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Arte Africana | Opere dalla collezione svizzera di Walter Schwab

mercoledì 13 ottobre 2021 • Milano

17

FANG, Camerun, regione meridionale, Gabon

Stima

€ 16.000 - 20.000

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Informazioni

h 40 cm
Testa di reliquario Byeri.
Legno a patina crostosa nera con tracce di sostanze oleose a trasudazione continua, erosione nella parte inferiore. Antico chiodo in ferro a sezione quadrata infisso sulla fronte, bullette di metallo sugli occhi.
Testa in legno che si presenta con la bocca a labbra chiuse sporte in avanti nel gesto di fare la mou (il broncio). La pettinatura, con una grande ciocca che scende dietro la nuca e due laterali più piccole, riprende una moda diffusa nella regione.La rotondità della fronte, il naso ben proporzionato, le bullette sugli occhi, l’assenza di orecchie, sono elementi che collocano quest’opera all’interno della tipologia classica delle teste Betsi. Il lungo collo cilindro è adatto al fissaggio della testa nella scatola delle reliquie, ora scomparsa. Il legno mostra segni di un utilizzo prolungato, soprattutto sulla testa, oltre a fessure d’epoca dovute alla lunga permanenza dell’opera nel clima equatoriale.
Queste sculture erano collocate sopra una scatola circolare di fibre vegetali intrecciate che conteneva alcuni resti del fondatore del clan: calotta cranica, reliquie, bracciali di investitura, ecc.L’insieme della testa più la scatola, Byeri, era conservata in un luogo di culto dedicato agli antenati.Ogni famiglia possedeva una Byeri che conservava gelosamente perché rappresentava un legame stretto con il mondo dei defunti.Durante i periodi delle ricorrenze dei defunti la Byeri veniva sottoposta ad un rituale che prevedeva la presentazione delle reliquie e l’unzione della scultura con oli e sostanze vegetali. Tracce di queste pratiche sono evidenti sulla superficie del legno.La statuaria Fang rappresenta un insieme stilistico omogeneo all’interno della produzione plastica africana. Le sculture Byeri, ritenute dei veri capolavori, sono apprezzate e ricercate in tutto il mondo per la sobrietà delle loro forme, per il loro stile armonioso ed espressivo, e per il profondo senso di serenità che trasmettono.Le teste Fang non sono dei veri ritratti di antenati ma rappresentano piuttosto i ricettacoli delle reliquie dei loro defunti. In alcuni esemplari, all’interno della fronte, sono stati nascosti pezzetti di reliquie. L’origine e l’anzianità delle teste Fang è stata oggetto di ricerche approfondite da parte di molti studiosi. L’americano John McKesson ritiene che le teste siano le opere più antiche dei Fang in rapporto alle sculture che invece sarebbero comparse in un periodo successivo. Lo specialista Louis Perrois è del parere che le teste siano una rappresentazione a diffusione locale dei Betsi, un sottogruppo Fang insediato nel Gabon centro occidentale, che avrebbe elaborato anche una forma di statuaria. Lo studioso francese Jean Laud segnala che i Fang si sarebbero insediati nella regione nella prima metà del XVIII secolo. Gli scultori avrebbero interrotto la produzione di oggetti rituali dal 1934 a causa del divieto delle autorità francesi e dell’azione di contrasto dei missionari.(Jean Laud 1971, pag. 59).

Provenienza

Ex collezione Walter Glaser (Basilea);
Ex collezione Eduard Hess (2001) (*);
Collezione Walter Schwab, Berna (inv. WS 544) (2002) Etichette di antica provenienza sono ancora incollate sul retro della scultura;

Bibliografia

PERROIS LOUIS, La statuaire Fang du Gabon, sulla rivista “Arts d’Afrique Noire” n° 7, inverno 1973, pagg.22 - 42;
PERROIS LOUIS, Arts du Gabon, Arnouville 1979 (119);
PERROIS LOUIS, Art ancestral du Gabon, Ginevra 1985 (106);
PERROIS LOUIS, Byeri Fang: sculptures d’ancetres en Afrique, Marsiglia 1992 (1002);
McKESSON JOHN, Réflexions sur l’évolution de la sculpture des reliquiaires Fang, Articolo pubblicato sulla rivista francese “Arts d’Afrique Noire” n° 63, autunno 1987, pagg.7 - 21;
LABURTHE TOLRA P. & FALGAYRETTES LEVAU C., Fang, Edizioni FONDAZIONE DAPPER; Parigi 1991 (277);
LAUDE JEAN, The Arts of Black Africa, Los Angeles 1971, pag. 59 (115);
AUTORI VARI, Les forets natales: Arts d’Afrique équatoriale atlantique, Musée du Quai Branly, Parigi 2017, pagg. 180 - 185 (966);
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