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Informazioni
Venezia, Antonio Gardane, XX aprile 1539. In 2°. Sontuoso frontespizio architettonico con titolo al centro e stemmi nobiliari, ad imitazione del frontespizio del I libro delle Lettere di Aretino, marca tipografica in fine volume, legatura in marocchino verde opera di Tarditi, Torino, 1892, staccato il piatto superiore (ma restaurabile).
Note Specialistiche
RARISSIMA Prima edizione, in seconda emissione. La prima edizione è datata novembre 1538 e non reca né indirizzo né marca. Il libro è dedicato a Leone Orsini (Venezia, 1 luglio 1538), membro della potente famiglia romana e fondatore dell'Accademia degli Infiammati di Padova, nominato vescovo della diocesi di Fréjus-Toulon nel 1525 e, in seguito, agente del re di Francia presso la corte papale. Fu patrono di Franco, che gli dedicò altre due opere. La raccolta contiene 292 lettere (tutte datate tra il 1531 e il 1538) e molti sonetti dedicatori. Sebbene il modello aretiniano sia esplicito, anche nella scelta dell'insolito formato in folio, la differenza principale tra il De le lettere libro primo dell'Aretino (Venezia, 1538) e le Pistole volgari di Franco sta nella presenza di molte lettere esplicitamente fittizie nella raccolta di quest'ultimo, tutte riunite nel terzo e ultimo libro. L'intero carteggio di Franco ha sollevato dubbi sulla sua autenticità e veridicità storica. In particolare, il gruppo di lettere indirizzate al re di Francia Francesco I, le prime delle quali sono datate 1531 quando l'autore aveva solo 16 anni, sono state messe in dubbio anche dall'Aretino. È probabile che siano state scritte da Franco in un secondo momento per conquistare il favore di Francesco I e trovare una via d'accesso alla corte di Francia.
Considerando i corrispondenti di Franco, sono facilmente riconoscibili alcuni gruppi omogenei di destinatari: “accanto al gruppo composto da famosi uomini di governo con a capo Francesco I, e quello dei pochi ma amatissimi amici beneventani (Cautano, Mansella Aquila), il nucleo più numeroso è senza dubbio rappresentato da interlocutori la cui prevalente “venezianità” dimostra come per Franco la mediazione aretina fosse stata fondamentale. Tra questi ultimi, inoltre, accanto a uomini impegnati a vario titolo nel governo della Repubblica (Donato, Da Legge, B. Navagero, G. Quirini, ecc.) o a intellettuali che tenevano cenacoli in città (Grassi, Speroni, D. Venier, ecc.) emergono per numero soprattutto amici o discepoli dell'Aretino (Acquaviva, Ricchi, Spira, Marcolini, Venier, Degli Eusebi, Alunno, Sansovino, Tiziano, ecc.)
- F.R. De' Angelis, Introduzione, in N. Franco, Le pistole vulgari, Sala Bolognese, 1986,p. XIX).
Considerando i corrispondenti di Franco, sono facilmente riconoscibili alcuni gruppi omogenei di destinatari: “accanto al gruppo composto da famosi uomini di governo con a capo Francesco I, e quello dei pochi ma amatissimi amici beneventani (Cautano, Mansella Aquila), il nucleo più numeroso è senza dubbio rappresentato da interlocutori la cui prevalente “venezianità” dimostra come per Franco la mediazione aretina fosse stata fondamentale. Tra questi ultimi, inoltre, accanto a uomini impegnati a vario titolo nel governo della Repubblica (Donato, Da Legge, B. Navagero, G. Quirini, ecc.) o a intellettuali che tenevano cenacoli in città (Grassi, Speroni, D. Venier, ecc.) emergono per numero soprattutto amici o discepoli dell'Aretino (Acquaviva, Ricchi, Spira, Marcolini, Venier, Degli Eusebi, Alunno, Sansovino, Tiziano, ecc.)
- F.R. De' Angelis, Introduzione, in N. Franco, Le pistole vulgari, Sala Bolognese, 1986,p. XIX).
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