Informazioni
Stampa vintage alla gelatina ai sali d'argento
cm 24,2 x 18,4
Timbro del fotografo al verso
Mario De Biasi (Sois, Bolzano 1923 – Milano 2013) inizia a fotografare in Germania, dove era stato deportato durante la Seconda Guerra Mondiale. Nel 1948 presenta la sua prima mostra personale al Circolo Fotografico Milanese e nel 1953 diventa professionista lavorando nello staff della rivista Epoca cui resterà legato fino alla sua chiusura nel 1997 e per cui pubblicherà più di cento copertine e innumerevoli servizi scattati facendo più volte il giro del mondo. Estremamente versatile, ha realizzato innumerevoli mostre e pubblicato libri sui più svariati argomenti.
cm 24,2 x 18,4
Timbro del fotografo al verso
Mario De Biasi (Sois, Bolzano 1923 – Milano 2013) inizia a fotografare in Germania, dove era stato deportato durante la Seconda Guerra Mondiale. Nel 1948 presenta la sua prima mostra personale al Circolo Fotografico Milanese e nel 1953 diventa professionista lavorando nello staff della rivista Epoca cui resterà legato fino alla sua chiusura nel 1997 e per cui pubblicherà più di cento copertine e innumerevoli servizi scattati facendo più volte il giro del mondo. Estremamente versatile, ha realizzato innumerevoli mostre e pubblicato libri sui più svariati argomenti.
Osservare le fotografie di un passato che ci pare più remoto di quanto non lo sia è un esercizio particolarmente intrigante perché non ci induce ad analizzare solo la tecnica di ripresa o la – peraltro pregevole – qualità delle stampe analogiche che ancora si conserva, ma ci porta a osservare il mondo che De Biasi raccontava. La fotografia del paesaggio milanese, per esempio, ci racconta di una città un po’ cupa con i marciapiedi rabberciati e, sorprese, solo due automobili di passaggio e nessuna posteggiata sul bordo della strada. Poi, però, c’è quella coppia accanto alla bicicletta che si parla e allora sì che Milano appare meno grigia. L’atra fotografia riprende in stazione dal basso in alto per conferirgli il vigore che non aveva quel trenino che i milanesi avevano soprannominato “gamba de legn” perché arrancava sbuffando per collegare la città con paesi e cittadine limitrofe.
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