Informazioni
olio su tela
cm 238 x 154
cm 238 x 154
Esposizione
Sebastiano. Iconografie di un martirio tra passato e presente, Museo Sandro Parmeggiani, Renazzo, 20 gennaio - 30 marzo 2008 (n. 7)
Bibliografia
Scheda in Sebastiano. Iconografie di un martirio tra passato e presente, catalogo della mostra (Museo Sandro Parmeggiani, Renazzo, 20 gennaio - 30 marzo 2008), a cura di Maria Censi, Cento, 2008, p. 117, n. 7
L'opera è accompagnata da expertise della dott.ssa Berenice Giovannucci Vigi del 20 febbraio 2006.
La studiosa colloca l'opera nella prima attività italiana del pittore fiammingo, suggerendo una datazione attorno agli inizi del settimo decennio del Cinquecento, negli anni in cui Calvaert, giunto a Bologna verso il 1562, fu attivo nella bottega di Prospero Fontana e, successivamente, in quella di Lorenzo Sabatini. Il dipinto, quindi, fu probabilmente eseguito prima del soggiorno a Roma, città nella quale il pittore si trasferì nel 1572 per partecipare, al fianco del Sabatini, alla decorazione della Sala Regia in Vaticano.
Da un punto di vista stilistico l'opera risente della forte cultura controriformistica dell'epoca, al cui spirito aderisce sia nella scelta del tema - quello particolarmente apprezzato dell'apparizione della Vergine a un santo - sia nell'esecuzione di un'iconografia chiara e decorosa. L'elegante corpo di San Sebastiano, legato a un albero e delicatamente coperto da un perizoma, si mostra nel pieno dolore causato dalle frecce che lo trafiggono, mentre fiducioso rivolge lo sguardo, in estasi, alla Vergine che, insieme al Bambino, appare in alto, a sinistra, dentro a un cerchio di luce soprannaturale. In basso, a destra, uno stemma nobiliare è segno di una prestigiosa committenza.
La studiosa colloca l'opera nella prima attività italiana del pittore fiammingo, suggerendo una datazione attorno agli inizi del settimo decennio del Cinquecento, negli anni in cui Calvaert, giunto a Bologna verso il 1562, fu attivo nella bottega di Prospero Fontana e, successivamente, in quella di Lorenzo Sabatini. Il dipinto, quindi, fu probabilmente eseguito prima del soggiorno a Roma, città nella quale il pittore si trasferì nel 1572 per partecipare, al fianco del Sabatini, alla decorazione della Sala Regia in Vaticano.
Da un punto di vista stilistico l'opera risente della forte cultura controriformistica dell'epoca, al cui spirito aderisce sia nella scelta del tema - quello particolarmente apprezzato dell'apparizione della Vergine a un santo - sia nell'esecuzione di un'iconografia chiara e decorosa. L'elegante corpo di San Sebastiano, legato a un albero e delicatamente coperto da un perizoma, si mostra nel pieno dolore causato dalle frecce che lo trafiggono, mentre fiducioso rivolge lo sguardo, in estasi, alla Vergine che, insieme al Bambino, appare in alto, a sinistra, dentro a un cerchio di luce soprannaturale. In basso, a destra, uno stemma nobiliare è segno di una prestigiosa committenza.
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