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Fotografia: ICONE ITALIANE

lunedì 18 Maggio 2026, ore 16:00 • Milano

1091

Bruno Stefani

(1901 - 1976)

Nevicata nel parco del Castello, Milano, anni 1940

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€ 200 - 300

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Informazioni

Stampa vintage alla gelatina ai sali d'argento
cm 29,1 x 38,5
Timbro del fotografo al verso
Bruno Stefani (Forlì 1901 – Milano 1978) trasferitosi nel 1925 a Milano a causa dei frequenti scontri con i fascisti, lavora professionalmente per l’editore Rizzoli e negli studi Aragozzini e Camuzzi ma porta avanti anche una ricerca personale vicina al pittorialismo. Il passaggio, fra i primi in Italia, alla Leica gli suggerisce un nuovo stile vicino al Costruttivismo e alla lezione Bauhaus che porta sia nel mondo amatoriale (nel 1930 fonda con Giuseppe Cavalli, Secco D’Aragona, Ferruccio Leiss, Alfredo Ornano, Giò Ponti, Emilio Sommariva e Federico Vender il Circolo Fotografico Milanese) che in quello professionale lavorando per il TCI e, con l’innovativo Studio Boggeri, per Dalmine, Olivetti, Pirelli. Il suo archivio è depositato allo CSAC di Parma.

Se nel lavoro professionale Bruno Stefani si segnalava per il modo innovativo con cui, dapprima usando il bianco e nero e poi il colore, affrontava la fotografia industriale, la sua ricerca personale è spesso caratterizzata dall’attenzione con cui realizzava in camera oscura stampe ineccepibili. Le due opere qui presentate sono dei veri esercizi di stile perché in uno ha indagato nella realtà di uno dei luoghi più fotografati del mondo, e lo fa con una ripresa che evita con decisione la retorica perché qui la città d’acqua non è quella delle gondole e della più o meno vera narrazione romantica, ma quella delle tope usate per il traporto locale delle merci come la ripresa ravvicinata ricorda. Nella seconda Stefani si concentra, invece, sulla spettacolarità della situazione che possiamo immaginare perché qui è evocata: l’improvvisa nevicata, che forse ostacolerà il traffico, qui crea un’oasi di silenzio in un parco isolato dal resto della città. È una immagine che, vista la conoscenza della storia della fotografia da parte dell’autore, riecheggia certe visioni realizzate da Ansel Adams. La cura della stampa non deve stupire: nell’ambito foto amatoriale era un tratto fondamentale e Stefani ci metteva di suo per dimostrare di potere ottenere risultati di pregio perché in quegli anni chi usava la pellicola 35 mm era guardato con sospetto da chi predicava l’indispensabilità del medio formato.

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