Dipinti Antichi

Roma, martedì 27 novembre 2018

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Orazio Grevembroek (attivo a Napoli circa 1670 - 1730)

Veduta del Golfo di Napoli

olio su rame, cm 39 x 144 firmato in basso a destra: Orazio Grevenbroeck fecit

Venduto € 26.500,00

I prezzi di vendita comprendono i diritti d'asta

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Orazio è il rappresentante più noto di una famiglia di pittori, probabilmente d'origine olandese, attiva in Italia, a Roma, già dalla metà del Seicento con Jan I Grevenbroeck. A Roma nasceranno i suoi due figli, Alessandro (1668) e Orazio (1678). Orazio si trasferisce a Napoli, probabilmente con l’avvento, nel 1707, della dominazione asburgica nel Viceregno, misurandosi con Gaspar Butler e Tommaso Ruiz nel genere vedutistico. È impossibile definire a chi fra i tre artisti sia da attribuire l’idea matriciale di una rappresentazione della città di Napoli guardata dal mare: ma di sicuro è proprio Grevenbroeck, forte di una tradizione – quella fiamminga – di studio del paesaggio, di attenzione al dettaglio, di un uso spregiudicato della tavolozza, a fornirci le prove più convincenti in questo tipo di raffigurazione. Questa che qui si presenta è, in assoluto, la veduta più ampia della città mai realizzata su un supporto nobile come il rame, spingendosi, a destra, oltre il tradizionale punto di chiusura costituito dalla porta del Carmine e arrivando a ricomprendere anche il Ponte della Maddalena. Ed è anche la più dettagliata: la descrizione urbanistica è resa con una totale chiarezza e precisione topografica – si vedano gli Arsenali protetti dalla Torre di San Vincenzo, il Castelnuovo, la Porta e il Campanile del Carmine, il Ponte della Maddalena, e poi le tante cupole delle tante chiese, gli assi viarii, le sagome dei conventi e dei palazzi nobiliari, tutti correttamente orientati –; ma soprattutto, grazie ad un dominio assoluto del disegno prospettico e dell’equilibrio nella sapiente distribuzione di luci e ombre, l’Artista riesce a restituire a tutta la raffigurazione una realistica, straordinaria, profondità di campo. Grazie al particolare delle bandiere con lo stemma asburgico dell’aquila bicipite e ad alcuni particolari urbanistici, è possibile avanzare una datazione dell’opera fra il 1710 e il 1715. Siamo grati al dottor Ermanno Bellucci per averci aiutato nella catalogazione del lotto.


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