Informazioni
Venezia, Lucantonio Giunta, 1517. In 2°. Testo su due colonne in gotica, capilettera figurati, marca del giglio fiorentino al colophon, restauro al margine inferiore della prima carta con striscia di rinforzo di 1 cm, aloni marginali, altrimenti buon esemplare, legatura moderna in mezza pergamena e cartone. Ex libris, Bibliotheca Mellicensis.
Note Specialistiche
IL PRINCIPALE MANUALE DI MEDICINA UMANISTICO, CHE CONOBBE UN ENORME SUCCESSO NEL XVI SEC.
"Savonarola è stato definito «il personaggio di maggior rilievo della medicina pratica del Quattrocento» poiché con le sue opere marcò l’inizio «di una salutare reazione contro lo scolasticismo medico» (Ongaro, 2001, p. 159), particolarmente per la sua capacità di stimolare le critiche nei confronti di esercizi dialettici, di forme didattiche ritenute sempre meno idonee alla specificità della medicina, alla trasmissione e crescita del suo sapere.Fu scrittore molto fecondo e possedette perfettamente l’arte della divulgazione, riuscendo a scrivere in modo piano anche di argomenti complicati. Tuttavia, manca anche soltanto «un primo censimento dell’opera latina e volgare del medico padovano» (Gualdo, in Michele Savonarola..., 2011, p. 16), ed è possibile menzionare soltanto le sue opere principali. La più importante fu la Practica de aegritudinibus a capite usque ad pedes, nota e citata come Practica maior.Basata prevalentemente su Avicenna, che Savonarola definisce «il duce mio» (Libreto de tutte le cosse..., a cura di J. Nystedt, 1988, p. 92), si presenta come il tipico trattato di medicina medievale nel quale l’autore espone l’eziopatogenesi, la sintomatologia e la terapia delle singole malattie allora note, con criterio topografico ‘dalla testa ai piedi’. La data di composizione della Practica è comunemente individuata nel 1440, quindi prima del suo trasferimento a Ferrara. È stata ipotizzata tuttavia una composizione in due tempi, con inizio a Padova e termine a Ferrara entro il 1446 (Pesenti Marangon, 1976-1977, p. 92)." Treccani, sub vocis.
"Savonarola è stato definito «il personaggio di maggior rilievo della medicina pratica del Quattrocento» poiché con le sue opere marcò l’inizio «di una salutare reazione contro lo scolasticismo medico» (Ongaro, 2001, p. 159), particolarmente per la sua capacità di stimolare le critiche nei confronti di esercizi dialettici, di forme didattiche ritenute sempre meno idonee alla specificità della medicina, alla trasmissione e crescita del suo sapere.Fu scrittore molto fecondo e possedette perfettamente l’arte della divulgazione, riuscendo a scrivere in modo piano anche di argomenti complicati. Tuttavia, manca anche soltanto «un primo censimento dell’opera latina e volgare del medico padovano» (Gualdo, in Michele Savonarola..., 2011, p. 16), ed è possibile menzionare soltanto le sue opere principali. La più importante fu la Practica de aegritudinibus a capite usque ad pedes, nota e citata come Practica maior.Basata prevalentemente su Avicenna, che Savonarola definisce «il duce mio» (Libreto de tutte le cosse..., a cura di J. Nystedt, 1988, p. 92), si presenta come il tipico trattato di medicina medievale nel quale l’autore espone l’eziopatogenesi, la sintomatologia e la terapia delle singole malattie allora note, con criterio topografico ‘dalla testa ai piedi’. La data di composizione della Practica è comunemente individuata nel 1440, quindi prima del suo trasferimento a Ferrara. È stata ipotizzata tuttavia una composizione in due tempi, con inizio a Padova e termine a Ferrara entro il 1446 (Pesenti Marangon, 1976-1977, p. 92)." Treccani, sub vocis.
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