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“La peste che il tribunale della sanità aveva temuto che potesse entrar con le bande alemanne nel milanese, c’era entrata davvero, come è noto; ed è noto parimente che non si fermò qui, ma invase e spopolò una buona parte d’Italia”.
Con queste parole Alessandro Manzoni apre il capitolo XXXI del suo capolavoro I Promessi Sposi, quello in cui racconta la tragedia della peste che colpì Milano a partire dalla fine del 1629, nota ai più come “peste manzoniana”.
In seguito allo scoppio della guerra di successione di Mantova e del Monferrato, le truppe imperiali composte dai lanzichenecchi diffusero il morbo nel Ducato di Milano, che ne fu inizialmente l’epicentro.
Nel 1630 anche la città di Venezia fu colpita dalla devastante epidemia di peste bubbonica che causò la morte di oltre 40.000 abitanti, circa un terzo della popolazione.
Per volontà del Doge Nicolò Contarini, del Patriarca Giovanni Tiepolo e con decreto del Senato, si decise di erigere una chiesa votiva dedicata alla Madonna della Salute, invocandone l’intercessione per la cessazione del morbo.
Destinata a sorgere presso la confluenza tra il Canal Grande e il Canale della Giudecca, il progetto fu affidato all’architetto Baldassarre Longhena. L’opera, iniziata nel 1631, venne portata a compimento nel 1687, divenendo uno dei simboli più suggestivi della città.