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In asta giovedì 25 Giugno 2026 alle ore 15:00
Informazioni
Importante carteggio inedito di Gabriele D'Annunzio con il Giovanni Rizzo composto da 83 lettere autografe firmate, degli anni che vanno dal 1923 al 1937.
Note Specialistiche
Si tratta del corposo epistolario con colui che il Vate finì per chiamare “occhiuto carceriere”, il questore e poi prefetto Rizzo che, su ordine del governo fascista, negli ultimi anni delle vita di D’Annunzio controllava le attività del Vittoriale.
Nonostante le maggior parte delle lettere principino colloquialmente con un ‘Caro amico’, il rapporto tra i 2 è chiaramente teso. Agli inizi il Vate è sempre aulico e sognatore come nell’ottobre del ’23: ‘Ieri volli rimanere in raccoglimento per ispirare negli adunati di Palazzo Chigi la mia volontà magica. E io, come Capo, so che - in certe ore - non bisogna mescolare il sacro al profano, l’ottimo al mediocre, il vero al falso’. In una lettera del febbraio 1928 D’Annunzio scrive: ‘Ella più volte mi ha dichiarato d’essere qui a mia disposizione, anzi ai miei ordini. S’Ella fosse qui soltanto per sorvegliarmi come “individuo pericoloso” saprei protestare con la mia ben nota energia contro la sua presenza’. Spesso D’Annunzio usa Rizzo come altoparlante dei suoi sentimenti per far arrivare messaggi al capo del governo. Alcune lettere sono incentrate sulle problematiche del cosiddetto “Patto marino” che tanto gli stava a cuore, oppure commentano le situazioni politiche all’epoca di attualità, sia in Italia che all’estero. Riferimenti al Re, a Ciano, al Duca d’Aosta, a Volpi, al ministro della giustizia Alfredo Rocco sono costanti. ‘Lo dica al nostro Capo’ cioè Mussolini sul quale D’Annunzio ha sentimenti altalenanti, passando dall’odio alla tenerezza come quando si dichiara ‘straziato dall’annunzio inatteso’ della morte di Arnaldo Mussolini e continua ‘Manderò una parola a Benito, maanche la mia parola è vana’. Alle volte è poetico (in una missiva del 1923 scrive alcuni versi in siciliano!), in molte si fa riferimento ai rapporti testi con Gabriellino, ‘figliolo degenere’ o ‘traviato’, mentre Baccara è spesso definita ‘l’ammirevole Luisa’ o ‘fior di pazienza’. Alcune lettere del 1924 parlano della misteriosa sparizione del manoscritto de La vergine delle rocce in seguito fortunosamente ritrovato su un treno: ‘tutto quel che mi tocca si converte in favola incredibile. L’avventura del manoscritto è veramente straordinaria’. Da altre missive risalta l’avversione del poeta alle cerimonie pubbliche, ma da tutte traspare il suo bisogno di essere ascoltato: ‘Il Vittoriale è, pur nel suo silenzio, una rocca di cristallo’. Magnifico insieme.Il lotto è soggetto al procedimento per la dichiarazione di interesse culturale del Ministero dei Beni Culturali
Nonostante le maggior parte delle lettere principino colloquialmente con un ‘Caro amico’, il rapporto tra i 2 è chiaramente teso. Agli inizi il Vate è sempre aulico e sognatore come nell’ottobre del ’23: ‘Ieri volli rimanere in raccoglimento per ispirare negli adunati di Palazzo Chigi la mia volontà magica. E io, come Capo, so che - in certe ore - non bisogna mescolare il sacro al profano, l’ottimo al mediocre, il vero al falso’. In una lettera del febbraio 1928 D’Annunzio scrive: ‘Ella più volte mi ha dichiarato d’essere qui a mia disposizione, anzi ai miei ordini. S’Ella fosse qui soltanto per sorvegliarmi come “individuo pericoloso” saprei protestare con la mia ben nota energia contro la sua presenza’. Spesso D’Annunzio usa Rizzo come altoparlante dei suoi sentimenti per far arrivare messaggi al capo del governo. Alcune lettere sono incentrate sulle problematiche del cosiddetto “Patto marino” che tanto gli stava a cuore, oppure commentano le situazioni politiche all’epoca di attualità, sia in Italia che all’estero. Riferimenti al Re, a Ciano, al Duca d’Aosta, a Volpi, al ministro della giustizia Alfredo Rocco sono costanti. ‘Lo dica al nostro Capo’ cioè Mussolini sul quale D’Annunzio ha sentimenti altalenanti, passando dall’odio alla tenerezza come quando si dichiara ‘straziato dall’annunzio inatteso’ della morte di Arnaldo Mussolini e continua ‘Manderò una parola a Benito, maanche la mia parola è vana’. Alle volte è poetico (in una missiva del 1923 scrive alcuni versi in siciliano!), in molte si fa riferimento ai rapporti testi con Gabriellino, ‘figliolo degenere’ o ‘traviato’, mentre Baccara è spesso definita ‘l’ammirevole Luisa’ o ‘fior di pazienza’. Alcune lettere del 1924 parlano della misteriosa sparizione del manoscritto de La vergine delle rocce in seguito fortunosamente ritrovato su un treno: ‘tutto quel che mi tocca si converte in favola incredibile. L’avventura del manoscritto è veramente straordinaria’. Da altre missive risalta l’avversione del poeta alle cerimonie pubbliche, ma da tutte traspare il suo bisogno di essere ascoltato: ‘Il Vittoriale è, pur nel suo silenzio, una rocca di cristallo’. Magnifico insieme.Il lotto è soggetto al procedimento per la dichiarazione di interesse culturale del Ministero dei Beni Culturali
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