Ci sono case che non si limitano a contenere una vita: la rivelano. Non sono semplici involucri, ma architetture interiori, mappe di un pensiero che ha preso forma nel tempo.
Non tutte le collezioni nascono per essere esposte. Alcune prendono forma lentamente, come una biografia silenziosa, intrecciando opere, oggetti e spazi vissuti. È il caso della collezione di Antonio Crivellaro (1942–2025), giurista di fama internazionale, professore e intellettuale, che ha coltivato per oltre cinquant’anni un rapporto profondo e privato con l’arte, come esercizio quotidiano di attenzione e conoscenza.

Abitare la bellezza. Le case di Antonio Crivellaro è il titolo della house sale che, per la prima volta, rende visibile questo universo, aprendo idealmente le porte delle due residenze che hanno segnato la sua vita: l’appartamento milanese e la villa di Lerici, affacciata sul Golfo dei Poeti. Due luoghi mai concepiti come spazi espositivi, ma come ambienti vissuti, attraversati, condivisi. Qui l’arte africana convive con il design, la pittura astratta del Novecento con arredi d’epoca rigorosi; le sculture si dispongono come presenze silenziose accanto a tavoli e finestre. Nulla appare esibito: tutto è vissuto.
La collezione riflette una visione coerente e originale, capace di tenere insieme epoche e linguaggi diversi. Accanto a una natura morta seicentesca di Isaak Denies, compaiono opere centrali dell’astrazione italiana e internazionale del Novecento di Alberto Magnelli, Atanasio Soldati, Piero Dorazio, Giorgio Griffa, Max Bill, insieme a sculture, arte africana, design storico e arredi d’autore.

Attorno al tavolo basso di Carlo Scarpa e ai piccoli troni lignei Yoruba, Crivellaro intratteneva gli ospiti con battute e invenzioni teatrali, ricordando che la bellezza, per lui, non era mai separata dall’ironia. Viaggiatore instancabile e docente capace di formare generazioni, visse l’arte come una presenza necessaria. Più volte pensò di separarsi dalle sue opere, senza mai riuscirci davvero: non riusciva a immaginarle lontane dalle stanze che le avevano accolte. La decisione finale è maturata solo nel suo testamento, affidata ai nipoti, come gesto di apertura e continuità.

Cresciuto in una famiglia veneta improntata a sobrietà e disciplina, affiancò alla carriera accademica una curiosità culturale vorace. Gli anni tra Padova e Harvard, nei primi Settanta, segnarono l’inizio di un rapporto profondo con l’arte contemporanea, maturato nei grandi musei americani e consolidato a Milano, dove prese avvio la collezione. La prima opera, una scultura in marmo di Natalino Andolfatto, arrivò in casa prima ancora degli arredi essenziali.
Nel frattempo, a Milano le opere iniziarono a occupare pareti e superfici domestiche, diventando parte integrante dell’abitare. Le composizioni geometriche evocavano nel Professore le grandi opere ingegneristiche osservate nel corso della sua attività professionale. In questo contesto la collezione si arricchì di una composizione di Atanasio Soldati, opera chiave del primo astrattismo italiano, seguita da tre lavori di Piero Dorazio, fondatore del gruppo Forma 1, che ampliarono la variabilità geometrica della raccolta.

Nel 2004 Crivellaro acquistò la villa di Lerici, dedicandola alla madre Bona. Nel salone, i vetri Venini, tra cui le cinque bottiglie della serie Bolle di Tapio Wirkkala, erano accostati ai tappeti berberi disposti in obliquo e alla poltrona bergère di Carlo Mollino; i servizi Richard Ginori accompagnavano le tele di Vittorio Matino. La villa, come la casa milanese, era pensata per la convivialità: un luogo di relazione, non di rappresentazione.

Nel 2009 acquistò l’appartamento di via Cossa a Milano, dove la collezione trovò una sintesi più compiuta. All’ingresso, la scultura Erma di Mario Negri, una scultura lignea africana Calao e una struttura Toguna Dogon segnavano simbolicamente la soglia. Nell’attico, le opere di Giorgio Griffa definiscono il nucleo più avanzato della raccolta, completata da un acquerello realizzato per la messa in scena de La vita di Galileo di Bertolt Brecht.

Questa house sale nasce così non come dispersione, ma come apertura: le opere lasciano le stanze che le hanno custodite per incontrare nuovi sguardi. Non soltanto una collezione, ma il racconto di un modo di stare al mondo – colto, rigoroso, affettuoso. Profondamente poetico.
Informazioni
5 marzo, ore 15:00 (prima tornata)
Abitare la bellezza. Le case di Antonio Crivellaro
6 marzo, ore 15:00 (seconda tornata)
Finarte, Milano, Via dei Bossi, 2
Esposizione / 20 – 21 febbraio: Villa Lerici solo su appuntamento
23 – 24 febbraio / Appartamento Milano solo su appuntamento
3 – 4 marzo / Via dei Bossi 2, Milano
Ufficio Stampa | Maria Grazia Vernuccio mariagrazia.vernuccio@mgvcommunication.it
