Stima
€ 800 - 1.200
Lotto venduto
€ 1.080
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Informazioni
Nove fotolitografie a colori in cofanetto orgiinale
cm 50 x 36 ciascuna ; cm 51 x 37 x 2 cofanetto
Edizione 63 di 100
Ciascuna numerata, firmata e datata a matita al margine bianco inferiore recto
Mario Cresci (Chiavari, Genova 1942) frequenta il Corso Superiore di Industrial Design a Venezia dove conosce Italo Zannier che lo introduce alla fotografia. Si trasferisce in Basilicata prima nel 1967 quando esordisce con un visionario lavoro fotografico su Tricarico e poi nel 1968 dove a Matera apre il primo studio grafico della regione. Fotografo poliedrico passa dalla ricerca concettuale (è suo nel 1969, alla galleria il diaframma di Milano, il primo environement fotografico) a quella di gusto antropologico, dall’indagine sul paesaggio con cui partecipa a “Viaggio in Italia” alla riflessione recente sul rapporto fra le opere e la loro rappresentazione. Intensa anche la sua attività didattica in varie città e la direzione dal 1991 al 2000 dell’Accademia Carrara a Bergamo dove vive.
cm 50 x 36 ciascuna ; cm 51 x 37 x 2 cofanetto
Edizione 63 di 100
Ciascuna numerata, firmata e datata a matita al margine bianco inferiore recto
Mario Cresci (Chiavari, Genova 1942) frequenta il Corso Superiore di Industrial Design a Venezia dove conosce Italo Zannier che lo introduce alla fotografia. Si trasferisce in Basilicata prima nel 1967 quando esordisce con un visionario lavoro fotografico su Tricarico e poi nel 1968 dove a Matera apre il primo studio grafico della regione. Fotografo poliedrico passa dalla ricerca concettuale (è suo nel 1969, alla galleria il diaframma di Milano, il primo environement fotografico) a quella di gusto antropologico, dall’indagine sul paesaggio con cui partecipa a “Viaggio in Italia” alla riflessione recente sul rapporto fra le opere e la loro rappresentazione. Intensa anche la sua attività didattica in varie città e la direzione dal 1991 al 2000 dell’Accademia Carrara a Bergamo dove vive.
Poteva, operando in una delle regioni di quello che un tempo si chiamava profondo Sud, riprendere il filo della peraltro grande tradizione reportagistica, ma Mario Cresci è sempre stato per fortuna uno spirito inquieto, sempre alla ricerca di quel qualcosa di non scontato che tanto spesso scorre sotto le vene del reale. Così è entrato nelle case dei suoi nuovi concittadini e loro gli hanno mostrato le fotografie tenute in casa e spesso provenienti da quanti dei loro parenti erano emigrati in paesi lontani. Ne è così risultato un cortocircuito visivo nel contrasto, qui ben visibile, fra la povertà della casa della protagonista testimoniata dal muro alle sue spalle e l’eleganza esibita di chi per il ritratto ha messo gli abiti della festa. Sul paesaggio, che ha diversamente indagato, non si è fermato alla rappresentazione ma ha più volte riflettuto con esiti diversi: qui la sua indagine è in dialogo con la grafica con un suggestivo esito che si dipana in un crescendo che coinvolge la fotografia come linguaggio della ricerca.
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1028












