Di Cartier ce n’è uno solo

Se parliamo di alta gioielliera e orologi, Cartier è senza dubbio uno dei marchi più prestigiosi al mondo. D’altronde, se nel 1904 Edoardo VII re d’Inghilterra giunse a proclamare Cartier “Gioielliere dei re, re dei gioiellieri” ufficializzandone il ruolo di fornitore ufficiale della corona inglese, seguito anche dai regnanti di Italia, Grecia, Spagna e Portogallo, come possiamo noi dubitarne? Basti pensare che nel 2021 i re e regine nel mondo si possono contare sulle dita di una mano, mentre i negozi mono-marca Cartier sono più di 2.000. 

La boutique Cartier a Tokyo, © Simon Launay

Tutto ebbe inizio nel 1847 a Parigi, quando Louis-François Cartier, allievo gioielliere, decise di rilevare il negozio del proprio maestro Adolphe Picard dando vita a un impero del gioiello, aiutato da un innato senso del bello e degli affari. In pochi, ad esempio, sarebbero stati capaci di cogliere un’opportunità come quella offertagli nel 1870 dalla nascita della Comune di Parigi, una forma di governo socialista nato dal basso, a seguito delle pesanti sconfitte francesi nella guerra con l’impero prussiano, e che con la proclamazione della Repubblica privava gli aristocratici dei loro privilegi bloccandogli l’accesso ai propri depositi bancari.

Louis François Cartier, © Atelier Nadar — Fondation de la Haute Horlogerie

Nobili che, privati dei propri averi, per sopravvivere si videro costretti a vendere i loro preziosi proprio a Louis-François Cartier a prezzo più che concorrenziale, fornendogli materie prime per le sue creazioni. Una Repubblica di breve durata, che però fu determinante per gettare le basi della fama e ricchezza di Cartier, pronto a ricominciare a vendere le proprie opere d’arte in oro e pietre preziose nel successivo periodo di euforia e ritorno alla normalità.

Louis-François seppe dare vita a un vero e proprio gusto fatto da un mix di innovazione e classicità, portato avanti successivamente dai tre figli: Jacques che andò a gestire, nel 1909, l’apertura del primo negozio a Londra in New Bond Street 175; Pierre che si occupò della conquista del mercato americano con la sede di New York al n°653 della Fifth Avenue, nel 1917; ma, soprattutto Louis che divenne direttore della casa-madre di Parigi, dal 1899, in rue de la Paix 13.

Tre sedi ancora aperte e in cui trovare i gioielli unici della Maison francese che ha fatto del “su misura” il suo credo. Impossibile, infatti, trovare della linea più alta due gioielli identici. Se la clientela va dall’aristocrazia di tutto il mondo agli attori di Hollywood, dai Maharaja da “Mille e una notte” ai campioni dello sport, un motivo certamente è l’esclusività. Chi seppe dare una marcia in più alla Maison fu sicuramente Louis. Dalla sua mente e da quella dei suoi amici e collaboratori più stretti nacquero, infatti, alcuni dei pezzi iconici ancora tanto amati dal pubblico.

CARTIER, orologio Tortue Monopoussoir 2396, anni 2000, venduto per 27.550 €, asta di Orologi,  novembre 2020

A Jeanne Toussaint, direttrice creativa della gioielleria ma, soprattutto, compagna di vita e musa ispiratrice di Louis, e al suo amore per i felini va fatta risalire la nascita dello stile “animalier” e della prima linea del genere, Panthère del 1914, in cui proprio, la figura di una pantera diviene di volta in volta anello, bracciale o collana. Lanciata a livello pubblicitario da un’immagine creata appositamente dall’artista George Barbier, i gioielli erano un omaggio diretto alla stessa Jeanne il cui soprannome provate a indovinare quale fosse? Giusto, proprio Pantera!

A Louis e alla sua amicizia con il pioniere brasiliano dell’aviazione Alberto Santos-Dumont si deve, invece, la nascita del moderno concetto di orologio da polso. Fino al 1904, infatti, gli uomini per controllare l’ora potevano servirsi solamente di orologi da taschino. Per consentire all’amico aviatore di svolgere più agevolmente questa operazione durante i suoi tentativi di volo, Louis sviluppò il Santos-Dumont, un orologio in oro e acciaio ancora oggi amatissimo. Un modello di Santos da donna è stato battuto in asta a giugno 2020 per € 1.920 (lotto 660).

