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In asta giovedì 5 Novembre 2026 alle ore 16:00
Informazioni
olio su tavola
cm 61 x 45,5
cm 61 x 45,5
Note Specialistiche
Questo smagliante Autoritratto inedito, dipinto su tavola come i due conservati alla Galleria degli Uffizi, risulta del tutto simile, anche se di dimensioni maggiori, a quello (cm 54 x 44) giunto al museo fiorentino nel 1850 per legato di Bianca Milesi Mojon, patriota e scrittrice, amica del pittore che le aveva impartito delle lezioni di disegno. La qualità è alla pari, se non più alta, di quella dell’ esemplare fiorentino, per cui l’ opera costituisce una importante aggiunta al catalogo di Andrea Appiani.
Così per la cronologia dovrebbe riferirsi allo stesso periodo, tra il 1810 e il 1811, quindi nella piena maturità dell’ artista che aveva ormai realizzato le sue imprese più importanti, come il ciclo degli affreschi napoleonici di Palazzo Reale, e stava accingendosi a concludere il magnifico Parnaso, considerato il suo testamento pittorico, nella volta del salone di conversazione al piano nobile della Villa Reale di Milano, fatta erigere e abitata da Lodovico Barbiano di Belgiojoso e a quel tempo diventata residenza delle coppia vicereale di Eugenio de Beauharnais e Augusta Amalia di Baviera.Appare singolare come Appiani in questo, come in altri Autoritratti precedenti tutti improntati alla stessa essenzialità, abbia voluto rappresentarsi non come pittore con gli strumenti del mestiere, ma concentrandosi unicamente sui tratti del volto e sulla sua personalità resa dall’ intensità dello sguardo fisso sullo spettatore. Mentre la qualità della pennellata, che indugia sulla capigliatura argentea resa in tutto il suo spessore, sulla trasparenza dell’ epidermide e il taglio degli occhi intensi, risulta molto alta.
Riferimenti bibliografici
F. Leone, Andrea Appiani pittore di Napoleone, vita, opere, documenti (1754 - 1817), Milano, Skira, 2015;
Appiani. Il Neoclassicismo a Milano, catalogo della mostra (Milano, Palazzo Reale, 23 settembre 2025 – 11 gennaio 2026) a cura di F. Leone, F. Mazzocca, D. Piraina, Milano, Electa, 2025.
Fernando Mazzocca
Così per la cronologia dovrebbe riferirsi allo stesso periodo, tra il 1810 e il 1811, quindi nella piena maturità dell’ artista che aveva ormai realizzato le sue imprese più importanti, come il ciclo degli affreschi napoleonici di Palazzo Reale, e stava accingendosi a concludere il magnifico Parnaso, considerato il suo testamento pittorico, nella volta del salone di conversazione al piano nobile della Villa Reale di Milano, fatta erigere e abitata da Lodovico Barbiano di Belgiojoso e a quel tempo diventata residenza delle coppia vicereale di Eugenio de Beauharnais e Augusta Amalia di Baviera.Appare singolare come Appiani in questo, come in altri Autoritratti precedenti tutti improntati alla stessa essenzialità, abbia voluto rappresentarsi non come pittore con gli strumenti del mestiere, ma concentrandosi unicamente sui tratti del volto e sulla sua personalità resa dall’ intensità dello sguardo fisso sullo spettatore. Mentre la qualità della pennellata, che indugia sulla capigliatura argentea resa in tutto il suo spessore, sulla trasparenza dell’ epidermide e il taglio degli occhi intensi, risulta molto alta.
Riferimenti bibliografici
F. Leone, Andrea Appiani pittore di Napoleone, vita, opere, documenti (1754 - 1817), Milano, Skira, 2015;
Appiani. Il Neoclassicismo a Milano, catalogo della mostra (Milano, Palazzo Reale, 23 settembre 2025 – 11 gennaio 2026) a cura di F. Leone, F. Mazzocca, D. Piraina, Milano, Electa, 2025.
Fernando Mazzocca
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