Stima
€ 300 - 500
Lotto venduto
€ 5.760
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Informazioni
olio su tela, senza telaio
cm 50 x 30
cm 50 x 30
firmato in basso a destra: Morzenti
al retro, sul cartoncino di chiusura, timbri ed etichette di esposizione
Esposizione
Mostra Pittura Orobica del I 900, Bergamo, Centro Culturale il Conventino, 1984;
Mostra Commemorativa Natale Morzenti 1947-1997, Comune di Martinengo, ex convento delle clarisse, 1997
Mostra Commemorativa Natale Morzenti 1947-1997, Comune di Martinengo, ex convento delle clarisse, 1997
Bibliografia
S. Milesi, La Pittura a Bergamo Tra Ottocento e Novecento. Morzenti e il suo tempo fino a Alberto Vitali, Bergamo, 1996 (copertina)
Note Specialistiche
Presentato non casualmente quale copertina per il volume La pittura a Bergamo tra Ottocento e Novecento, il presente autoritratto (che abbiamo la fortuna di esporre insieme ad un Autoritratto giovanile ritrovato in circostanze rocambolesche), ci mostra chiaramente la qualità di un pittore cruciale ed eccentrico nel panorama lombardo a cavallo tra i due secoli.
Morzenti ebbe, infatti, un'infanzia difficilissima segnata dalla fuga del padre e, dopo gli studi all'Accademia Carrara di Bergamo, prese, sulla scia dei grandi lombardi del passato - Ceruti su tutti - a immortalare gli ultimi, i sofferenti, i diseredati. La sua tinta monocroma e il suo naturale espressionismo, lo portarono ad auto-analizzarsi, in un percorso non dissimile da quello di Rembrandt, in innumerevoli autoritratti, a volte più giocosi, a volte più malinconici e a volte più riflessivi e profondi. Questo ne è la prova massima raggiunta che possiamo idealmente contrapporre all'altro esemplare qui all'incanto (lotto 64), più inquieto ed elettrico.
Morzenti ebbe, infatti, un'infanzia difficilissima segnata dalla fuga del padre e, dopo gli studi all'Accademia Carrara di Bergamo, prese, sulla scia dei grandi lombardi del passato - Ceruti su tutti - a immortalare gli ultimi, i sofferenti, i diseredati. La sua tinta monocroma e il suo naturale espressionismo, lo portarono ad auto-analizzarsi, in un percorso non dissimile da quello di Rembrandt, in innumerevoli autoritratti, a volte più giocosi, a volte più malinconici e a volte più riflessivi e profondi. Questo ne è la prova massima raggiunta che possiamo idealmente contrapporre all'altro esemplare qui all'incanto (lotto 64), più inquieto ed elettrico.
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