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Borromini, Francesco
Opera del caval. Francesco Boromino cavata da suoi Originali cioè la Chiesa e Fabrica della Sapienza di Roma con le vedute in prospettiva., 1720
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In asta giovedì 25 Giugno 2026 alle ore 15:00
Informazioni
Roma, data in luce da Sebastiano Giannini all'insegna dell'Ancora in piazza Navona, 1720. In 2°. Titolo inciso, stemma di papa Clemente XI sul foglio successivo, dedica al lettore e indice dell’opera, il tutto inciso, completa del ritratto dell’autore sulla prima tavola non numerata, seguita da 43 tavole numerate (su 44, manca la tav.40) e da una doppia tavola finale non numerata, occasionali lievi macchie di ossidazione, ma nel complesso ESEMPLARE FRESCHISSIMO. Legatura coeva in cartone marmorizzato. Firma di possesso alla prima carta "Del Cav. di Robilant".
Note Specialistiche
L’Opera del Cavalier Francesco Borromini è uno dei più importanti libri di architettura del Barocco romano.
Pubblicata a Roma nel 1720 da Sebastiano Giannini, circa cinquant’anni dopo la morte di Francesco Borromini, raccoglie incisioni tratte dai disegni originali dell’architetto e documenta soprattutto il progetto della chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza. Dal punto di vista artistico e teorico, il libro è fondamentale perché mostra il metodo progettuale di Borromini: un’architettura basata su geometrie complesse, curve dinamiche e rapporti matematici innovativi, in netto contrasto con il classicismo più equilibrato di Gian Lorenzo Bernini. L’opera ebbe anche un ruolo storico importante: contribuì nel Settecento alla riscoperta di Borromini, che dopo la morte era stato in parte oscurato dalla fama di Bernini. Le incisioni circolarono molto tra architetti europei, soprattutto nei paesi di area germanica e nell’Europa centrale.
Pubblicata a Roma nel 1720 da Sebastiano Giannini, circa cinquant’anni dopo la morte di Francesco Borromini, raccoglie incisioni tratte dai disegni originali dell’architetto e documenta soprattutto il progetto della chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza. Dal punto di vista artistico e teorico, il libro è fondamentale perché mostra il metodo progettuale di Borromini: un’architettura basata su geometrie complesse, curve dinamiche e rapporti matematici innovativi, in netto contrasto con il classicismo più equilibrato di Gian Lorenzo Bernini. L’opera ebbe anche un ruolo storico importante: contribuì nel Settecento alla riscoperta di Borromini, che dopo la morte era stato in parte oscurato dalla fama di Bernini. Le incisioni circolarono molto tra architetti europei, soprattutto nei paesi di area germanica e nell’Europa centrale.
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