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Fotografia: ICONE ITALIANE

lunedì 18 Maggio 2026, ore 16:00 • Milano

1034

Mario Dondero

(1928 - 2015)

Buchenwald, anni 1980

Diritto di seguito

Stima

€ 300 - 400

Lotto venduto

€ 241

I prezzi di vendita comprendono i diritti d'asta

Informazioni

Stampa alla gelatina ai sali d'argento su carta politenata
cm 23,5 x 30 (cm 19,5 x 28,8 immagine)
Titolata e firmata a penna verde al verso
Mario Dondero (Milano 1928 – Petritoli 2015) grandissimo fotogiornalista con un giovanile passato partigiano, frequenta il famoso bar Giamaica con gli amici fotografi Ugo Mulas, Alfa Castaldi, Uliano Lucas, Carlo Bavagnoli con cui condivide gli ideali progressisti. Nel 1955 realizza il sogno di spostarsi a Parigi dove si inserisce nel locale mondo intellettuale collaborando da allora con Le Monde, Le Nouvel Observateurne, in Italia, con L’Espresso, L’Illustrazione Italiana, Vie Nuove, L’Unità, L’Europeo, Epoca. Jeune Afrique, il Manifesto e negli ultimi tempi Diario. Da sempre attento al sociale (era stato nominato Camallo onorario dai portuali di Genova, città da lui molto amata), amava viaggiare per conoscere da vicino la realtà che voleva fotografare senza per questo dimenticare i suoi interessi letterari che lo portarono ad essere, nel 1959, fra gli scrittori del Noveau Roman che mise in posa in una celebre fotografia di gruppo scattata davanti alla sede delle Éditions de Minuit, il loro editore. Nonostante il disordine del suo archivio di cui poco si curava, amici e critici sono riusciti a fargli organizzare bellissime mostre e alcuni pregevoli volumi che certificano sia la sua curiosità e capacità comunicativa sia il suo inderogabile impegno politico e civile.

Due aspetti della realtà di Mario Dondero sono qui accostati. Da una parte l’amore per l’Africa, quella che stava liberandosi della feroce colonizzazione europea e stava cercando la strada della emancipazione. Le persone occupano lo spazio, come in questo caso, in un modo quasi simbolico e i loro vestiti quasi dialogano con le contorsioni delle rocce. Dall’altra parte questa immagine indica l’impegno politico e quello della memoria: la gelida e apparentemente neutra frase tedesca – significa “a ognuno il suo” – era sul cancello del campo di sterminio di Buchenwald ed era rivolta con disprezzo agli ebrei internati.
 

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