Informazioni
Venezia, Melchiorre Sessa, 1531. In 8°. Frontespizio entro un'elegante cornice xilografica decorata con putti, animali, piante etc., mancante parte dell'angolo superiore destro del frontespizio, restaurato, aloni di umidità alle prime carte e altri sporadici aloni, manca il fascicolo EE e le carte F1 ed F8, legatura in piena pergamena del sec.XVIII, titolo in oro su tassello al dorso, tagli blu. Sporadiche annotazioni di mano coeva.
Note Specialistiche
RARISSIMA PRIMA EDIZIONE DEL NOVELLINO DI MASUCCIO
La raccolta risente della lezione boccacciana per almeno due aspetti: il fatto che si apre con un un Prologo e si chiude con un parlamento dell’autore ed è composto da 5 parti, ognuna dedicata a un argomento e formata da 10 novelle; tutte le novelle sono precedute da un esordio e sono chiuse da un commento dell’autore. A differenza del Decameron non esiste nel Novellino un’occasione eccezionale per la narrazione, non c’è una vera e propria cornice. Il legame che unisce le novelle è il giudizio dell’autore. Il mondo delle novelle di Masuccio è popolato da un’umanità varia, ma dominano il gusto per il macabro e un'impostazione moralistica, unita sempre a una feroce invettiva contro la corruzione del clero. Venne così censurato e messo all’Indice, come anche il Decameron, riapparve nel 1765 a Lucca poi a Napoli nel 1874 in un’edizione curata dal patriota Luigi Settembrini e fortemente fiorentinizzata.
La raccolta risente della lezione boccacciana per almeno due aspetti: il fatto che si apre con un un Prologo e si chiude con un parlamento dell’autore ed è composto da 5 parti, ognuna dedicata a un argomento e formata da 10 novelle; tutte le novelle sono precedute da un esordio e sono chiuse da un commento dell’autore. A differenza del Decameron non esiste nel Novellino un’occasione eccezionale per la narrazione, non c’è una vera e propria cornice. Il legame che unisce le novelle è il giudizio dell’autore. Il mondo delle novelle di Masuccio è popolato da un’umanità varia, ma dominano il gusto per il macabro e un'impostazione moralistica, unita sempre a una feroce invettiva contro la corruzione del clero. Venne così censurato e messo all’Indice, come anche il Decameron, riapparve nel 1765 a Lucca poi a Napoli nel 1874 in un’edizione curata dal patriota Luigi Settembrini e fortemente fiorentinizzata.
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