Marino Marini

(1901 - 1980)

Figurina (Bagnante), 1934


PROVENIENZA:
Milano, collezione Gian Maria Battiato;
Milano, collezione privata.

ESPOSIZIONI:
Milano, Palazzo Reale, Marino Marini, ottobre 1989 - gennaio 1990, tav. 21, p. 51.

BIBLIOGRAFIA:
G. Carandente, Marino Marini. Catalogo ragionato della scultura, Skira Editore, Milano 1998, n. 94, p. 69, ripr;
C. Pirovano, Marino Marini, mostra antologica, catalogo della mostra, Electa Editore, Milano 1989, p. 51, ripr. (S11);
C. Pirovano, Marino Marini scultore, Electa, Milano 1972, n. 56, ripr.


Del bronzetto Figurina di Marino Marini è nota l’esistenza di un solo esemplare (Marino Marini, Catalogo ragionato della scultura, Milano 1998, pp. 68-69, n. 94). L’opera, non menzionata nel primo contributo al catalogo delle sculture di Marini pubblicato nel 1958 da Umbro Apollonio per le Edizioni del Milione (U. Apollonio, Marino Marini, Milano 1958), e ancora assente nel volume L’Opera completa di Marino Marini curato da Gualtieri di San Lazzaro nel 1970 (H. Read, P. Waldeberg, G. di San Lazzaro, Marino Marini, Milano 1970), è presentata per la prima volta nel 1972 da Carlo Pirovano all’interno di una monogra a dedicata all’artista, a quella data non ancora scomparso (C. Pirovano, Marino Marini, Milano 1972, s.p. n. 56). Compilata basandosi sulle schede annotate dalla moglie di Marini, Mercedes Pedrazzini, la monogra a aggiungeva diversi pezzi al catalogo dell’artista, tra cui questo bronzetto, assegnato alla ‘raccolta Battiato’ e attribuito al 1934.

Dell’ingresso della scultura in questa collezione milanese non si hanno notizie precise. Tuttavia è significativo ricordare che a questa stessa collezione, già nel 1937, come documentato nella monografia pubblicata quell’anno da Lamberto Vitali per la collana Arte Moderna Italiana, apparteneva un’altra opera di Marini: l’Icaro in legno realizzato nel 1933 ed esposto nel 1935 in una sala personale allestita in occasione della seconda edizione della Quadriennale d’Arte Nazionale (L. Vitali, Marino Marini, s.p. tavv. X-XI; “Il Tevere”, 26 febbraio 1935).

La scultura raffigura una giovane fanciulla nuda, in posizione supina, che poggia al suolo soltanto con la pianta dei piedi e il palmo delle mani, mentre il tronco è sollevato sugli arti inferiori lievemente essi e sulle braccia ritte e parallele. La torsione degli avambracci verso l’esterno, che corrisponde alla rotazione infuori di ambo le mani, lascia intendere che la giovinetta sia intenta in un esercizio ginnico. Questo riferimento potrebbe confermare una datazione a metà degli anni Trenta, quando si situano altre opere di Marini tematicamente vicine, come Il piccolo pugile conservato presso il Museo del 900 di Milano (C. Fabi, Marino Marini. La Collezione del Museo del Novecento, Milano 2015, pp. 41-42), che con questa sculturina condivide l’interesse per l’indagine esistenziale più che anatomica del soggetto, come sottolineato dalla modellazione mossa delle superfici. Anche la scelta delle dimensioni del bronzetto avvalora questa ipotesi: nel corso del quarto decennio Marini non soltanto intercettò l’attenzione crescente di gradimento critico e collezionistico verso questo genere artistico, ma seppe anche cogliere l’opportunità offerta dalla piccola plastica di aprire a sperimentazioni alternative alla lingua irrimediabilmente accademica della scultura monumentale.

Sebbene in quest’opera non vi siano tracce di quella modellazione più rude, esasperatamente primitiva, caratteristica della produzione di Marini oggi più conosciuta e acclamata, l’opera non si discosta da quella ricerca attenta alle fonti dell’arte mediterranea che contraddistinse l’attività dell’artista sin dagli esordi. Il bronzo sembra recuperare, infatti, la posa di alcune sculturine che decoravano i coperchi delle ciste funerarie etrusche: esempi che Marini avrebbe potuto rielaborare a seguito delle frequenti visite ai Musei (il Museo Archeologico Nazionale di Firenze; il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma) o anche dalla consultazione delle numerose pubblicazioni che negli anni Trenta avevano contribuito a riportare in auge l’arte dell’antica etruria (G. Q. Giglioli, L’arte etrusca, Milano 1935).

La scultura è stata esposta una sola volta, nel 1989, in una mostra antologica tenutasi a Milano, (Marino Marini, catalogo della mostra, Milano 1989, p. 51, n. 21).