Arte Africana: una prestigiosa collezione svizzera

Milano, mercoledì 14 ottobre 2020

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Lwalwa (Repubblica Democratica del Congo), regione meridionale del Congo

Legno leggero dipinto in rosso bruno, bianco e nero
H 33 cm
Maschera di danza.
Il viso è diviso in due parti dal lungo naso ad angolo diedro, bocca a tubo, occhi a fessura rettangolare, mento a punta, orecchie appena accennate: una forma che noi definiamo “stile cubista”.

Stima

€ 8.000 - 10.000

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Provenienza

- Antica collezione Georges Stoecklin (Cagnes-sur-mer) (*);
- Ex collezione Paolo Morigi (Lugano) (Etichetta inv. Morigi n° 243);
- Ex collezione privata (Lugano);


Bibliografia

- FELIX MARC LEO "100 Peoples of Zaire and their sculpture: Lwalwa pagg. 94-95" Bruxelles 1987;
- FELIX MARC LEO & AUTORI VARI “Congo Masks – Masterpieces from Central Africa” Bruxelles 2018, Edited by Marc Leo Felix, pagg. 140-145;
- AUTORI VARI "Face of the Spirits: Masks from the Zaire Basin" Anversa 1993, pagg. 97-105;
- Huguette Van Gelewe in FRY JAQUELINE "Twenty-five African Sculptures" National Gallery of Canada, Ottawa 1978, pagg. 82-87;
- CORNET JOSEPH "Art de l'Afrique noire au pays de fleuve Zaire" Bruxelles 1972, pag. 183;
- FAGG WILLIAM "Masques d'Afrique dans les Collections du Musée Barbier-Muller" Genève 1980, pagg. 132 e 133

I Lwalwa costituiscono una popolazione di circa 20.000 individui che vivono nel triangolo formato dal fiume Kasai ed il suo affluente la Lueta, nel sud ovest dell’antica provincia del Kasai, al confine con l’Angola. Le maschere di questo piccolo gruppo appartenevano ai membri della società segreta Ngongo. Erano indossate durante i rituali per calmare gli spiriti sacri ed incrementare il successo nelle attività della caccia. Uscivano anche nelle danze organizzate per celebrare i funerali e per le nomine dei dignitari di rango. Vi sono maschere di tipo maschile e anche di tipo femminile come questo esemplare (Mushika). I Lwalwa usano un sistema singolare per tenere la maschera aderente al viso durante le danze: fanno passare una cordicella di fibre nel foro praticato sotto il naso bloccandola con un nodo. Il danzatore tiene la corda con i denti facendo aderire la maschera al viso. Questo è il motivo per cui le maschere di questo gruppo sono prive dei i fori lungo il bordo.

(*) Georges Stoecklin (1937-1997). E’ stato un mercante d’arte africana operativo in Francia negli anni ’50.Era il genero di Roger Bédiat (1897-1958) che negli anni ’20 si installò nella regione di Abidjan per organizzare nella colonia francese una piantagione di caffè. La Costa d’Avorio all’epoca era ancora poco accessibile e la brousse diventava impraticabile dopo le piogge. Bédiat si interessò alla cultura indigena e l’incontro a Parigi con Charles Ratton all’Esposizione Coloniale del 1931 gli offrì la possibilità di iniziare una collaborazione come fornitore di opere tribali. Così, trovò importanti capolavori raccolti nella regione, alcuni dei quali oggi sono presenti nei musei.
Elementi bibliografici su : GOY BERTRAND “Cote d’Ivoire - Premieres regards sur la sculpture - 1850 / 1935” Parigi 2012, pag. 206(Roger Bédiat) e, Georges Stoecklin, pag. 215;


Contatti

Arte Africana

Via Paolo Sarpi, 6 - milano
Tel: 02 3363801