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In asta lunedì 18 Maggio 2026 alle ore 16:00
Informazioni
Stampa vintage al bromolio
cm 48,5 x 38,7 (cm 30 x 23 immagine)
Titolata e firmata a matita al margine recto
Domenico Riccardo Peretti Griva (Coassolo 1882 - Torino 1962) di professione magistrato di grande valore con una carriera conclusa come Presidente della Corte di Appello, ha seguito con passione la fotografia facendo parte della cosiddetta “Scuola Piemontese di Fotografia Artistica” insieme ad Achille Bologna, Stefano Bricarelli, Carlo Baravalle, Italo Bertoglio. Il suo orizzonte culturale era quello del pittorialismo al cui interno ha conquistato un ruolo di primo piano. La conoscenza della tecnica di stampa e in particolare quella del bromolio-trasferto, che implicava notevole manualità e disponibilità alla sperimentazione, caratterizzano le sue fotografie. Tutto questo lo ha portato a una intensa attività espositiva e a una notevole presenza nelle pubblicazioni dell’epoca come il prestigioso annuario “Luci e ombre”.
cm 48,5 x 38,7 (cm 30 x 23 immagine)
Titolata e firmata a matita al margine recto
Domenico Riccardo Peretti Griva (Coassolo 1882 - Torino 1962) di professione magistrato di grande valore con una carriera conclusa come Presidente della Corte di Appello, ha seguito con passione la fotografia facendo parte della cosiddetta “Scuola Piemontese di Fotografia Artistica” insieme ad Achille Bologna, Stefano Bricarelli, Carlo Baravalle, Italo Bertoglio. Il suo orizzonte culturale era quello del pittorialismo al cui interno ha conquistato un ruolo di primo piano. La conoscenza della tecnica di stampa e in particolare quella del bromolio-trasferto, che implicava notevole manualità e disponibilità alla sperimentazione, caratterizzano le sue fotografie. Tutto questo lo ha portato a una intensa attività espositiva e a una notevole presenza nelle pubblicazioni dell’epoca come il prestigioso annuario “Luci e ombre”.
Piuttosto classica la fotografia realizzata in quell’ambiente montano che era particolarmente congeniale a Peretti Griva. In questo caso si nota un processo di sfaldamento dell’immagine in un paesaggio quasi arcadico caratterizzato da un’atmosfera serena come certificato dal primo piano dell’animale che guarda in macchina mentre sullo sfondo domina austero circondato di nuvole il Cervino in tutta la sua imponenza. Su Venezia, come molti, il fotografo piemontese si misurava alla ricerca di immagini che non fossero prevedibili o, peggio, retoriche. C’è da dire che negli anni Trenta la città non era ancora al centro delle immagini (per dire, prima di “Venise à fleur d’eau” di Fulvio Roiter nel 1954 non c’erano libri fotografici sulla città) ma sta di fatto che questa composizione verticale dove le gondole si stagliano sullo sfondo della Chiesa della Salute ha una pregevole compostezza.
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