Il simbolismo e l’iconografia dell’uovo nell’arte

“L’uovo ha una forma perfetta benché sia fatto col culo”

Questa famosa frase del designer Bruno Munari sottolinea una realtà indiscutibile. Come è indiscutibile che proprio la sua figura gli ha permesso di essere uno dei simboli più diffusi dalla notte dei tempi. Effettivamente come si fa a non rimanere stupefatti riflettendo sul suo candido guscio contemporaneamente rigido e fragile che racchiude il caos liquido della vita?

Da bambini quante volte giocando avremo chiesto: “Ma è nato prima l’uovo o la gallina?”, il paradosso per antonomasia  su cui anche i filosofi greci come Aristotele o Plutarco hanno dibattuto. La risposta più plausibile secondo molte credenze popolari e religiose è una sola: l’uovo. Per questo il suo uso iconografico è in tutte le culture: dal Giappone alla Polinesia, dal Perù all’India, dall’Egitto alla Finlandia, dalla Cina all’Africa l’uovo è la rappresentazione del seme primordiale da cui tutto ha avuto inizio.  Un’immagine talmente forte non poteva non attirare l’attenzione degli artisti entrando a buon diritto in alcuni capolavori della Storia dell’Arte indipendentemente dal periodo storico o dal movimento artistico.

Piero della Francesca, <em>Pala di Montefeltro</em> (Pinacoteca di Brera)

Piero della Francesca, Pala di Montefeltro (Pinacoteca di Brera)

Basta citare per cominciare la Pala di Montefeltro realizzata, all’incirca nel 1472, da Piero della Francesca ed ora conservata alla Pinacoteca di Brera di Milano. Summa del pensiero artistico del maestro aretino è una sacra conversazione in cui oltre al duca Federico di Montefeltro, ritratto da prode cavaliere, compaiono anche la moglie Battista Sforza nelle fattezze della Madonna e il figlio Guidobaldo. Raffigurazione costruita su una prospettiva centrale il cui fulcro è l’uovo di struzzo che scende dalla volta a forma di conchiglia e come una perla rimane sospeso al di sopra del viso della Sacra Maria.  Un uovo la cui trascendenza è sottolineata dall’assenza di ombre riportate. L’ovulo diviene contemporaneamente rappresentazione della purezza e perfezione del concepimento del Sacro bimbo che della sua futura Risurrezione. La luce irreale e fredda, i volti impassibili, le pose dei corpi dei santi contribuiscono a comunicare un assoluto senso di perfezione e armonia.

Quella stessa beatitudine sarà ricercata da alcuni dei molteplici personaggi dipinti da Hieronymus Bosch nel suo Giardino delle delizie, 1480-1490 ca. in questo caso però il guscio delle uova è rotto e gli esseri umani ci si tuffano letteralmente agognando il ritorno ad uno stato di pace.

Un dettaglio del <em>Giardino delle delizie terrene</em> di Hieronymus Bosch

Un dettaglio del Giardino delle delizie terrene di Hieronymus Bosch

L’uovo si ricomporrà nella sua forma ideale comparendo in alcuni dei quadri del surrealista belga René Magritte ad esempio nelle Affinità elettive, del 1933, un uovo gigantesco riempie nella sua interezza una gabbia per uccelli. Come ha fatto ad entrarci? Cosa ne uscirà? Non ci è dato sapere, ma sicuramente l’immagine stimola la nostra curiosità. Di tre anni successivi La chiaroveggenza. Un autoritratto di Magritte impegnato a copiare un uovo appoggiato su una tovaglia rossa. Ma, stupore, quello che sta ritraendo è un uccellino che si libra in volo. L’artista demiurgo ha la potenza di rappresentare il futuro.

Uova sode, sciolte, integre, rotte, incrinate, all’occhio di bue, fritte, insomma in tutte le salse, compaiono nelle opere di un altro grande surrealista, Salvador Dalì. Per lui l’uovo assume un’importanza tale da adornarne i tetti del suo studio a Port LLigat, paesino di pescatori sulla costa brava della  Spagna, qui uova gigantesche si stagliano contro il cielo simili a sentinelle della sua mente sfrenata.  Nella Metamorfosi di Narciso, del 1937, di forma ovale è la testa del mito greco cui si contrappone la mano che regge un uovo da cui spunta un fiore di narciso. Nel 1948, nel dipinto Aurora, l’alba di un nuovo giorno l’uovo è raffigurato con il rosso e vivo tuorlo, mentre l’albume diviene un fiume solcato in barca dall’essere del futuro. Nella Vénus Spatiale, bronzo che sarà prossimamente in asta, l’uovo poggia in equilibrio sopra il pube in una rappresentazione della fecondità senza tempo come allude la presenza di un orologio che ha perso la sua funzione primaria essendo liquefatto.

Fertilità è anche il tema della scultura Concetto Spaziale – Natura, del 1967, di Lucio Fontana in ottone lucidato: opera in asta lo scorso 4 giugno 2019 e venduta a € 123.000. In quest’opera il maestro dei tagli trasporta le sue ricerche nelle tre dimensioni, una forma ovale primordiale solcata nella sua perfezione da due semplici segni esprime una forza inaudita. Il divenire e mutare della materia e della sua “natura” e di tutte le percezioni fisiche ad essa legate sono la perfetta rappresentazione del fluire della vita e del pensiero. Come afferma il primo principio della termodinamica: l’energia non si crea né si distrugge ma si trasforma, proprio come fa Lucio Fontana nelle sue opere.
Un’altro “uovo” di Fontana sarà inserito nella prossima asta di Arte Moderna e Contemporanea che si terrà a Roma.

LUCIO FONTANA, <em>Concetto Spaziale, Natura</em>, 1967 - Venduto € 123.000

LUCIO FONTANA, Concetto Spaziale, Natura, 1967 – Venduto € 123.000

Chi invece distrugge qualcosa (il guscio), è Piero Manzoni, in quello che sicuramente è il miglior omaggio mai fatto all’uovo da un’artista. L’artista milanese, il 21 luglio 1960, presso la galleria Azimuth realizza la sua performance Consumazione dell’arte dinamica del pubblico invitando i presenti a mangiare delle uova sode da lui cucinate e innalzate al grado di opera d’arte riportando sul guscio l’impronta del suo pollice. L’artista consapevolmente invita alla distruzione della sua creazione, a cibarsene contribuendo così alla rigenerazione del corpo. Un’opera sicuramente ironica che però riflette profondamente sul tema dell’eucaristia e della risurrezione.

Prepariamoci anche noi a risorgere dalla quotidianità casalinga forzata mangiando qualche uovo, magari di cioccolata, perché no? Ma senza esagerare come faceva Sylvester Stallone in Rocky.

 

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