Stima
€ 1.500 - 2.000
Lotto venduto
€ 2.794
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Informazioni
Stampa alla gelatina ai sali d'argento stampata 2001
cm 30,8 x 40,1 (cm 25,9 x 35 immagine)
Titolata, datata, dedicata e firmata a penna nera con timbro del fotografo e timbro VERA FOTOGRAFIA al verso
cm 30,8 x 40,1 (cm 25,9 x 35 immagine)
Titolata, datata, dedicata e firmata a penna nera con timbro del fotografo e timbro VERA FOTOGRAFIA al verso
Bibliografia
Gianni Berengo Gardin, Vera Fotografia. Reportage immagini incontri, Contrasto, Milano, 2020, p.41
Gianni Berengo Gardin (Santa Margherita Ligure, Genova 1930 - Genova, 6 agosto 2025) aderisce a Venezia al circolo la Gondola, vive due anni a Parigi a contatto con Ronis e Doisneau e collabora con il Mondo. Sostenuto da Romeo Martinez, nel 1964 diventa professionista spostandosi a Milano dove inizia la collaborazione con il T.C.I.. L’anno seguente con Venise san Saisons pubblica il primo dei suoi trecento libri. Innumerevoli le mostre in tutto il mondo e i riconoscimenti come l’Oskar Barnack, il Lucie Award e la laurea honoris causa dell’Università Statale di Milano. Lavora da sempre in analogico in bianco e nero con la Leica. Se nella sterminata produzione di un fotoreporter come Gianni Berengo Gardin volessimo individuare le opere che lo hanno reso più famoso, le tre qui presentate rientrano fra le prescelte. A ribadire lo stile del grande fotografo, le immagini sono state realizzate con sguardo coincidente ma diverso, alternando la lenta riflessione alla lucida rapidità dell’attimo fuggente. Un giorno del 1977 in Gran Bretagna vede un’automobile, una classica e anzianotta Morris, posteggiata con il muso rivolto a una spiaggia. All’interno scorge le teste di una coppia e subito capisce che l’immagine suscita curiosità: perché i due se ne stanno lì fermi, che cosa si dicono, che cosa faranno? Si apposta alle loro spalle, mette al centro l’automobile che si staglia in un’atmosfera quasi metafisica. Qualcosa di simile lo anima di fronte a due giovani parigini che si baciano su una panchina incuranti del traffico e del mondo che gira indifferente attorno a loro: in questo caso bisognava scattare rapidamente perché altrimenti l’immagine poteva cambiare l’equilibrio lì raggiunto. Diversa è la ripresa della campagna toscana perché qui si trattava di sintetizzare in una sola inquadratura una serie di caratteristiche che rendono unico il paesaggio di quella regione. La fotografia è scattata da lontano in modo da mostrare il senso movimentato della collina ma l’elemento formidabile di questo insieme è costituito da quella strada serpeggiante che disegna strette curve che si destreggiano fra i cipressi svettanti e nel loro biancore di percorso sterrato. La presenza di una coppia che si accinge a percorrerla conferisce all’insieme un senso dinamico.
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