Informazioni
Stampa alla gelatina ai sali d'argento, stampata anni 1980
cm 30,2 x 40,2
Firmata a penna nera sull'immagine
cm 30,2 x 40,2
Firmata a penna nera sull'immagine
Bibliografia
A. Crawford (a cura di), Mario Giacomelli, Phaidon, Londra, 2001, p. 295J. Szarkowski (a cura di), Looking at Photographs: 100 Pictures from the Collection of The Museum of Modern Art, New York Graphic Society Ltd., 1973, p. 185
Mario Giacomelli (Senigallia, Ancona 1925-2000) orfano giovanissimo di padre, lavora da garzone nella tipografia che nel dopoguerra acquisterà. Nel 1953 scatta la sua prima fotografia con una semplice Bencini Comet intuendo subito di potersi esprimere con la fotografia. Il supporto e le indicazioni di Giuseppe Cavalli, Paolo Monti, Luigi Crocenzi e Giuseppe Turroni lo fanno conoscere come una ventata di novità grazie a uno stile basato sui contrasti del suo bianco e nero ed a una sensibilità che lo porta a una visione espressionista del paesaggio e a un modo molto intenso di interpretare le liriche di grandi poeti come Leopardi, Cardarelli, Turoldo, Lee Masters. Moltissime le mostre esposte in tutto il mondo e i libri da lui realizzati.“Io non ho mani che mi accarezzino il volto” è il lavoro più noto e apprezzato perché contiene, nel bianco accecante della neve su cui si staglia il nero delle tonache dei seminaristi, le caratteristiche più evidenti dello stile di Giacomelli. Bisogna però studiarla bene questa immagine perché il contrasto più che estetico è metaforico, mettendo a confronto l’allegria spensierata dei protagonisti e la solitudine affettiva che li aspetta. Non bisogna poi dimenticare che qui si rivela il vero animo del fotografo di Senigallia, quella di essere un raffinato interprete della poesia, in questo caso della lirica omonima di David Maria Turoldo. Decisamente affascinante. “Scanno” (unica fotografia italiana presente nella mostra “The Photographers Eye” del 1964 al MoMA) è un vero e proprio esercizio di stile compositivo: alle due donne che in primo piano attraversano diagonalmente lo spazio si contrappone, in un geniale spostamento prospettico, la figura del bambino che avanza frontalmente verso l’obiettivo. Accanto a questi due capolavori ecco, infine, uno dei suoi originalissimi paesaggi che qui è ancor più particolare grazie alla composizione che sottolinea il forte contrasto fra le zone in ombra e quelle più luminose, che sembrano fare la guardia a quel terreno intensamente lavorato.
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