CARTIER, Orologio da donna Santos, venduto a 1.920 €, Jewelry Week giugno 2020

Nel 1916, furono invece i carri armati progettati dalla Renault per la Prima Guerra Mondiale a ispirare il secondo dei modelli intramontabili di orologeria Cartier, la linea Tank disegnata dallo stesso Louis, che voleva ricordare nelle forme le linee di uno di quei mezzi meccanici, completo di corpo e cingoli visto dall’alto (un particolarissimo Tank Cintrée Doppio Fuso degli anni ‘90 è stato battuto a 13.900 €lo scorso anno, in occasione dell’asta di Orologi).

CARTIER, orologio Tank Cintrée Doppio Fuso, anni ‘90. Venduto a 13.900 €, asta di Orologi, novembre 2020

È invece lo scrittore e intellettuale Jean Cocteau a suggerire, nel 1924, all’amico Louis l’anello Trinity, composto da tre vere in oro bianco, giallo e rosa intrecciate tra loro. Una sintesi al contempo di stabilità e mobilità perfetta per sancire la sua unione con l’autore di “Un diavolo in corpo” Raymond Radiguet. Una linea ancora oggi distribuita in mille varianti e interpretazioni proprio come il lotto 575 dell’asta di dicembre 2020, in cui i cerchi in metallo prezioso sono ulteriormente impreziositi da rubini, zaffiri e diamanti (venduto a € 2.200).

CARTIER, Anello con rubini, zaffiri e diamanti, venduto a 2.816 € , Jewelry Week giugno 2020

L’universo Cartier, a partire dalla direzione di Louis, ha saputo sempre circondarsi di artigiani e disegnatori di altissima qualità e visionari in grado di cogliere tutti i cambiamenti legati alle mode e i movimenti artistici come il Liberty, l’Art Decò, l’espressionismo tedesco, l’esotismo e molti altri ancora.

Per primi hanno introdotto materiali come platino, l’uso di mix di pietre preziose e perle giungendo a creare non solo grandi capolavori come la collana con il diamante Hope, soprannominata “porta-sfortuna” per le strane morti di vari suoi possessori e oggi conservata al Museo di Storia Naturale di Washington o il mitico collier regalato da Richard Burton a Elizabeth Taylor con incastonata una rarissima pietra di quasi 70 carati conosciuto oggi proprio con il nome della coppia di attori, ma anche capolavori forse minori per il valore ma non sicuramente per la fattura, come il lotto 510 dell’asta di giugno: un anello in oro giallo con pietra blu, pietre verdi e diamanti taglio brillante, della collezione Baroda, ispirato all’omonimo mitico stato principesco del Sub-continente indiano (venduto a 2.048 €).

CARTIER, Anello in oro giallo 18K, venduto a 2.048 €, Jewelry Week giugno 2020

Il pendente con zaffiro e diamanti, lotto 519 (venduto a 27.540 €), della stessa asta e perfetto per adornare il collo di una qualsiasi debuttante del mondo dell’aristocrazia di qualsiasi epoca come testimonia, per esempio, nella sua perfetta ricostruzione storica la recente serie tv Bridgerton.

 

CARTIER, pendente con zaffiro e diamanti, venduto a 27.540 €, Jewelry Week dicembre 2020

Sempre a dicembre, in occasione della Jewelry Week, è stata proposta una coppia di orecchini in oro, giada e Corniola, venduti a € 4.500 e disegnati dal designer Aldo Cipullo nel 1972. Un nome che probabilmente ai più non dice nulla, ma che ha segnato la storia più recente della maison: al designer napoletano si deve infatti l’ideazione sia del Love Bracelet che della linea Juste un Clou.

Il primo, del 1969, ispirato dalle cinture di castità, aveva la caratteristica di essere unisex e di avere una chiusura a vite con annesso un cacciavitino, sempre in oro. Fu oggetto di una campagna pubblicitaria in anticipo sui tempi, infatti le prime 25 coppie prodotte vennero donate ad altrettante coppie celebri di attori, musicisti, ecc… decretandone il successo immediato.

Foto di Gary Bernstein del Love Bracelet di Aldo Cipullo al MoMA, New York City / CC BY-SA 4.0

Si narra che alcuni ospedali di New York negli anni Settanta e Ottanta si dotarono del cacciavitino in oro come attrezzo per il pronto intervento, per quanto spesso gli fosse capitato di doverlo rimuovere durante i loro interventi. Se il fulcro del Love Bracelet è una vite, la caratteristica di Juste un Clou è la forma stessa. Il bracciale riproduce, infatti, un chiodo arrotondato, logicamente nei materiali più preziosi possibili: oro, argento e platino. La perfetta nobilitazione di un oggetto povero.

Solo Cartier si è potuto permettere di realizzare gioielli così innovativi perché fa parte del suo DNA da sempre e per questo piace e continuerà a piacere. D’altronde, possedere un Cartier permette di sentirsi parte di una grandissima famiglia e di entrare con lei nella storia della società e del gusto.


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