Informazioni
Venezia, eredi di L. Giunti, 1542. In 4°. Marca tipografica al frontespizio ed in fine volume, numerose tabelle, aloni e macchie, piccole lacune ai margini di poche carte, legatura originale in pergamena, titolo manoscritto al dorso macchie e difetti.
Note Specialistiche
Edizione molto rara dell’astronomo e matematico veronese Pietro Pitati, autore di numerosi trattati astronomici e di almanacchi.
Il nome di Pitati rimane legato agli studi cronologici e calendarici. L’inadeguatezza del calendario giuliano e delle regole stabilite dal Concilio di Nicea per il calcolo delle feste mobili cristiane – Pasqua in primis – era notoria da almeno quattro secoli, ma le numerose proposte di riforma non avevano trovato sbocchi. Mentre il Concilio di Trento non si occupò direttamente della riforma del calendario, l’ultima sessione riconobbe l’urgenza della materia delegandone la cura al pontefice. Il problema della data della Pasqua era stato affrontato da Pitati già nella sua prima opera, i Paschales atque noviluviorum mensurni canones indirizzati a Paolo III (1537); poco dopo egli pervenne alla regola tuttora in uso per mantenere la data della Pasqua in prossimità dell’equinozio di primavera, che cadeva ormai il 10 marzo (anziché il 21 come presupposto dal Concilio di Nicea). La provenienza della regola non viene menzionata né da Giglio né dal gesuita tedesco Christopher Clavius nella sua difesa della riforma gregoriana (1603), autori che si occuparono della riforma del Calendario, ma la critica moderna è concorde nell’assegnarne l’origine a Pitati.
Riccardi I, 285 e 286.
Il nome di Pitati rimane legato agli studi cronologici e calendarici. L’inadeguatezza del calendario giuliano e delle regole stabilite dal Concilio di Nicea per il calcolo delle feste mobili cristiane – Pasqua in primis – era notoria da almeno quattro secoli, ma le numerose proposte di riforma non avevano trovato sbocchi. Mentre il Concilio di Trento non si occupò direttamente della riforma del calendario, l’ultima sessione riconobbe l’urgenza della materia delegandone la cura al pontefice. Il problema della data della Pasqua era stato affrontato da Pitati già nella sua prima opera, i Paschales atque noviluviorum mensurni canones indirizzati a Paolo III (1537); poco dopo egli pervenne alla regola tuttora in uso per mantenere la data della Pasqua in prossimità dell’equinozio di primavera, che cadeva ormai il 10 marzo (anziché il 21 come presupposto dal Concilio di Nicea). La provenienza della regola non viene menzionata né da Giglio né dal gesuita tedesco Christopher Clavius nella sua difesa della riforma gregoriana (1603), autori che si occuparono della riforma del Calendario, ma la critica moderna è concorde nell’assegnarne l’origine a Pitati.
Riccardi I, 285 e 286.
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