21 novembre 2017

De Chirico: il primo quadro che inaugura la serie delle “nature morte” degli anni Venti

Questa natura morta, qui pubblicata per la prima volta a colori, era nota da una foto conservata nell’archivio di Mario Broglio ed è stata quasi sempre erroneamente datata 1922 (in certi casi addirittura 1911 o genericamente al “periodo ferrarese”). La sua data corretta, come già stabilito da Maurizio Fagiolo nel 1997, è il 1919 e la sua esecuzione va collocata tra luglio e settembre.

Si tratta di uno dei non molti quadri – se si escludono le copie dall’antico – eseguiti dopo il fallimento della mostra di trenta opere metafisiche tenuta nel febbraio del 1919 alla Casa d’Arte Bragaglia e stroncata, come tutti ricorderanno, da Roberto Longhi.

De Chirico aveva dipinto all’inizio dell’anno due piccole nature morte che ancora conservano una teatralità metafisica – la natura morta con le fette di pan pepato ferrarese (il cosiddetto “pampapato”, spesso erroneamente scambiato per salame) e quella non finita col dolce siciliano –, ma poi passa decisamente a un’impostazione seicentesca, forse frutto delle frequentazioni estive nei musei romani alla ricerca della “grande pittura” degli antichi.

Il dipinto è molto simile, per materia pittorica e tecnica, alla più grande e più nota natura morta con le zucche (inverno 1919/20), ma lo precede di alcuni mesi: contro una piccola apertura tagliata nel muro sul verde del cielo e della vegetazione, si delineano quasi in controluce un panno bianco a sinistra, un melone, delle pere, un grappolo d’uva, e sul fondo una fantasmica melanzana che emette un piccolo bagliore appoggiata a un drappo amaranto. Il quadro inaugura – è infatti il primo – la ricca serie delle “nature mortedechirichiane degli anni Venti e ha una storia di tutto rispetto.

La prima menzione si trova in una lettera di de Chirico da Milano a Ottone Rosai a Firenze del 6 novembre 1919:

“A proposito di quel Castelfranco che mi dicevi voleva comperare un mio quadro, io potrei mandargli quella natura morta di cui Vallecchi ha la fotografia; rappresenta delle frutta: melone, uva, pere; è una cosa buona, lavorata con nuovi criteri; la venderei per L 800 (8cecento [sic!]) prezzo minimo; rispondimi se Castelfranco è disposto a comperarla a questo prezzo e dimmi se la devo mandare a te o a lui.”

Il giorno dopo, 7 novembre, de Chirico, sempre da Milano, torna sull’argomento scrivendo a Soffici e abbassando il prezzo:

“[Rosai] mi disse che quel Castelfranco, di cui mi parlasti anche tu, sarebbe disposto a comprare un mio quadro; io avrei molto piacere a vendergli qualcosa, tanto più che qui a Milano ho speso parecchio e un po’ di soldi mi farebbero comodo; gli potrei vendere quella natura morta di cui Vallecchi ha la fotografia (melone, uva, pere); la darei per il prezzo di L 600 (seicento)[…]”

L’affare non si fece, per il momento, e da una lettera del 14 aprile 1920 ad Olga Signorelli veniamo a sapere che de Chirico aveva ancora il dipinto e che nel 1919 lo aveva esposto alla Galleria Giosi di Roma:

“Dica al professore che lo saluto tanto e che conservo sempre quella natura morta che vide da Giosi; caso mai la volesse acquistare, la potrei inviare.”

La data ante quem dell’esecuzione del quadro si deduce da due lettere a Soffici del 9 e 22 settembre 1919, nelle quali si parla del progetto di una serie di monografie che l’editore e collezionista Vallecchi avrebbe voluto dedicare a giovani artisti italiani. Nella prima lettera lo informa di aver fatto fotografare 16 quadri e di aspettarsi che Vallecchi gli paghi le spese; nella seconda scrive:

“Oggi stesso il fotografo manda a Vallecchi 14 fotografie; sono venute bene, in ogni modo vedi tu se col cliché possano migliorare ancora; dietro ogni fotografia ho scritto il titolo del quadro ed il periodo al quale appartiene così pure ho messo i numeri progressivi per l’ordine secondo il quale le fotografie dovrebbero venire inserite nel volume; domani ti manderò pure una fotografia mia.”

L’opera doveva quindi essere stata terminata prima del 9 settembre, quando de Chirico la fece fotografare.

Poco dopo il 14 aprile 1920 la natura morta viene venduta a Giorgio Castelfranco, il critico fiorentino che poi sarebbe diventato il suo nuovo sostenitore e mecenate lungo gran parte degli anni Venti.

All’inizio del 1930 Castelfranco invia il quadro in consegna per una serie di mostre alla Galerie Jacques Bonjean di Parigi, da dove passerà poi a New York alle Balzac Galleries e a Berlino da Flechtheim.

Nella seconda metà degli anni Trenta, e comunque prima del dicembre 1937, l’opera viene acquistata da Carlo Cardazzo, nella cui collezione si trovava ancora nel 1941. Il passaggio nelle collezioni milanesi indicate alla fine della voce “Provenienza” avviene nel dopoguerra, in date che non conosciamo.

LOTTO 29
Giorgio De Chirico - Natura morta con melone, ortaggi e frutta, luglio - settembre 1919
olio su tela, cm 44x55
Stima: € 120.000 - 180.000