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Informazioni
Bella lettera scritta da un segretario e firmata in calce dal Cardinal Pacca, due facciate, 300 x 210 mm., indirizzata da Roma, 7 febbraio 1816, a Pisa ad un tale Riccardo Vannucchi, forse legato all'omonima stamperia Vannucchi.
Note Specialistiche
Splendida lettera del celebre Cardinal Pacca, famoso soprattutto per l'omonimo editto emesso dal cardinale Bartolomeo Pacca e approvato il 7 aprile 1820 da papa Pio VII.
Il testo è composto di 61 articoli ed elenca divieti e proibizioni, nonché le sanzioni per chi non li rispetta. L'editto Pacca del 1820 specifica le regole per la protezione delle opere d'arte e dei monumenti. Tali regole sono enunciate in modo organico: ad esempio, è nominata l'autorità suprema delle azioni di tutela (il cardinale Camerlengo) che viene affiancata da un organo tecnico consultivo, la Commissione di Belle Arti, a sua volta supportata dalle diverse autorità territoriali.
Nella lettera in questione si respira il profumo della Grande Storia, quando si menzionano le incombenze legate alle decisioni prese nel Congresso di Vienna, di due anni precedente: "...Giunto poi a Roma la molteplicità degli affari delle mie Cariche, dovendosi specialmente eseguire quanto si era stabilito nel Congresso di Vienna relativamente alla Santa Sede, mi ha fatto perder di vista quella di cui V.S. mi avea incaricato. Uscito dal Quirinale nei primi giorni di luglio, più volte mi è venuto in mente di tenerne proposito con N.ro Signore [il Pontefice], riflettendo però dietro alle osservazioni da me fatte, che Egli non è troppo persuaso ad accettare simili dediche, ne ho deposto affatto il pensiero. (...)".
Il testo è composto di 61 articoli ed elenca divieti e proibizioni, nonché le sanzioni per chi non li rispetta. L'editto Pacca del 1820 specifica le regole per la protezione delle opere d'arte e dei monumenti. Tali regole sono enunciate in modo organico: ad esempio, è nominata l'autorità suprema delle azioni di tutela (il cardinale Camerlengo) che viene affiancata da un organo tecnico consultivo, la Commissione di Belle Arti, a sua volta supportata dalle diverse autorità territoriali.
Nella lettera in questione si respira il profumo della Grande Storia, quando si menzionano le incombenze legate alle decisioni prese nel Congresso di Vienna, di due anni precedente: "...Giunto poi a Roma la molteplicità degli affari delle mie Cariche, dovendosi specialmente eseguire quanto si era stabilito nel Congresso di Vienna relativamente alla Santa Sede, mi ha fatto perder di vista quella di cui V.S. mi avea incaricato. Uscito dal Quirinale nei primi giorni di luglio, più volte mi è venuto in mente di tenerne proposito con N.ro Signore [il Pontefice], riflettendo però dietro alle osservazioni da me fatte, che Egli non è troppo persuaso ad accettare simili dediche, ne ho deposto affatto il pensiero. (...)".
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