Storie

La bellezza nascosta nei paesaggi dei nudi artistici

Dietro i corpi ritratti si cela l’attenzione del fotografo all'ambientazione. Centosessanta figure svelate e centosessanta paesaggi da scoprire

In una fotografia di nudo lo sguardo dello spettatore è naturalmente e necessariamente attirato dal corpo maschile o femminile ritratto e dalla sua posa. A una prima riflessione questa sembra essere la conseguenza logica di una tipologia di immagine per sua natura “spoglia”, nata per esaltare la semplice bellezza delle forme dei corpi. Ma, proprio per la “povertà” del numero dei suoi elementi compositivi, a un secondo livello di lettura ci si rende ben presto conto dell’attenzione riservata dal fotografo ai restanti elementi della composizione, in primis l’ambientazione e il paesaggio circostante. Sono rare le occasioni in cui poter studiare così tante fotografie di nudo di autori di epoche e nazionalità diverse come quella offerta da Finarte con l’asta Unveiled BeautyGrazie a essa possiamo scoprire e approfondire alcune delle diverse tipologie di paesaggi in cui i corpi denudati sono stati ritratti e carpire, forse, le motivazioni degli autori per la scelta fatta.

Uno dei paesaggi più usati dai fotografi è sicuramente quello naturale re-interpretato da ognuno nel suo stile e a rappresentazione delle sue ricerche.

GAETANO D’AGATA Caino, anni 1910/1920

Se analizziamo per esempio la produzione di alcuni autori di inizio del Novecento, come i tedeschi Baron Wilhelm von Gloeden e Wilhelm von Pluschow o l’italiano Gaetano d’Agata, i ragazzi raffigurati sono immersi in un ambiente chiaramente mediterraneo: si intravede il mare in lontananza, forse delle radure, delle palme e delle agave. Tutto l’ambiente circostante deve contribuire a rendere quel ricordo di Eden perduto che per gli autori era la classicità,  accentuato dalle pose dei modelli ispirati alla statuaria greca e romana.

Più minimalisti, i set naturali di altri autori come l’americano Nick Nordwood, il francese Claude Faville o l’italiano Roberto Salbitani, in cui per esaltare la fragilità e la morbidezza dei corpi i soggetti vengono colti adagiati e sdraiati su pietre e scogli scomodi, duri e sfaccettati, quasi inospitali, che al contrario sprigionano una immagine di forza ed eternità. 

Una delle principali componenti del corpo umano è l’acqua e proprio per questo è uno degli elementi che ritorna di più nelle fotografie di nudo, alla ricerca di una forma di assonanza. Sono un esempio le opere di John Rutter, Sally Gall o Jock Sturgess, in cui le modelle sono totalmente rilassate e comunicano un profondo senso di serenità e pace.

JOCK STURGES Maia and Minna, Montalivet, France, 1994

Se le fotografie di nudo ambientate in esterno sono una rappresentazione di innocenza e coesione con una natura incontaminata, al contrario le composizioni di nudo in interno spesso hanno un lato più complice e sexy legato al proibito. Maestro indiscusso di questa tipologia di immagini l’artista, designer e intellettuale poliedrico Carlo Mollino che ha fotografato centinaia di ragazze in pose osé nel suo appartamento torinese per poi tenere nascoste le immagini. Dove è un susseguirsi di lingerie, ammiccamenti, pelli di animali e naturalmente oggetti di design. 

Anche le prostitute di un bordello in Spagna ritratte da Henri Cartier-Bresson nel 1933 sembrano invitare lo spettatore a entrare nella fotografia, con un gioco di sguardi intenso e sottolineato dal bellissimo bianco nero e dalla composizione.

Al chiuso di quattro mura tutto o quasi è concesso, sembrano dirci due autori ammirati proprio per gli eccessi delle loro ricerche più famose: il giapponese Araki e il ceco Jan Saudek

NOBUYOSHI ARAKI Senza titolo (Bondage), anni 1990

Il primo in stanze totalmente anonime e prive di qualsiasi elemento connotativo ama legare con delle corde e sospendere in aria le sue modelle secondo i dettami del bondage. Una pratica feticista divenuta suo marchio di fabbrica.

Il secondo inscena in stanze fatiscenti e macabre raffigurazioni con personaggi che sembrano derivati dal mondo del circo o del Grand Guignol: contorsioniste e mangia fuoco compiono le loro azioni ignorandoci, abitanti di un mondo “altro”.

Laddove Jan Saudek apre le porte agli incubi vi sono altri autori che decidono di posizionare i protagonisti delle proprie immagini in mondi onirici e inventati.

Tra loro Occhiomagico, nome d’arte di Giancarlo Maiocchi. Ne La camera chiara di Narciso una ragazza sembra essere sospesa nel vuoto in una stanza con le pareti fatte di terra e delle strane caffettiere alle pareti, mentre un altro corpo nudo di donna si intravede nell’uscio della porta.

OCCHIOMAGICO La camera chiara di Narciso, 1982

Ne Le grandi labbrain una strana stanza illuminata da un neon una ragazza sembra pronta a cominciare una danza sfrenata. Fotografie/collage in cui l’artista sembra rappresentare le sue fantasie.

Anche un salotto di casa può divenire un luogo da sogno, lo sa bene l’americana Leslie Krims, se si gioca con gli oggetti presenti o si riempie con stampe raffiguranti Gesù Cristo.

L’italiano Toni Meneguzzo preferisce invece trasformare direttamente la propria modella in una figura mitologica facendola inglobare man mano, grazie a una sequenza di scatti, dallo scoglio su cui posava.  D’altronde cosa non è il corpo umano se non esso stesso un paesaggio?

LUCIEN CLERGUE Les Geantes, Camargue, 1978

E lo si può comprendere benissimo osservando alcuni scatti di Franco Fontana, Lucien Clergue, Mario Giacomelli o Augusto De Luca, tutti autori che giocando sapientemente con inquadrature e tagli sono riusciti a trasformare i dettagli delle forme delle modelle in skyline di montagne, rocce, nuvole o coste. Immagini e giochi di sicuro effetto perché rapiscono gli occhi e la mente di chi li guarda.

Centosessanta figure svelate e centosessanta paesaggi da scoprire nel catalogo dell’asta Fotografia: Unveiled Beauty del prossimo 14 marzo.

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