Libri, Autografi e Stampe

Roma, giovedì 20 giugno 2019

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Ars memorandi - Host, Johann e Petrus Ravennas

Congestorium artificiose memorie , 1533

Venezia, per Melchiorre Sessa, 1533. Con 23 figure in legno nel testo, per lo più a piena pagina, marca tipografica in fine volume, alcune sottolineature, maniculae e annotazioni marginali, piccolo foro di tarlo al margine bianco delle prime 5 carte, sul frontespizio le parole "Congestorium artificiose memorie" cassate a penna da mano antica. Legato con: Pietro Tomasi [Petrus Ravennas]. Foenix domini Petri Ravennatis memoriae magistri. Venezia, Pietro Nicolini da Sabbio per Melchiorre Sessa, settembre 1533. Marca tipografica al frontespizio, le parole "memoriae" al frontespizio e "artificiosa memoria" alla seconda carta cassate da mano antica, nel primo caso con piccole lacune, staccata la carta C1, manca l'ultima bianca. In 8°. Lievi fioriture e bruniture, legatura coeva in pergamena rigida, dorso liscio, titolo manoscritto al piatto anteriore entro un doppio cerchio a penna, fori di tarlo, dorso lacunoso. Firma di appartenenza alla carta di guardia.

Splendida e affascinante coppia di testi coevi sull'ars memorandi.
I opera: seconda edizione (prima impressa a Venezia, 1520). Insieme al fiorentino Cosimo Rosselli, Johann Host von Romberch riassume nel suo trattato la tradizione scolastica dell'arte mnemotecnica che era stata appannaggio per secoli dell'Ordine dei Domenicani. Il Congestorium "was widely read throughout sixteenth-century Europe" (P. Rossi, Logic and the Art of Memory. The Quest for a Universal Language, London, 2000, p. 20). Pubblicato a Venezia nel 1520, e divulgato in Italia attraverso la traduzione di Ludovico Dolce, lo scritto di Romberch pare interamente modellato, almeno per quanto riguarda la praxis, sul testo del Ravennate, mentre la base per la parte teorica è evidentemente desunta da Tommaso d'Aquino, le cui formulazioni troviamo citate quasi ad ogni pagina. Il libro è organizzato in quattro sezioni: la prima è una sorta di introduzione, la seconda è dedicata alla costruzione dei luoghi, la terza alle immagini e infine la quarta propone l'idea d'una memoria ad uso enciclopedico. (...) L'unica vera novità del testo la troviamo nel cospicuo utilizzo degli "alfabeti visivi", già utilizzati da Publicio e dal Ravennate, ma che in quest'opera vengono usati in modo originale." (M.Eggenter, L'Arte della Memoria, online).
II opera: La Phoenix seu artificiosa memoria, fu un vero e proprio "caso letterario', come testimoniano le numerose pubblicazioni a Vienna, Vicenza, Venezia, Colonia, fino alle traduzioni inglesi e francesi del '500, dovuto non tanto alle novità che Pietro espose, quanto al fatto che questo fu il primo testo di mnemotecnica scritto appositamente per il mondo laico, con un taglio espositivo agile e funzionale, del tutto scevro da motivi etici e provvidenziali e, dunque, adatto ad essere utilizzato nella vita quotidiana a fini professionali. (...) L'operetta, comunque, appare costruita secondo i noti schemi della tradizione tulliana, con poche varianti riguardo alla parte dedicata alla costruzione dei "loci", mentre per la costruzione delle immagini l'unica vera novità è il consiglio di utilizzare, al posto delle figure orrende o ridicole o strane dell'Ad Herennium, figure " erotiche", per meglio "eccitare" la memoria: solitamente colloco nei luoghi delle fanciulle formosissime che eccitano molto la mia memoria... e credimi: se mi sono servito come immagini di fanciulle bellissime, più facilmente e regolarmente ripeto quelle nozioni che avevo affidato ai 'œluoghi". (M. Eggenter, op. cit). Lo stesso Giordano Bruno si esercito sull'arte della memoria adoperando tale testo.


Venduto € 2.750,00

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