in argento
55,33 gr. - Diam. 49,00 mm.
Dritto: Busto drappeggiato e corazzato a destra; - Rovescio: Stemma con busto coronato a tre facce all'interno di una cornice ornata sostenuta da cherubini alati.
MIR 899/1. CNI 14. Davenport 4135. Raro.
Di bel modulo, ampio e regolare, privo di fratture.
BB/SPL.
Il piccolo borgo di Retegno entrò a far parte del dominio della famiglia Trivulzio il 2 gennaio 1654, grazie al celebre “Diploma di Ratisbona”. Con questo atto, l’imperatore Ferdinando III volle premiare i meriti del Cardinale Gian Giacomo Teodoro Trivulzio, concedendogli Retegno e il vicino villaggio di Bettola come baronia imperiale. Oltre a ciò, gli fu riconosciuto il titolo di principe e il privilegio di coniare moneta, allora definito con l’espressione “facoltà di punzone e crogiolo”.
I Trivulzio erano una delle famiglie nobili milanesi più antiche, con radici che risalivano al XII secolo. Nel Cinquecento vantavano un’incredibile serie di possedimenti e titoli. Il Cardinale decise di affidare la progettazione della zecca di Retegno all’architetto Leon Battista Barattieri, tra i più rinomati del tempo, e una volta conclusa iniziò a coniare monete nel 1676.
Gli zecchieri e gli incisori che vi lavorarono contribuirono a diffondere il nome di Retegno in tutto il mondo. Tra questi, spicca Giovanni Battista Brusasorzi, attivo tra il 1676 e il 1682, le cui incisioni artistiche riportano, sul petto, il Collare del Toson d’Oro e, nel giro della moneta, la data 1676, testimoniando l’abilità e la fama raggiunta dagli artigiani di Retegno.