23 novembre 2017

Paolo Scheggi: tra azzeramento monocromo e indagine spaziale

“[...] abbandonare l’illusione e entrare nella realtà, trasformare lo spazio virtuale in spazio reale, spostare lo spazio reale in tempo visibile e vivibile, rifiutare la contemplazione per l’azione, lo statico per il dinamico. E ancora, la necessità di trasformare la parola, il gesto, il suono, il movimento in tempo-città-totale.” Paolo Scheggi
Dopo un periodo di studio giovanile a Londra dove conobbe le opere rigorose di Piet Mondrian e le sinuosità organiche di Jean Arp, nel 1961 Paolo Scheggi si trasferisce a Milano, città catalizzatrice in cui si sviluppano le ricerche di superamento dell’espressività informale, tra azzeramento monocromo e indagine spaziale; qui l’artista formalizza la sua espressività, indagando da un lato la monocromia, dall’altro l’apertura della superficie.

Scheggi sviluppa il proprio linguaggio sovrapponendo le tele solcate dalle aperture, una sovrapposizione di spazi che generano il vuoto e che conduce a un oggetto caratterizzato da un elemento scultoreo e tridimensionale.

Per una situazione (lotto 88) è una delle opere caratteristiche della ricerca di Paolo Scheggi, generate dall’incontro tra le influenze del periodo britannico con l’ideologia di azzeramento milanese: è chiaramente percepibile la tonalità monocromatica in dialogo con la forma sinuosa e curvata delle aperture, che lasciano via via il campo alle forme più geometriche e circolari di una determinazione razionale.


“La luce, percorrendo l’itinerario stabilito dal grado della curva ritagliata in una zona della prima tela, determina riflessi di ombre che vengono ad appoggiarsi sul campo della seconda superficie ed a trasmettersi alle successive. Le forme circolari si esaltano nella coabitazione con le ombre curve, riflesse secondo il luogo della loro diversa collocazione e vengono a determinare inediti campi spaziali”.
(Carlo Belloli in L.M. Barbero, Paolo Scheggi Catalogue Raisonné, Milano 2016, p.174)

Nell’opera presentata nel lotto 119, le tele sovrapposte creano una realtà concreta, una profondità vera in contrasto con lo spazio illusionistico dell’arte italiana dei secoli precedenti. Gillo Dorfles all’inizio del 1965, ha riconosciuto Scheggi come uno dei principali esponenti della Pittura Oggetto, movimento capace di andare oltre le concezioni figurative e astratte per espandere la nozione di opera d’arte come un oggetto.

Tra il 1964 e il 1965 nei lavori di Paolo Scheggi appaiono forme più regolari e propriamente circolari rispetto alle spirali logaritmiche degli anni precedenti: come in Intersuperficie curva - dal bianco, passaggio di un piano le forme dialogano tra loro per sovrapposizione generando prospettive che si pongono in relazione alle forme curve della tela in superficie:

“sono le “intersuperfici curve” che nel titolo esplicitano la preposizione ‘dal’ unita al colore che le tipicizza. Significativa è anche l’indicazione di un termine come “passaggio di un piano” quasi l’artista suggerisse in evidenza che, alla prima superficie, corrispondono una seconda e una terza, strutturate come un ulteriore piano visivo, in una sorta di slittamento ottico del piano stesso”.
( L. M. Barbero, Paolo Scheggi Catalogue Raisonné, Milano 2016, p.38 cat.)

ASTA DI ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA
27 novembre 2017⠀

LOTTO 88
Paolo Scheggi - "Intersuperficie curva - dal bianco, passaggio di un piano", 1965
acrilico blu su tre tele sovrapposte, cm 59,5x50x5
Stima: € 140.000 - 180.000

LOTTO 119 
Paolo Scheggi - "Per una situazione", 1963 
acrilico bianco su tre tele sovrapposte, cm 80x80x7 (diagonale cm 114,5)
Stima: € 160.000 - 200.000