Informazioni
Due stampe all'albumina
cm 19,8 x 25,5 circa ciascuna
Titolo e credito del fotografo da negativo al margine bianco inferiore recto di ciascuna stampa
Giorgio Sommer (Francoforte sul Meno 1834 – Napoli 1914) prima di stabilirsi nel 1856 a Napoli lavora con successo in Svizzera. Dalle riprese delle montagne passa alla documentazione in tutta Italia spostandosi fra Roma, Milano, Firenze, Pisa e la Sicilia mantenendo però come sede fissa lo studio napoletano di via Chiaia. Pur essendosi caratterizzato per le riprese architettoniche di queste città, per quelle delle rovine romane e per una sequenza famosa dell’eruzione del Vesuvio, Sommer si dedicava anche a scene di genere che però non realizzava per strada ma in studio.
cm 19,8 x 25,5 circa ciascuna
Titolo e credito del fotografo da negativo al margine bianco inferiore recto di ciascuna stampa
Giorgio Sommer (Francoforte sul Meno 1834 – Napoli 1914) prima di stabilirsi nel 1856 a Napoli lavora con successo in Svizzera. Dalle riprese delle montagne passa alla documentazione in tutta Italia spostandosi fra Roma, Milano, Firenze, Pisa e la Sicilia mantenendo però come sede fissa lo studio napoletano di via Chiaia. Pur essendosi caratterizzato per le riprese architettoniche di queste città, per quelle delle rovine romane e per una sequenza famosa dell’eruzione del Vesuvio, Sommer si dedicava anche a scene di genere che però non realizzava per strada ma in studio.
Bisogna immaginare quel mondo di fine Ottocento dove le fotografie, da poco nate, erano le prime e uniche testimonianze a sostituire i rari disegni e i tanti racconti che narravano la grandiosità di un passato antico e glorioso che ora si presentava solo con le rovine. È fra queste che si muove Sommer, con il rigore del fotografo di architettura e il dinamismo del viaggiatore curioso, lo stesso atteggiamento provato dai giovani benestanti intenti al Gran Tour proprio in quei luoghi da poco tempo scoperti, restaurati, valorizzati e consegnati, anche grazie a queste fotografie, alla memoria. Nel silenzio che domina gli spazi vuoti, Sommer chiude il diaframma del suo banco ottico per aumentare la profondità di campo e così creare prospettive spettacolari dove ogni particolare è perfettamente a fuoco.
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