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Note Specialistiche
Nelle sue Rime, edite prima nel 1530 e poi nel 1535, Pietro Bembo attua un'importante "rifondazione del petrarchismo": l'imitazione quattrocentesca di Petrarca, che mostra fino a quel momento una natura ibrida, riadattata e spesso occasionale, viene superata a favore di un travestimento totale della personalità letteraria dello scrittore toscano, che nel suo corpus poetico racconta di errori giovanili e di illusioni, di un sofferto e tormentato rapporto con Dio e di una maturità spirituale raggiunta solo in età adulta. Bembo instaura perciò, nel suo canzoniere, l'imitazione di quel tracciato storico dell'intimità personale già visibile nelle opere del poeta trecentesco. La struttura delle Rime, che conta 165 testi, segue il principio di un unico modello per ogni genere della comunicazione letteraria, discusso per la prima volta in uno scambio epistolare tra il 1512 e il 1513 con Giovanni Francesco Pico della Mirandola.
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