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In asta lunedì 18 Maggio 2026 alle ore 16:00
Informazioni
Dieci stampe a getto d'inchiostro in cofanetto originale
cm 25 x 18 circa (cm 18 x 18 circa immagine) ciascuna ; cm 43 x 33 x 5,5 cofanetto
Edizione 28 di 50
Ciascuna firmata a penna nera con timbro del fotografo al verso e numerata con numero progressivo a matita al margine bianco inferiore recto
Portfolio per Cassa Lombarda, titoli: Natura Morta, Muro a Fiorio, Muro Bianco, Muro Nero, Parigi Muro, Firenze Vicolo de' Donati, Villaggio nella Sierra Segura, Mykonos, Adriatico, Adriatico
Piergiorgio Branzi (Signa, Florence 1928 - Campagnano di Roma, Rome 2022) dichiaratamente influenzato dalla severità dell’arte toscana, inizia a fotografare nei primi anni ’50, viaggiando in motocicletta nelle zone più depresse del Meridione e del Veneto come di Grecia e Spagna, realizza reportage pubblicate su Il Mondo di Mario Pannunzio. Passato al giornalismo scritto e poi assunto in Rai, nel 1962 è il primo corrispondente occidentale a Mosca prima di passare a Parigi e viaggiare poi nel mondo come inviato speciale. In quegli anni fotografa per sé e solo negli anni ’90 ricompare con mostre e libri che ne certificano la grandezza.
cm 25 x 18 circa (cm 18 x 18 circa immagine) ciascuna ; cm 43 x 33 x 5,5 cofanetto
Edizione 28 di 50
Ciascuna firmata a penna nera con timbro del fotografo al verso e numerata con numero progressivo a matita al margine bianco inferiore recto
Portfolio per Cassa Lombarda, titoli: Natura Morta, Muro a Fiorio, Muro Bianco, Muro Nero, Parigi Muro, Firenze Vicolo de' Donati, Villaggio nella Sierra Segura, Mykonos, Adriatico, Adriatico
Piergiorgio Branzi (Signa, Florence 1928 - Campagnano di Roma, Rome 2022) dichiaratamente influenzato dalla severità dell’arte toscana, inizia a fotografare nei primi anni ’50, viaggiando in motocicletta nelle zone più depresse del Meridione e del Veneto come di Grecia e Spagna, realizza reportage pubblicate su Il Mondo di Mario Pannunzio. Passato al giornalismo scritto e poi assunto in Rai, nel 1962 è il primo corrispondente occidentale a Mosca prima di passare a Parigi e viaggiare poi nel mondo come inviato speciale. In quegli anni fotografa per sé e solo negli anni ’90 ricompare con mostre e libri che ne certificano la grandezza.
Lo sguardo del reportagista che era stato si ritrova anche nelle fotografie singole come quelle qui proposte. Colpisce, infatti, la capacità di cogliere molti elementi per farli confluire in una sola immagine che ben li rappresenti, una lezione questa acquisita facendo propria la lezione di Cartier-Bresson. Anche dal punto di vista stilistico Branzi è un vero indipendente: anche se è evidente la predilezione per le stampe in high key, di cui era maestro Giuseppe Cavalli, non ne condivide l’estetica crociana ma è molto più vicino al colto documentarismo di Luigi Crocenzi. Preziose per tutte queste ragioni il portfolio qui presentato dove ci si trova di fronte ad alcune delle sue fotografie più note spaziando dall’ironia che Branzi sa cogliere perfino riprendendo un muro, alle note composizioni dove lo spazio è quello di una scena di gusto teatrale.
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