Stima
€ 6.000 - 8.000
Lotto venduto
€ 10.170
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Informazioni
olio su tela
cm 119 x 151
cm 119 x 151
Bibliografia
M. Marini, L'ultimo caravaggesco: tre "cene in Emmaus" inedite dell'olandese Matthias Stom, tardo seguace del maestro e del naturalismo "a luce di candela", in "Quadri & Sculture", vol. 5, n. 27, 1997, p. 42, ill. p. 41.
L'opera è accompagnata da expertise dei professori Ferdinando Arisi e Maurizio Marini, i quali avanzano l'attribuzione al maestro caravaggesco olandese. Marini pubblica il dipinto quando era ancora in collezione privata londinese e lo data attorno al 1632 (momento in cui Stomer lascia Roma per trasferirsi a Napoli) per "le componenti honthorstiane e per la qualità del supporto" di canapa semiraffinata (M. Marini, L'ultimo caravaggesco: tre "cene in Emmaus" inedite dell'olandese Matthias Stom, tardo seguace del maestro e del naturalismo "a luce di candela", in "Quadri & Sculture", vol. 5, n. 27, 1997, p. 42).
Il dipinto si può confrontare con quello di analogo soggetto, eseguito da Stomer, conservato a Napoli al Museo di Capodimonte; mentre, il discepolo sulla sinistra mostra evidenti affinità con la figura del pastore, sempre a sinistra, dell'Adorazione dei pastori conservata a Torino a Palazzo Madama (cfr. B. Nicolson, Caravaggism in Europe, 1989, vol. I, p. 241).
Risolta con singolare effetto scenico nei giochi di luce ed al contempo intima e mistica nell'attitudine e nei volti dei protagonisti dell'episodio evangelico, la Cena in Emmaus qui offerta interpreta in chiave moderna il passo narrato da Luca (XXIV, 30-31) ed è prova della fortuna del tema trattato nel Seicento più volte a partire da Caravaggio e dai suoi imitatori perché adatta ad essere collocata sia sulle pareti di un palazzo sia su quelle di refettori conventuali.
Il dipinto si può confrontare con quello di analogo soggetto, eseguito da Stomer, conservato a Napoli al Museo di Capodimonte; mentre, il discepolo sulla sinistra mostra evidenti affinità con la figura del pastore, sempre a sinistra, dell'Adorazione dei pastori conservata a Torino a Palazzo Madama (cfr. B. Nicolson, Caravaggism in Europe, 1989, vol. I, p. 241).
Risolta con singolare effetto scenico nei giochi di luce ed al contempo intima e mistica nell'attitudine e nei volti dei protagonisti dell'episodio evangelico, la Cena in Emmaus qui offerta interpreta in chiave moderna il passo narrato da Luca (XXIV, 30-31) ed è prova della fortuna del tema trattato nel Seicento più volte a partire da Caravaggio e dai suoi imitatori perché adatta ad essere collocata sia sulle pareti di un palazzo sia su quelle di refettori conventuali.
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