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Opere dalla collezione di Bruno Mantura

martedì 23 marzo 2021 • Roma

121

Franciszek Krudowski

(Cracovia 1860 - 1945)

Ritratto di Jan Styka, 1881

Stima

€ 500 - 800

Lotto venduto

€ 1.536

I prezzi di vendita comprendono i diritti d'asta

Informazioni

olio su tela, senza cornice
cm 65,5 x 49
firmato e datato in basso a sinistra: - Krudowski - / 1881

Il dipinto attesta lo stretto rapporto di amicizia intercorso tra i pittori polacchi Franciszek Krudowski e Jan Styka (Leopoli 1858 – Roma 1925), allievi dell’Accademia di belle arti di Vienna, che poco più che ventenni si erano trasferiti a Roma, dove avevano risieduto presso il Palazzo Venezia, all’epoca proprietà del governo austriaco [1]. Giunto nella città eterna con una borsa di perfezionamento nel 1880, Krudowski era stato raggiunto l’anno successivo da Styka, anch’egli vincitore del Premio Roma. I due, che già a Vienna avevano copiato i grandi maestri conservati nelle gallerie locali, si erano concentrati sullo studio dell’arte antica, ma avevano mostrato anche interesse nei confronti delle antichità romane rilette attraverso la mediazione di Henry Siemiradzki, autore dell’acclamatissimo Le torce di Nerone (1876, Cracovia, Museo Nazionale). Krudowski aveva, in seguito, prolungato il soggiorno romano fino al 1893, per poi, dopo un periodo di viaggi, stabilirsi a Cracovia, dove si era dedicato principalmente ai temi religiosi e mitologici. Styka, illustratore, patriota, poeta e pittore di successo, dopo un ulteriore periodo di perfezionamento a Cracovia sotto la guida di Jan Matejko, si era dedicato alla pittura religiosa e di storia e si era distinto realizzando dei Panorami monumentali, raffiguranti la Battaglia di Raclawice con Wojciech Kossak (1893, Bratislava, Museo Nazionale), la Transilvania (Bem in Siedmiogrod) (1897) disperso in frammenti, il Golohta (1896, Glendale, Forest Lawn Memorial Park), esposto nelle maggiori città europee prima di prendere la strada degli Stati Uniti. La tela in esame, datata 1881, segue un primo ritratto di Styka realizzato da Krudowski ancora a Vienna. L’identificazione del giovane modello, avanzata da Bruno Mantura, può essere confermata sulla base del ritratto fotografico pubblicato nel catalogo della mostra dell’artista tenutasi nel 1899 presso il Comune di Leopoli [2]. L’impianto compositivo e la gamma cromatica dell’opera attestano la profonda ricerca che Krudowski stava all’epoca conducendo sulla pittura del rinascimento italiano. Secondo un popolarissimo modello cinquecentesco Styka indossa un abito scuro dal colletto bianco, che riflette la luce illuminando il volto dagli aggraziati lineamenti, ed è ritratto leggermente di tre quarti con un libro tra le mani. Nella calibratissima costruzione dello spazio, completamente saturato dalla figura umana, la mano, chiarissima, costituisce il naturale contrappunto al volto, in un gioco di equilibri tra incarnati e stoffe. L’impianto tradizionale, certamente influenzato dai recenti studi, ma scevro di ogni accademismo, è riletto e attualizzato dallo sguardo intenso con cui il giovane studente di pittura si volge verso lo spettatore, svelando con un’occhiata le speranze e aspettative, ma anche le inquietudini, proprie della generazione di artisti nati dopo la metà dell’Ottocento, che si apprestano inesorabilmente a entrare nel nuovo secolo portando avanti una ricerca costruita attorno alla dialettica tra tradizione e modernità. Non a caso altrettanto intimo, intenso e moderno è lo sguardo di Krudowski nel ritratto (Varsavia, Museo Nazionale) realizzato l’anno successivo sempre a Roma dallo stesso Styka.

 

 

Teresa Sacchi Lodispoto



[1] A. Małaczyński, Jan Styka (szkic biograficzny), Lwów, Drukarnia Uniwersytecka, 1930, pp. 16-17.

[2] Wystawa obrazów Jana Styki w sali Domu Narodowego we Lwowie, catalogo della mostra, Leopoli, Domu Narodnego, marzo 1899.

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