Dante, Raffaello e un profilo divino

Nel giorno del Dantedì (oggi, 25 marzo) è bello ricordare il poeta fiorentino attraverso il tratto sicuro ed elegante del Divino Raffaello e ricordando alcuni importanti passaggi in asta della sua "Commedia"

Ritratto di Dante, penna e inchiostro su carta, The Royal Collection, London (dettaglio)


Nel 1510 circa Raffaello sta lavorando all’affresco del Parnaso nella Stanza della Segnatura e disegna, su un foglio che ora è conservato nella Royal Collection della Regina Elisabetta II, le teste di tre poeti: Omero, Pindaro (?) e Dante.

Nel giorno del Dantedì (oggi, 25 marzo) è bello ricordare il poeta fiorentino attraverso il tratto sicuro ed elegante del Divino Raffaello, appellativo che condivide col Sommo Poeta da sempre per quella sua divina capacità di aver rubato agli antichi il segreto della Bellezza. Dante compare nel disegno col suo classico profilo, il naso aquilino, la testa coronata, pochi tratti che rendono l’austera bellezza e grandezza del poeta per eccellenza, degno di stare a fianco dei grandi del passato, Omero e Pindaro appunto. Al verso il foglio reca un altro studio per la figura di Dante, con un volume tra le mani. Nell’affresco definitivo in Vaticano, Dante appare alla sinistra della scena nel gruppo dei poeti epici: il ritratto è quello del disegno qui riprodotto, con una veste panneggiata e con il volume in mano, seminascosto dal braccio di Omero.

Dettaglio dell'affresco del Parnaso nella Stanza della Segnatura
Dettaglio dell’affresco del Parnaso nella Stanza della Segnatura

C’è una tradizione iconografica dantesca che parte da questo disegno e viene amplificata nel corso del Quarttro-Cinquecento attraverso le immagini a stampa della Commedia. La prima edizione illustrata è quella stampata a Firenze nel 1481 per volere di Lorenzo il Magnifico: un esemplare in splendida legatura è stato venduto a Roma da Finarte nel giugno del 2019, per € 62.500.

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罗马, Thursday 20 June 2019

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Le illustrazioni di tale edizione vennero realizzate su disegni di Botticelli e raffigurano – in forma di moderni fumetti – alcune scene dell’inferno, del purgatorio e del paradiso con un Dante che si muove sulla scena attorniato da Virgilio e da altri personaggi. Bisognerà attendere il 1487 per avere la prima edizione della Commedia interamente illustrata, con grandi incisioni a piena pagina ad apertura di ogni canto; un’edizione speciale, impressa nella città di Brescia da un tipografo ragusano, Bonino de’ Bonini, che in asta pochi anni fa raggiunse i € 240.000 a Parigi!

Tutti questi volumi non presentano un vero e proprio frontespizio, Dante non compare con la sua immagine immediatamente riconoscibile e anzi, in diversi casi, si privilegia il nome del commentatore dell’edizione nel titolo del volume. Celebre il ritratto che ne fece Botticelli nel 1495, una tempera ora conservata a Ginevra in una collezione privata e usato come logo stilizzato della giornata odierna.

Solo nel 1529 in un’edizione veneziana stampata da un fiorentino, Lucantonio Giunta, campeggia per la prima volta il ritratto di profilo, a piena pagina, di Dante. Ed è straordinariamente simile al disegno di Raffaello e al ritratto del Parnaso in Vaticano. Nel 1544 uno dei più innovativi e straordinari tipografi del Cinquecento, Francesco Marcolini, stamperà la più bella edizione illustrata della Commedia, con tavole finemente incise che raffigurano i dannati, le loro pene, l’ambiente circostante, il tutto entro cerchi concentrici di raffinata eleganza. Nel 1564 una delle più celebri edizioni antiche della Commedia, stampata sempre a Venezia, reca sul frontespizio un ingeneroso profilo di Dante in cui campeggia il suo “nasone”, secondo il ritratto eseguito da Bronzino nel 1532-‘33.

A sinistra ritratto di Bronzino, 1532-’33 - A destra edizione detta del “nasone” (1564)
A sinistra ritratto di Bronzino, 1532-’33 – A destra edizione detta del “nasone” (1564)

In poco più di 50 anni dallo schizzo di Raffaello, Dante e la sua Commedia sono divenute “Divine” (l’attributo viene aggiunto per la prima volta nel 1555 in un’edizione veneziana di Giolito) e il delicato ritratto dell’urbinate è ora divenuto figura intera: il profilo rimane il medesimo, il libro ora è aperto e tenuto al centro della scena, lo sguardo è rivolto alla montagna del Purgatorio e alla luce che la sovrasta. Il poeta laureato celebrato dal più geniale pittore del Rinascimento è tutto racchiuso in quei pochi tratti di penna e inchiostro vergati agli inizi del secolo, in quel profilo adunco, di naso aquilino dai tratti non fini, si raccoglie un’idea di saggezza e dottrina che già comparivano in un altro celebre ritratto, quello di Federico da Montefeltro dipinto da Piero della Francesca nel 1472.

Altri due precedenti illustri ritratti danteschi, l’affresco di scuola giottesca della Cappella del Bargello e il ritratto di Dante in Santa Maria Novella di Domenico di Michelino (1456), rimandano a modelli iconografici diversi ma pur sempre carichi di significati allegorici.

D’altronde di Dante non possediamo alcun ritratto, unico riferimento le parole di Boccaccio che nel suo Trattatello così ce lo descrive:

“Fu adunque questo nostro poeta di mediocre statura, e, poi che alla matura età fu pervenuto, andò alquanto curvetto, e era il suo andare grave e mansueto, d’onestissimi panni sempre vestito in quell’abito che era alla sua maturità convenevole. Il suo volto fu lungo, e il naso aquilino, e gli occhi anzi grossi che piccioli, le mascelle grandi, e dal labbro di sotto era quel di sopra avanzato; e il colore era bruno, e i capelli e la barba spessi, neri e crespi, e sempre nella faccia malinconico e pensoso.”

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