Arte Africana: una prestigiosa collezione svizzera

Milano, mercoledì 14 ottobre 2020

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Ashanti, regione di Kumasi (Ghana)

Legno duro a patina scura, perline di vetro
H 31,5 cm

Bambola della fecondità.
Sintesi stilizzata di una figura femminile che il genio degli scultori africani ha elaborato e che gli Ashanti si tramandano dalla notte dei tempi.


Stima

€ 8.000 - 10.000

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Provenienza

- Antica collezione Helmut Gernsheim (Castagnola di Lugano);*
- Antica collezione George F. Keller (New York/Davos) (Inv. G.F.K.169);
- Ex collezione Paolo Morigi (Lugano);- Ex collezione privata (Lugano);

Helmut Gernsheim (Monaco di Baviera 1913 - Lugano 1995). A Monaco negli anni ’30 si dedicò alla fotografia ed iniziò gli studi per la sua formazione accademica. Nel 1937 propose una serie di sue fotografie alla Mostra internazionale di Parigi tuttavia, per ragioni politiche, gli fu negata la possibilità di esporle. Nel 1946 dopo la guerra si trasferì a Londra, ottenne la cittadinanza britannica e per metà della sua vita lavorò alla Tate Gallery. E’ stato un fotografo di fama mondiale e collezionista di fotografie storiche. Pubblicò articoli di foto e strumenti fotografici. La sua raccolta di quadri, apparecchiature e foto, è stata considerata la più grande del mondo. Nel 1964 si stabilì in Svizzera a Castagnola di Lugano e si appassionò anche di arte africana.Ha venduto opere a George Keller, a Paolo Morigi e ad altri mercanti. Una sua famosa maschera Ekoi è stata esposta nel 1970 alla mostra di Zurigo. E’ pubblicata su “L’Arte dell’Africa Nera” Milano 1972, fig. O10.


Esposizione

- Berna 1980, Musée des Beaux Arts;
- Lugano 2002, Palazzo Riva, Banca Svizzera Italiana (BSI);


Bibliografia

Esemplare riprodotto in:
- MORIGI PAOLO “Raccolta di un amatore d’arte primitiva” Magliaso, Lugano & Kunstmuseum Berna, Svizzera 1980, tav. 171, pag. 173;
- VENTURI LUCA M. “Anime antiche, arte negra, da una raccolta di sculture dell’Africa occidentale” Banca BSI, Lugano 2002, tav. 29;

- FAGG WILLIAM “La sculpture africaine de Eliot Elisofon” Londra 1958, pag. 106, ill. 135;
- FAGG WILLIAM & PLASS MARGARET “African sculpture” Londra 1964, pag.13;
 - DAGAN ESTHER A. “African dolls for play and magic” Montreal, Canada 1990, pagg. 70 - 75;
- WILLET FRANK “African art” Londra 1971, pag. 112;
- RIVIERE MARCEAU “Les chefs-d’oeuvre africains des collections privées françaises” Paris1975,pag.74;

Queste bambole, chiamate “Akua-ba”, che nella lingua locale significa “benvenuto”, erano ordinate allo scultore da una donna in attesa di un bambino. La bambola, che rappresenta l’idea della bellezza per il gruppo Ashanti, veniva utilizzata come amuleto perché, secondo un’antica tradizione queste sculture avevano il potere magico di portare fortuna alla donna durante il parto e successivamente al bambino nel corso della sua infanzia.Le bambole più antiche si presentano con la testa circolare, il corpo costituito da un cilindro conico nel quale sono inserite piccole braccia orizzontali. Le gambe sono assenti. Erano ordinate allo scultore da una donna in attesa di un bambino e venivano custodite con cura per tutto il periodo della gravidanza come se si trattasse del loro figlio.Quando la donna usciva di casa si infilava la bambola nelle vesti dietro la schiena come portano i figli le donne africane durante gli spostamenti quotidiani. Dopo la nascita del bambino le bambole erano collocate sopra altari di famiglia, ma spesso le madri le offrivano alle figlie per i loro giochi infantili.Sono scolpite in legno duro con superfici ben levigate che non lasciano intravedere i segni degli attrezzi utilizzati dallo scultore. Le incisioni sono eseguite con tratti precisi e nella parte posteriore della testa si trovano sempre eleganti disegni astratti. Al centro del disco di base una lieve incisione nel legno indica il sesso femminile. Lo scultore le rende più preziose aggiungendo alla figura fili di minuscole perline di vetro colorato avvolte intorno al collo o appese ai piccoli fori disposti lungo la testa. La patina scura brillante è ottenuta con sostanze vegetali come olio di palma, noce di cola, o burro di karité. Nelle zone in rilievo la patina è assente per il continuo sfregamento con gli indumenti della donna e per le ripetute manipolazioni.


Contatti

Arte Africana

Via Paolo Sarpi, 6 - milano
Tel: 02 3363801