20 giugno 2018

Vera Lutter, il fascino di una tecnica antica

L’architettura in tutti i suoi aspetti è un soggetto a cui tantissimi fotografi sia del passato che contemporanei hanno rivolto i propri obbiettivi, e anche l’artista tedesca, residente da anni a New York, ne fa il centro della sua ricerca. Ma rispetto ad altri fotografi che hanno rivolto l’obbiettivo delle proprie macchine ai medesimi soggetti, come ad esempio Bernd and Hilla Becher - presenti anche loro all’asta del 30 maggio 2018 con un bellissimo pezzo della serie delle torri dell’acqua del 1982 (lotto 272) - Thomas Struth o Candida Höfer, la Lutter lo fa in maniera del tutto personale avvalendosi di una tecnica di ripresa antica quanto inusuale al giorno d’oggi: la camera ottica.

La camera ottica o camera obscura è un sistema ottico molto semplice: una scatola chiusa totalmente oscurata, con un singolo foro su un lato, detto stenopeico, che agisce contemporaneamente da obiettivo e da otturatore per la luce, attraverso cui riprendere un’immagine in negativo.

Un sistema senza parti meccaniche del cui utilizzo si ha traccia, nel 1200, da parte di astronomi e astrologi come ausilio alle loro osservazioni e che, successivamente, trovò uso da parte degli artisti come supporto alla riproduzione della prospettiva. Nel Rinascimento, ad esempio, se ne avvalse Leonardo da Vinci e qualche secolo più avanti, nel Settecento, in maniera ancor più metodica i vedutisti, tra cui Giovanni Antonio Canaletto e Francesco Guardi, nella realizzazione dei loro capolavori, scorci e prospettive di città come Venezia.

Una pratica per sua natura, dai lunghi tempi di attesa, in cui i bianchi e neri magicamente si materializzano su carte e supporti di varie dimensioni, a volta grandissime, Vera infatti spesso trasforma vere e proprie stanze di palazzi e abitazioni nella sua macchina da ripresa.

Immagini da una fisicità unica, dei negativi-positivi, in cui, sicuramente, si possono ravvedere gli studi accademici da scultrice dell’artista tedesca e che nelle loro tonalità di bianchi, grigi e neri - a volte stilizzate - sembrano possedere la stessa forza delle venature di una lastra di marmo.

Apparizioni fantasmatiche, in cui non compaiono mai esseri umani, caratteristica che ne aumenta l’effetto straniante e su cui l’artista ha pochissimo controllo nella fase realizzativa, influenzate, molto più, dal tempo nella duplice veste di durata e meteo: una nuvola con il suo passaggio, un temporale, una grandinata improvvisa andrebbero infatti ad influenzare il risultato finale dando risultati inaspettati e per questo, secondo l’autrice, non fotografie ma opere concettuali che rappresentano nel modo più diretto possibile, le sue sensazioni davanti al soggetto prescelto come la serie di sei stampe intitolata Venice I e record di aggiudicazione per l’artista in un’asta italiana (lotto 289, € 20.000).

Lotto 289: Vera Lutter - Venice I, 2007 / Venduta per: € 20.000


Venezia, la città turistica per eccellenza, invasa giornalmente da milioni di visitatori, le cui bellezze sono state riprese in milioni di scatti identici tra loro, ma di cui la Lutter è riuscita a ritrarre il lato magico, così, una passerella sul canale sembra essere sospesa in una nebbia senza fine, le gondole in attracco sfumano i propri contorni rimandando al loro continuo, dondolio nella corrente, il campanile di San Marco sembra dimezzarsi in altezza e divenire un tutt’uno con il cielo che lo circonda o i portali della Basilica di Santa Maria della Salute divenire tanto luminosi da essere misticheggianti.

Le fotografie di Vera Lutter sono uniche e da ricercare perché testimonianze uniche non di edifici ma di "luoghi nel tempo" .