Circondarsi di cose belle: l’Asta di Arte Moderna e Contemporanea chiude l’anno

Dicembre da sempre è un periodo un po’ “magico” per il Natale, le vacanze di metà anno, gli sport invernali e le feste in famiglia, quest’anno, forse bisognerà essere un po’ più bravi a crearsela da soli la magia, perché no? Circondandosi di cose belle. Un buon momento per implementare la bellezza attorno a noi è sicuramente l’Asta di Arte Moderna e Contemporanea del 18 dicembre a Roma. Vediamo assieme alcune di queste cose belle e impegnate.

Infatti, chissà, se Gino Marotta avrebbe mai sospettato che le sue sculture cinquant’anni dopo sarebbero state apprezzate non solo per le forme ma anche per l’attualità  del loro messaggio, con l’interesse generale sempre più concentrato sulle materie plastiche e il loro utilizzo. 

GINO MAROTTA, Palma, Anni ’70

La sua scelta di utilizzare un materiale “freddo” ed industriale come il perspex per rappresentare brandelli di natura sembra essere ora il miglior manifesto per promuovere un mondo nel contempo più tecnologico e ecosostenibile e i lotti 46 (€ 4.000 – 6.000) e 47 (€ 5.000 -7.000), le sihlouette rispettivamente di una palma e di una giraffa dai colori brillanti sono perfette in questo senso. 

GINO MAROTTA, Giraffa, 1972

Spesso non si considera il fatto che un’opera oltre alla sua forma estetica e alla storia dell’artista che l’ha creata porta con sé anche un vissuto legato ai luoghi dove è stata esposta, ai suoi proprietari, agli occhi di chi l’ha vista e sicuramente un’opera che potrebbe raccontarci mille storie è il Limone di Messina (lotto 136,€ 30.000 – 40.000), opera di Fortunato Depero.

FORTUNATO DEPERO, Il limone. Messina, 1926/27

Nata infatti in una prima versione a collage come copertina per la rivista della camera agrumaria di Messina, è poi divenuta un quadro ad olio per scopi espositivi e pubblicitari e solo un personaggio come Depero poteva raffigurare un limone donandogli dei lineamenti orientaleggianti: gli occhi a mandorla e dei lunghi baffi finissimi da dignitario dell’antica corte cinese. La bravura del rendere più appetibile un prodotto italianissimo come l’agrume giallo, esotizzandolo.  Un genio dell’arte e della comunicazione.

Nel periodo natalizio, tra i regali più gettonati ci sono i libri. I migliori sono sicuramente quelli che aprono la mente e fanno sognare e quale miglior libro ci permetterebbe di farlo se non uno in cui le righe e le storie possono essere letteralmente create da noi, in cui ogni volta che lo sfogliamo la storia cambia con mille ambientazioni e finali diversi. Stiamo parlando di uno dei libri/opere d’arte ricamati da Maria LaiPiccolo libro per Antonio (lotto 144, € 10.000 – 15.000), in cui i fili di cotone danno tridimensionalità e ritmo al flusso di pensieri dell’artista, che ci regala una spartitura su cui sognare le mille e mille storie che la nostra immaginazione saprà suonarci sopra. 

MARIA LAI, Piccolo libro per Antonio, 1989

“Creta, creta mia, materia mia artificiale, ma carica per metafora di tutto ciò che ho visto, amato, di ciò a cui sono stato vicino, delle cose che ho sentito dentro, con cui, in fondo, mi sono, volta per volta, identificato”.

Una vera e propria dichiarazione d’amore questa di Leoncillo. Parole forti e passionali per descrivere un rapporto, quello con la creta, che ha segnato tutta la sua vita, probabilmente molto più di qualsiasi rapporto umano e noi, fortunati, ne possiamo apprezzare i frutti come ad esempio con una delle sue famose cariatidi, lotto 222, (€ 22.000-24.000).

LEONCILLO LEONARDI, Cariatide, 1945

L’algidità e freddezza delle forme classiche dell’iconografia delle cariatidi di epoca greca e romana, qui si scioglie grazie all’espressività e forza del gesto, l’artista attraverso le sue mani gli ha infatti trasmesso quelle tensioni e energie proprie della vita. Un moderno Pigmalione.

Ci sono opere che sembrano nascondere dei misteri e una di queste è l’opera del 1961 di Achille PerilliLa profezia suicida, (lotto 229, € 30.000-40.000). Un quadro che sembra ritrarre un altro quadro al suo interno, di cui l’artista delinea i contorni con segni decisi e immediati.

ACHILLE PERILLI, La profezia suicida, 1961

Un’opera dai tocchi rapidi, giocata sui toni dei grigi, che dimostra la bravura pittorica dell’artista romano e la sua sapienza nel gestire gli equilibri che conducono lo spettatore letteralmente a perdersi nei suoi enigmi. Medesima sensazione che si prova anche al cospetto di altre opere della storia dell’arte come ad esempio “La Sposa messa a nudo dagli scapoli” ai più conosciuta come “Il Grande vetro” di Marcel Duchamp. Provate ad accostarle: non pensate anche a voi che tra loro ci siano degli echi di rimando? Un quadro sicuramente degno dell’attenzione di ogni collezionista.

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