firenze 1914, pp. 88 nn. 129-133; Prima Esposizione della Probitas, catalogo della mostra, Milano 1914, p. 8 nn.17-24, p. 9 nn. 26-32; Società amatori e cultori di Belle Arti. LXXXIV Esposizione di Belle Arti, catalogo della mostra, Roma 1915, p. 24 n. 7-11; 13.esposizione internazionale d'arte della città di Venezia, catalogo della mostra, Firenze 1922, p. 39 n. 70

 

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