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In asta lunedì 18 Maggio 2026 alle ore 16:00
Informazioni
Stampa vintage alla gelatina ai sali d'argento, stampata 1999
cm 31 x 40 (cm 25 x 37 immagine)
Edizione 9 di 25
Titolata, datata, numerata e firmata a matita al verso con timbro a secco del fotografo al margine bianco inferiore recto
Opera in cornice
cm 31 x 40 (cm 25 x 37 immagine)
Edizione 9 di 25
Titolata, datata, numerata e firmata a matita al verso con timbro a secco del fotografo al margine bianco inferiore recto
Opera in cornice
Gabriele Basilico (Milano 1944 - 2013) dopo la laurea in architettura, si dedica totalmente alla fotografia mettendo subito in luce uno stile analitico e asciutto sul modello di Walker Evans grazie al quale ottiene nel 1984, unico italiano, la partecipazione alla Mission Photographique de la DATAR. Da allora innumerevoli sono gli incarichi svolti nelle metropoli di tutto il mondo da Beirut a Bilbao, da San Francisco a Shanghai, da Mosca a Parigi senza dimenticare Roma e Milano, esposti in musei e istituzioni e pubblicati in libri fotografici sempre attentamente curati. Fra i riconoscimenti il Prix Mois de la Photo, l’Osella d’oro della Biennale di Venezia.
Grande maestro del bianco e nero, Gabriele Basilico lo è stato anche perché lo usava per mettere in evidenza i volumi degli edifici per trasformarli – come si può facilmente osservare in questa rigorosissima ripresa – in elementi in grado di occupare lo spazio in modo scenografico. Anche nel colore il grande fotografo milanese metteva in luce la sua particolare visione. Accostate, queste due fotografie illustrano molto bene la coerenza che lo ha mosso al di là delle scelte cromatiche. La prima opera fa parte del progetto Mathosinhos. Non c’è spazio né architettura senza luce ed è nato dall’incontro con l’architetto portoghese Alvaro Siza che in quella cittadina è nato e che nel libro citato che fa da catalogo all’omonima mostra accosta i suoi disegni alle fotografie. La presenza dell’acqua (qui è quella dell’oceano su cui si affaccia il locale porto industriale) è una costante che si ritrova dieci anni dopo in quella del Tevere. Per interpretare a modo suo Roma Basilico sceglie di farlo usando il fiume come guida da cui farsi accompagnare per realizzare un lavoro autenticamente originale privo com’è di qualsiasi retorica.
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