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Dipinti e Disegni Antichi

martedì 25 maggio 2021 • Roma

184

Antonio Campi

(Cremona 1525)

San Giovanni Battista in un paesaggio, 1584

Stima

€ 28.000 - 32.000

Lotto venduto

€ 34.980

I prezzi di vendita comprendono i diritti d'asta

Informazioni

olio su tela
cm 125 x 70,5

firmato e datato sul masso: ANTONIUS CAMPUS/ EQUES CREMONEN:/SIS FA. AN 1584


L’inedito dipinto di San Giovanni Battista risale all’attività più avanzata di Antonio Campi e si aggiunge al catalogo delle opere dell’artista cremonese, che fu attivo rappresentante ed originale esecutore, insieme al fratello Vincenzo, delle indicazioni iconografiche volute dalla Controriforma tridentina, promossa dall’arcivescovo Carlo Borromeo nella diocesi ambrosiana. 
Siamo grati al professor Marco Tanzi che ha visionato l’opera in foto, e che ci ha confermato la piena autografia del dipinto ad Antonio Campi. Secondo lo studioso il pittore sembra voler recuperare un prototipo perduto ed evidentemente normativo, eseguito almeno un decennio prima. Il forte accento “romanista” dello stile rimanda infatti alle opere degli anni Sessanta-Settanta del Cinquecento, mentre le dimensioni della tela dichiarano la sua destinazione privata. Forse il ricordo di una pala d’altare o meglio, di un affresco perduto, destinato alla raccolta di un aristocratico committente, magari lodigiano, legato all’entourage del Borromeo, che morirà il 3 novembre dello stesso 1584.
La datazione del dipinto risale proprio al torno di tempo in cui Antonio Campi era impegnato a dipingere Santa Caterina in carcere ed il Martirio della Santa nella chiesa di Sant’Angelo a Milano, ritenuta una tra sue opere più innovative, per via del sapiente uso della luce. 
La firma e la data del San Giovanni Battista appaiono impresse nell’iscrizione latina apposta sul cippo in primo piano: ANTONIUS CAMPUS/ EQUES CREMONEN:/SIS FA. AN 1584. 
Il titolo onorifico di Cavaliere Aurato dell’Ordine supremo di Cristo, che Campi aveva ricevuto l’anno prima da papa Gregorio XIII Boncompagni per i suoi meriti di architetto presso la S. Sede, che compare accanto al nome nell’iscrizione del presente dipinto, sta evidentemente ad indicare il nuovo status di cittadino stimato e di artista letterato, che non a caso vantava una biblioteca di oltre seimila volumi. 
Nella seconda metà del XVI secolo, infatti, Antonio, insieme al fratello Vincenzo, contribuì ad alimentare la fama della città di Cremona come centro d’arte indipendente e aperto all’innovazione. Per meglio comprendere il clima culturale in cui operarono i due pittori, è utile ricordare il ruolo culturale e artistico di Cremona nella Lombardia del XVI secolo, seconda per prestigio solo a Milano.
Rappresentato a figura intera, Giovanni Battista vestito di poveri abiti e di un manto scarlatto, siede su di un masso e guarda l’agnello a cui indica il cielo. Grande cura è riposta nell'impasto cromatico, denso e incisivo, nei toni brillanti e nella ricchezza degli effetti luminosi. Spiccano l'eloquenza della posa e la ricerca anatomica evidente nella resa del busto, nel braccio contratto nel gesto di sollevarsi, nel plasticismo delle gambe poderose. Si tratta di stilemi derivati da una rilettura dell'arte classica e soprattutto da un dialogo a distanza con l'arte di Michelangelo e dei suoi seguaci, che in quegli anni influenzavano il dibattito e la produzione artistica non soltanto italiana. Proprio nel 1584 Caravaggio era a Milano nella bottega di Simone Peterzano e senz’altro ebbe occasione di studiare le ultime opere di Antonio Campi, segnate da un naturalismo moderno e da un marcato chiaroscuro, elementi che anticipano la pittura del secolo successivo, come per primo ebbe a sottolineare Roberto Longhi. 
L’attribuzione ad Antonio Campi del presente lotto risulta ancor più stringente se si confronta con la pala d’altare raffigurante la Consegna delle chiavi a San Pietro, conservata all’interno di San Paolo Converso a Milano, dipinta tra il 1577 e il 1580. La medesima pennellata accomuna le due opere e descrive entrambi i volti di San Pietro e di San Giovanni Battista, che presentano la stessa morbidezza nell’incarnato, capelli fluenti e vaporosi, volto sottile e aggraziato.
Le analisi diagnostiche, eseguite dal laboratorio scientifico del Museo d’arte e scienza di Milano e disponibili su richiesta, hanno potuto documentare con certezza l’originalità dell’iscrizione e l’antichità della tela, i cui colori vivaci sono attualmente offuscati da vecchie ed ossidate vernici.
Si ringrazia la dottoressa Delia Somma per l’aiuto prestato nella catalogazione della presente opera.

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