in oro
41,82 gr. - Diam. 44,00 mm.
Dritto: Croce ornata e fogliata, accantonata da quattro foglie di vite. In esergo sigle F P (Francesco Pasqualigo, massaro); - Rovescio: Leone in soldo, entro scudo ornato.Montenegro manca. Paolucci manca. Della massima rarità.
Usuali debolezze nel fogliame al D/ e tracce di ribattitura. Due lievissimi colpetti al /R ma esemplare di notevole bellezza e conservazione.
Bello SPL.
La monetazione veneziana è contraddistinta dalla presenza di opulenti multipli in oro, giunti fino a noi in numero estremamente esiguo e oggi considerati oggetti collezionistici di eccezionale interesse.
A Venezia era prassi consolidata recarsi in zecca per sostituire monete fortemente usurate con esemplari “nuovi”; da tale consuetudine derivò la pratica ordinaria di realizzare multipli dello zecchino utilizzando le tipologie monetali correnti. È noto, inoltre, come tra le famiglie patrizie vi fosse una viva competizione nel far coniare multipli aurei da esibire e ostentare (cit. Dott. Eupremio Montenegro, I dogi e le loro monete, p. XLIII).
Nel caso specifico si presenta un magnifico modulo da 12 zecchini, una pezzatura ad oggi inedita nella letteratura per il doge Pietro Grimani, ma pienamente coerente, sotto il profilo filologico, con le emissioni realizzate dai dogi precedenti e successivi.
Questo esemplare, oltre a distinguersi per il suo straordinario fascino estetico, con il “potente” leone di San Marco raffigurato al rovescio, assume anche un’ulteriore e rilevante valenza storico-numismatica, poiché consente di colmare un vuoto significativo nella produzione monetale riferibile al dogado di Pietro Grimani.