Stima
€ 15.000 - 20.000
Lotto venduto
€ 37.460
I prezzi di vendita comprendono i diritti d'asta
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Informazioni
olio su tela
cm 136 x 110
cm 136 x 110
L’iconografia della tela è di complessa decifrazione. L’allegoria, forse commissionata in occasione di una nascita, sembra riferirsi al VI libro dell’Eneide là dove la Sibilla Cumana, sacerdotessa di Apollo, guida nell’oltretomba Enea permettendogli di parlare con l’anima del padre Anchise. Questi profetizza la storia futura della stirpe che nascerà dall’unione del figlio con la principessa Lavinia.
La tela, assegnata a Francesco Rosa (Ginevra 1638 – Roma 1687) in occasione dell’asta di Sotheby’s a New York (20 gennaio 1999, lotto 244), è stata di recente attribuita a Pietro Paolo Raggi (Genova 1646 – Bergamo 1724).
Sicuramente siamo di fronte a un pittore di grande eclettismo, proprio della pittura genovese barocca. Le figure, simili a bassorilievi, sono animate da forti contrappunti luminosi e chiaroscurali, come nel volto caricaturale del demone in secondo piano. La Sibilla, dipinta a seno scoperto mentre volge il suo sguardo verso lo spettatore per carpirne l'attenzione, sembra, invece, una versione barocca de La Fornarina di Raffaello, secondo il sincretismo proprio delle immagini che associano liberamente modelli antichi e moderni. La matrice genovese è ulteriormente confermata dall’influsso di Rubens, presente a Genova, con qualche interruzione, dal 1604 fino al 1607, al cui stile rimanda la figura del bambino al centro della composizione, mentre la ricerca luministica, evidente nella resa teatrale della composizione, rimanda alla stagione inaugurata a Genova dal Merisi (anch’esso a Genova nel 1605) che si tradusse poi nel “neocaravaggismo” presente in molti pittori liguri del Seicento.
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